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YSMR (You Spin Me Round) è la signature newsletter dalla durata di un brano, per raccontare la musica e ciò che le gira intorno.
//.signorina37
digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
▼ DROP THE NEEDLE
Trent Reznor sentì la sua canzone cantata da un uomo di settant’anni e disse che gli sembrava qualcuno che baciava la sua ragazza davanti a lui.
Poi vide il video.
E disse che quella canzone non era più sua.
Reznor l’aveva scritta nel 1994 chiuso in camera, closing track di The Downward Spiral, un pezzo sull’autodistruzione così privato che pensava non l’avrebbe cantato nessun altro.
Rick Rubin, che stava rimettendo in piedi la carriera di Johnny Cash disco dopo disco, della serie American Recordings, gliela propose nel 2002. Cash lo guardò come se fosse impazzito: “Non posso fare quella canzone, non è il mio stile”.
La versione dei Nine Inch Nails è rumore, distorsione, urlo represso, è qualcosa che ti nasce dentro e vuole scoppiare. E Cash aveva 70 anni, il diabete, la voce già incrinata dalla malattia neurodegenerativa che lo stava consumando, e la registrò quasi sussurrata, chitarra acustica e piano, senza un solo watt di elettricità aggressiva a nascondersi dietro.
Il video lo girò Mark Romanek nella House of Cash, il museo-magazzino che Johnny aveva costruito e che era chiuso al pubblico da anni, lasciato marcire.
Romanek non ricostruì niente: usò la polvere vera, le teche rotte vere, i cimeli ammuffiti veri come metafora di un corpo e di una carriera che si sgretolano. June Carter Cash appare nel video, in cima alle scale, a guardare il marito con un’espressione che i critici avrebbero letto solo dopo per quello che era davvero: un addio.
Tre mesi dopo le riprese June, l’amore della sua vita, morì.
Johnny la seguì meno di quattro mesi più tardi.
La House of Cash, la casa in cui avevano vissuto per quasi trent’anni, bruciò in un incendio nel 2007, quattro anni dopo che quelle stanze in rovina erano diventate l’ultima scenografia della sua vita.
Sull’ultimo verso, “you can have it all, my empire of dirt”, Reznor aveva scritto un impero fatto di niente, di macerie tenute in piedi da un ego ferito. Cash lo canta e cambia peso alla frase senza cambiare una parola: nella sua voce non è più l’orgoglio ferito per quel che è stata la sua vita, è la resa dei conti: un uomo che ha avuto davvero un impero, dischi, prigioni, Sun Records, June, Dio, il diavolo, tutto!
E alla fine guarda quello che resta e lo chiama polvere.
Lo vuoi? Lo vuoi questo impero di cenere e polvere? Di sporco? Lo vuoi questo impero costruito su tutto quello che non è amore? Prendilo. Prendilo pure. Nei tuoi occhi vedo la bramosia, vuoi tutto.. e allora prenditelo tutto. Io voglio, beh, vorrei solo che le cose fossero andate diversamente, vorrei ricominciare da capo.
Quella frase, quella stessa frase che due uomini, in due vite diverse, cantano con l’anima rotta. Trent (29 anni) pensa alla propria rabbia, Cash sa che è l’ultima cosa vera che dirà a un microfono.
BPM → 90 · La minore
ALBUM → American IV: The Man Comes Around · American Recordings/Universal · 5 novembre 2002 · CD/LP
PIANO → registrato quasi live, voce e piano nella stessa presa, tremore incluso
LISTEN @ → 02:47, quando entra il pianoforte pesante e la voce si spacca sul verso “everyone I know goes away”
FUN FACT → Reznor pensava fosse un’operazione gimmick finché non vide il video: da quel momento disse pubblicamente che la canzone “non era più sua”
Quando sei giovane, tutto è possibile.
I nonni sono una palla, i genitori sono dei rompi.
Vale solo la tua vita, perché ti senti immortale e sai che puoi fare tutto.
E allora comincia il carosello di scelte sbagliate, di colpi di testa, di “tanto voi non capite”, delle ripicche per i no ricevuti, le confessioni con gli amici, le notti fuori quando eri da tizio e invece andavi con caio. Cose che i ragazzetti d’oggi non saprebbero fare: non sono preparati alla vita come l’abbiamo vissuta noi, tra ginocchia sbucciate e la cena alle 8, ma prima nessuno sapeva dov’eri.
Poi cominci, piano piano, a fare i conti con la vita.
Le scelte sbagliate, gli errori che si pagano, le cose che non vanno come vuoi.
Ti trovi ad affrontare la vita vera, a dire i no che capisci solo dopo quanto erano importanti, a piangere persone che fino al giorno prima pensavi che non ti capissero.
Il vuoto.
Intorno hai il vuoto e una nuova consapevolezza: non sei invincibile, il tuo corpo si ammala, la tua mente si stanca, non riesci più a fare le notti in bianco senza accusare il colpo.
Chi sta intorno a te ha la propria vita e capisci che tutto quello che hai lasciato indietro ha un peso, te ne sei sempre fregato, ma la vita non dimentica. E ti presenta il conto.
E quando resti da solo, quando intorno il tuo impero è crollato, guardi il mondo con occhi nuovi. Avere la possibilità di rifare tutto? Col senno di poi, certe scelte le avremmo fatte?
L’amore infinto di chi ti ha amato e di chi ami ti tiene ancorato alla realtà, ma la vedi e sta piano piano svanendo.
Cosa lascerai?
Io ho lasciato parole non dette, abbracci che non posso più dare, scuse che non posso più presentare. Ho lasciato momenti di dolcezza che per stupido orgoglio non ho apprezzato, ho lasciato discorsi a metà perché tanto c’è tempo.
E invece il tempo è tiranno.
Ci affanniamo ad essere qualcuno, a lasciare un segno.. e poi finiamo per tornare cenere, polvere. E dopo qualche anno, nessuno ricorderà la dolcezza e la tenerezza.
Viviamola adesso.
Novembre 2002, MTV mandava ancora video la notte, e in mezzo a Eminem e Avril Lavigne arrivava un vecchio vestito di nero in una stanza piena di polvere.
Nessuno si aspettava di piangere davanti alla tv per un cantante country, qualcuno cambiò canale pensando fosse uno scherzo ma chi restò, restò zitto fino alla fine.
Nine Inch Nails - Hurt (1994) · l’originale, la ferita prima del referto medico
Johnny Cash - The Man Comes Around (2002) · stesso disco, stesso uomo che fa i conti con l’apocalisse e con se stesso
Leonard Cohen - You Want It Darker (2016) · ultimo album, stessa voce che guarda la morte senza abbassare gli occhi, segno di una generazione forte
Warren Zevon - Keep Me in Your Heart (2003) · lettera d’addio scritta sapendo già la data di scadenza
David Bowie - Lazarus (2016) · video testamento uscito due giorni prima di morire
La playlist di You Spin Me Round è su AlbumWhale ⏯️
Domenica prossima un nome italiano che sa di zolfo e di fisarmonica accordata al contrario. Un ritornello che si canta come un esorcismo, un palco toscano che sembra un altare rovesciato, un basso che cammina zoppo apposta.
Preparate le corna!
▲ LIFT THE NEEDLE
One track. One Sunday. One spin.
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