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YSMR (You Spin Me Round) è la signature newsletter dalla durata di un brano, per raccontare la musica e ciò che le gira intorno.
//.signorina37
digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
▼ DROP THE NEEDLE
Serj Tankian ha registrato la propria voce su questo brano nel suo studio privato, il Serjical Strike Studios di Los Angeles, senza label addosso, senza produttore a bordo. Solo lui, le sue chitarre, il basso, il piano, il drum programming, e una voce che spazia quattro ottave abbondanti.
La canzone non esisteva neanche nell’album originale.
È arrivata dopo, durante un concerto con un’orchestra di settanta elementi in Nuova Zelanda (guardatelo, è magnifico!).
La storia di Gate 21 inizia dove le storie migliori non hanno inizio: nel mezzo.
Non c’è un anno zero, non c’è un momento fondamentale da raccontare come press release, niente storie galattiche da ricordare.
C’è un uomo che nel 2007, mentre i System of a Down si dissolvono nella loro crisi creativa interna, si chiude nel suo studio e compone un album da solo: chitarra, basso, piano, voci, drum machine, melodica, “varie macchine per generare toni” come le chiama lui stesso nei credits del disco. Tutto.
Gate 21 non era su Elect the Dead.
Era un brano fantasma, scritto in quel periodo e tenuto in sospeso, finché nel 2009 Serj non sale sul palco dell’Auckland Town Hall davanti a settanta musicisti dell’Auckland Philharmonia Orchestra, e John Psathas, e fonde quel minimalismo disperato con archi e ottoni che sembrano uscire dal fondo di uno stomaco!
Lì il brano debutta per la prima volta. Lo studio arriverà dopo, su Imperfect Harmonies, nel 2010.
Il testo è volutamente ambiguo: Serj stesso ha detto: “Gate 21 potrebbe essere molte cose. Potrebbe essere un gate in aeroporto dove qualcuno parte. Potrebbe essere una relazione. Potrebbe essere una stazione. Viene dall’esperienza personale, esperienza relazionale.”
È un addio senza destinatario preciso, che funziona perché non chiude nessuna porta: la lascia semiaperta, come quegli ultimi dieci minuti in un aeroporto dove ancora non sai se piangere o meno.
Ma quello che lascia davvero senza fiato, in questo brano, soprattutto nella versione orchestrale di Elect the Dead Symphony, è la voce.
Serj Tankian non è un baritono che si alza di tono. È uno strumento da quattro ottave scariche, D2 al E6 nel registro misurato, che alterna il registro operistico pulito al growl distorto nel giro di una frase, come se stesse tenendo aperto un segnale mentre un altro arriva in collisione.
In Gate 21 usa quello che i vocal coach chiamano mixed voice con adduzione controllata, la tecnica che permette di non scegliere tra chest e head, ma di sovrapporre i due registri in modo che vibrino insieme. Il risultato è quella qualità stranamente piena, quasi sovraesposta, che non sembra metal né classica né pop ma tutte e tre insieme.
Prima dei System of a Down lui non si considerava neanche un cantante, aveva cominciato come tastierista. Poi lo hanno buttato davanti a un microfono e ha trattato la voce come uno strumento aggiuntivo nella catena della performance, non come il centro della performance stessa.
Questa sua tecnica incomparabile lo rende unico.
E rende uniche le sue interpretazioni, ascoltate ad esempio Aerials o anche Harakiri e le voce isolata in Chop Suey (la mia canzone preferita).
Vale la pena tenersi del tempo per la sua Cinematique Series.
BPM → 96 (versione studio originale)
LENGHT → 2:43 (studio) / 2:49 (live orchestrale)
DEBUT → live 2009, Auckland Town Hall; studio release 2010 su Imperfect Harmonies
LISTEN @ → 01:20, quando la voce sale sopra il chorus orchestrale e non urla: tiene
FUN FACT → Non era nell’album di debutto, è nato come brano fantasma tenuto in un cassetto, poi premiato con un’orchestra di settanta elementi al primo tentativo
Negli ultimi anni ho avuto a che fare con delle perdite importanti, pezzi di cuore che si sono sbriciolati senza far rumore, tenendo tutto dentro.
Ho pensato, in quei momenti, a come vorrei che fosse il mio momento in questa valle di lacrime, e credo che non ci sia canzone migliore di questa per salutare tutti: “goodbyes aren’t for long”.
In fondo un addio non è per sempre, è solo limitato. Tutti dobbiamo dire addio a qualcuno e qualcuno dovrà dire addio a noi. Triste, spezza il cuore non poter vedere più quella persona cara, doloroso non poter più sentire la sua voce o avere un abbraccio.
I ricordi, finché qualcuno li tiene in vita, saranno la coperta calda dentro la quale ci possiamo avvolgere e scaldare. Voglio pensare che la polvere di stelle della quale siamo fatti sarà il nostro collante eterno, forse in qualche forma.
La consapevolezza di tutto questo rende nulla la sofferenza della dipartita.
E una canzone ancora capace di smuovere l’anima, è la colonna sonora perfetta.
La playlist di You Spin Me Round è su AlbumWhale ⏯️
▲ LIFT THE NEEDLE
One track. One Sunday. One spin.
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