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“YSMR” (You Spin Me Round) è la signature newsletter dalla durata di un brano, per raccontare la musica e ciò che le gira intorno.
//.signorina37
digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
▼ DROP THE NEEDLE
Parigi, dicembre 1989, faceva freddo, Place de la République. Sinead O’Connor era arrivata sul set da sola. Ventitré anni, testa rasata, un saio nero. L’unica persona che riusciva a vedere era Dominique, il direttore della fotografia. Tutti gli altri (il regista, il produttore) erano nascosti dietro un paravento, perché il monitor del video assist si era rotto e dovevano guardarla riflessa in uno specchio inclinato verso il set.
La canzone non era sua, l’aveva scritta Prince in un’ora, nel luglio del 1984, in uno stanzone di Eden Prairie, Minnesota. Il suo ingegnere del suono, Susan Rogers, lo vide sparire nella stanza da letto adiacente allo studio col taccuino in mano e tornare con tutto il testo già finito.
Poi Prince fece una cosa che fanno solo i geni o gli scellerati: regalò il pezzo ai The Family, una sua band collaterale di Paisley Park. Il cantante, St. Paul Peterson, si concentrò pensando a una ragazza di nome Julie che gli aveva spezzato il cuore al liceo.
Quel disco non vendette nulla, ma anni dopo Peterson sposò davvero Julie.
È tutto raccontato qui, e nessuno lo sa.
Cinque anni dopo, la canzone era sepolta.
Il manager di Sinéad Marie Bernadette O'Connor, Fachtna O’Kelly, che era anche il suo compagno, in una relazione che stava finendo, le suggerì di provare a coverizzarla. C’è un velo di tristezza in più, qui, che nessuno dice mai: lei stava cantando un brano d’amore di un altro uomo, regalatole dall’uomo da cui si stava staccando.
Struggente, ma lei non è mai stata persona da seguire i cliché: aveva i capelli rasati perché il capo della sua label le aveva chiesto di vestirsi più femminile, con gonne e gioielli. Lei si presentò pelata e gli schiaffò in faccia la sua emancipazione: “se vuoi una donna, ti faccio diventare un ragazzo”.
In studio, Sinead la cantò praticamente in un solo take, con il produttore Nellee Hooper di Bristol, quello che pochi anni dopo avrebbe inventato il trip-hop con i Massive Attack. La voce è in fa maggiore, sussurrata e gridata nello stesso pezzo, con quella tecnica del bel canto che lei stessa paragonava al Method Acting.
Sette ore senza il suo amore, e contava ogni minuto.
Questa è una di quelle canzoni che ti fanno pensare, ti fanno piangere, ti fanno ricordare che c’è stato qualcuno di speciale nella tua vita - e se stavi guardando Beverly Hills 90210, la rottura tra Brenda e Dylan, è stata l’emozione più simile mai provata.
Ma io, che non avevo nemmeno il pischello, ero confusa sul come avrei dovuto sentirmi, non avevo nessuno da paragonare, non avevo nessuno da annoverare nella lista dei “mi garba, non mi garba più” - adesso saprei anche dare un colore, a quel dolore, e spero di non doverlo fare.
Non cambia il sentimento, non cambia quello che è stato e non cambia che, I can live with or without you (ma questa è un’altra track!).
Il regista John Maybury aveva girato ore di materiale a Parigi, voleva fare qualcosa di stile Busby Berkeley, stratificato e barocco. Sinead vide il piano sequenza in close-up nel montaggio iniziale e chiese fosse utilizzato solo quello. La label si lamentò che era troppo semplice ma lei tenne il punto.
Verso la fine del pezzo arriva il verso: “all the flowers that you planted, mama, in the backyard, all died when you went away”, la lacrima nel vidoclip è reale e legata al ricordo della madre, deceduta in un incidente d’auto nel 1985.
Era stata una madre violenta, forse non meritava un passaggio, o forse sì o forse era la domanda da farsi; sta di fatto che Sinead pensò di aver rovinato il take quando le due lacrime cominciarono a scendere, una per ogni guancia - Maybury seppe immediatamente di avere in mano la storia del decennio.
Poi venne tutto il resto.
Il numero uno in diciotto paesi.
Prince che la convoca nella sua villa di Hollywood per rimproverarla del suo modo di parlare nelle interviste, le finestre coperte di alluminio, il maggiordomo che le porta una minestra che lei non vuole, e poi la pillow fight in cui Prince aveva nascosto qualcosa dentro il cuscino; finisce con Sinead che scappa di notte a piedi sull’autostrada e Prince la insegue in macchina. Lei si rifugia suonando il campanello di una casa qualunque.
Aveva ventiquattro anni.
Tre anni dopo strappò la foto del Papa in tv e nessuno la perdonò mai più.
Ma quella lacrima, quella vera, in Place de la République, in mezzo allo specchio rotto e al freddo di dicembre, è rimasta lì.
BPM → 60 (half-time) / 120 · Fa maggiore · 4/4
PRODUCER → Nellee Hooper (futuro Massive Attack) + Sinead + Chris Birkett
TAKE → registrata praticamente al primo tentativo
LISTEN @ → 04:42, quando il verso “all the flowers that you planted, mama” fa scendere la prima lacrima
FUN FACT → Prince scrisse il pezzo in un’ora a Eden Prairie. La regalò a una band del suo label che la affidò a un cantante che ci pensava a una ragazza del liceo chiamata Julie - anni dopo lui sposò davvero Julie
▲ LIFT THE NEEDLE
One track. One Sunday. One spin.
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