
YSMR, track 010 - Crawling
Bianco e nero, un piano, mille mani tese oltre la transenna. 17 anni a urlarla, poi il sussurro. Quattro mesi dopo, quel video era già un addio.
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Bianco e nero, un piano, mille mani tese oltre la transenna. 17 anni a urlarla, poi il sussurro. Quattro mesi dopo, quel video era già un addio.

Un rutto, poi una frase al contrario che non significa niente. 400.000 copie. Il batterista era appena morto. Novembre 1990, la cassetta comprata.

Un vecchio di 70 anni canta la ferita di un ragazzo di 29. 3 mesi dopo lei muore, 4 dopo lui. La casa brucerà nel 2007. La polvere di un impero.

Un uomo la scrisse per sfottere le ragazze. Lei rubò la frase e la ribaltò in inno. 35.000 dollari, metà voce in uno sgabuzzino. Il dayglo di un'era.

Nato in un cassetto, debuttato davanti a 70 archi in Nuova Zelanda. Voce da 4 ottave su un addio senza nome.

Forsey lo scrisse in un pomeriggio. Ferry disse no. Idol disse no. Poi Chrissie Hynde, moglie di Jim Kerr, disse: fallo. 111 BPM. Il pugno nell'aria.

Berlino '77, l'S-Bahn di notte, una poesia di Jim Morrison. Un riff scritto sotto un melo in fiore. Bowie canta i la-la-la come un fratello: ce l'hai fatta.

Parigi, dicembre '89, monitor rotto, set chiuso. Una lacrima vera davanti a uno specchio inclinato. Il pezzo era di Prince. La storia d'amore stava finendo.

Pavia, due CD francesi da Barbara Giorgi del Club 33, una cassa in quarti per farsi amare da Cecchetto. Mauro vinse il Festivalbar lavando le scale militari.

Pete Burns, una benda sull'occhio, mezzo naso mancante, un prestito di £2.500. La Epic disse "rubbish". 17 settimane dopo era #1. Il rossetto fuchsia di un'era.