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“YSMR” (You Spin Me Round) è la signature newsletter dalla durata di un brano, per raccontare la musica e ciò che le gira intorno.
//.signorina37
digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
▼ DROP THE NEEDLE
Berlino Ovest, primavera 1977. Iggy Pop non aveva la patente. Saliva sulla S-Bahn la sera tardi, da solo, e guardava la città scorrere dietro il finestrino, i muri, i lampioni, le insegne al neon che sopravvivevano. Era uscito da nove mesi da un ospedale psichiatrico a Los Angeles dove Bowie gli aveva portato cocaina vestito da astronauta.
Era libero per la prima volta in vita sua.
Per capire questa canzone bisogna sapere dove stava Iggy quando l’ha scritta: nel 1975 si era fatto ricoverare al UCLA Neuropsychiatric Institute di Los Angeles per disintossicarsi dall’eroina. Un giudice gli aveva dato la scelta tra galera e clinica.
Dentro, lo seguiva il Dottor Murray Zucker, che anni dopo avrebbe detto: aveva un cervello con cui giocava al punto di non sapere più cosa fosse sopra e cosa fosse sotto. Bowie (sì, il Duca Bianco) andava a trovarlo.
Una sera si presentò con Dennis Hopper, entrambi vestiti da cosmonauti per superare la sicurezza, con la cocaina in tasca. James Newell Osterberg Jr., all’inizio del 1976, era una persona spezzata.
Poi il Duca lo portò via, lo prese e lo portò a Berlino Ovest, nella città del muro e dell’eroina più pura d’Europa, Bowie stesso lo raccontò ridendo: “eravamo molto intelligenti, siamo andati a disintossicarci nella capitale europea dell’eroina”.
Vivevano insieme in un appartamento in Hauptstraße a Schöneberg, andavano in studio in bicicletta. Iggy era sobrio per la prima volta da anni, e scriveva nei taccuini guardando fuori dai finestrini della S-Bahn, la metropolitana sopraelevata di Berlino che taglia la città a metà come una lama lenta.
C’era anche una poesia di Jim Morrison che gli girava in testa. Si chiama The Lords, e dice che la vita moderna è un viaggio in macchina, un mondo che si guarda dal finestrino di un veicolo che non guidi tu. Iggy la cita esplicitamente come ispirazione.
E poi c’erano i giri infiniti in macchina con Bowie attraverso il Nord America e l’Europa: “ero in giro nell’auto di David all’infinito. Non avevo la patente, non avevo un veicolo. Ero il passeggero, letteralmente”.
Il riff, però, nasce in un altro mondo.
Ricky Gardiner, chitarrista scozzese pescato da Bowie, stava strimpellando una Stratocaster non amplificata sotto un melo in fiore, in un campo della campagna scozzese, una di quelle giornate di sole primaverile in cui le cose succedono e basta.
Quattro accordi: Am-F-C-G / Am-F-C-E.
Li portò a Iggy e Bowie nell’appartamento di Hauptstraße, li suonò sulla chitarra spenta, e Iggy ci scrisse il testo lì sul momento. Praticamente tutto Lust for Life fu scritto così: parole gettate sopra la musica al volo, agli Hansa Studios contro il Muro.
Bowie canta i la-la-la di sottofondo e suona il piano, un atto d’amore di un fratello maggiore verso un fratello che ha appena ricominciato a respirare. Iggy guarda fuori e dice: “the city’s ripped backsides, the bright and hollow sky, he sees the stars come out tonight”.
Vede le stelle uscire dal cielo vuoto di Berlino.
Le stelle che escono dall’asfalto, non dal soffitto.
La canzone non aveva nemmeno un videoclip ufficiale, ne fecero uno solo nel 2020, quarantatré anni dopo. Quel pezzo nel frattempo era diventato la colonna sonora di tutto: la Toyota Avensis nel 1998 (che lo riportò in classifica al numero 22), Trainspotting, Captain Morgan, T-Mobile.
Nel 2024 Iggy l’ha cantato di nuovo, in duetto con Siouxsie Sioux per uno spot della Magnum, sempre quarantasette anni dopo l’originale - tra l’altro, Siouxsie già l’aveva coverizzato nel 1987, tutti l’hanno coverizzato: Bauhaus, R.E.M., Skizoo in spagnolo, i Jolly Boys giamaicani in versione mento.
Lust for Life è stato il momento in cui James Newell Osterberg Jr., 30 anni, ex Stooges, ex tossicodipendente, ex uomo distrutto, ha capito che la sua salvezza non era stato il successo. Era stata la noia produttiva di una città fredda con un amico che si era preso il disturbo di fargli da fratello.
Iggy oggi ha 79 anni, è sobrio, vive a Miami, dice ancora di bere vino a cena.
È sopravvissuto a Bowie, a Lou Reed, a quasi tutti i suoi contemporanei e “The Passenger” lo ha cantato dal vivo per quasi cinquant’anni di fila.
BPM → 135 · Do maggiore · 4/4
ACCORDI → Am - F - C - G / Am - F - C - E (giro circolare)
LINE-UP → Iggy voce · Ricky Gardiner chitarra · Bowie piano e cori · Carlos Alomar chitarra · Tony Sales basso · Hunt Sales batteria
STUDIO → Hansa Tonstudio, Berlino Ovest, contro il Muro, mag-giu 1977
LISTEN @ → 01:14, quando entrano i la-la-la di Bowie, è il momento in cui un fratello dice all’altro “ce l’hai fatta”
FUN FACT → non ebbe un videoclip ufficiale fino al 2020, ben 43 anni dopo
Da questo numero introduco questa sezione, perché in molti mi hanno scritto chiedendo se alcuni momenti, nelle precedenti Track, fossero ricordi personali o fanfict creati per la narrazione. Sono i miei ricordi (non quelli innestati di un Nexus 6), sono tante piccole tessere del mio mosaico personale.
The Passenger è anche un viaggio in macchina, di notte.
Io sul sedile del passeggero, il finestrino abbassato e l’Aurelia con le ombre dei lampioni, la cassetta che gira, chi guida è perso nei pensieri, a metà tra il voglio e il non posso. Le targhe cambiano, MC, IM, GE, SP, MS, LU, PI, LI e poi gli occhi che non ce la fanno più.
La casa a Cala Moresca, l’odore del mare e, di lui, solo un bacio sulla fronte da ricordare.
Quella canzone rappresenta non le occasioni mancate (forse un pochino), piuttosto tutte quelle che arriveranno, e la meraviglia di quello che accade tutto intorno, da guardare, esattamente come si fa da un finestrino.
▲ LIFT THE NEEDLE
One track. One Sunday. One spin.
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