Buongiorno a te ♡
Ho ancora a fianco a me, qui al mio tavolo, i testi che mi hanno ispirato quando ho creato il percorso che ho presentato in diretta sabato scorso (*), il cui titolo oggi voglio parafrasare nel seguente modo:
Possibili corollari o alternative al titolo:
come possiamo non smarrire noi stessi nel mare magnum delle richieste che NULLA hanno a che fare né con la relazione con l’altro né con la riflessione sulla disciplina?
come riusciremo ad arrivare a settembre 2026 con una motivazione rinvigorita, tanto da essere ‘trascinatori’ durante le riunioni di inizio anno?
a quali sorgenti possiamo attingere, durante le prossime settimane dell’estate, in modo che la nebbia amara del finale d’anno si diradi del tutto?
etc etc
se non hai potuto seguire il workshop in diretta, ti ricordo che hai la possibilità di ottenere la registrazione, insieme ai materiali e alla bibliografia: puoi farlo da qui!
Sabato volevo davvero riannodare quei fili che dieci mesi di scuola spesso strappano, lasciandoci amareggiati (e anche un po’ arrabbiatelli…). I nodi si chiamano pensiero, progetto, azione. E ho voluto anche ribadire un’evidenza a volte poco sottolineata - sì, persino dai dirigenti scolastici, ahimè - e cioè riaffermare quale possa essere la definizione dell’insegnante COMPETENTE.
È una scuola che sta sempre più diventando una ‘corsa all’attestato’ (“seguirò questo corso che mi ha imposto il/la DS, anche se non mi interessa, ma almeno avrò un’altra certificazione da poter aggiungere al mio faldone in segreteria!”).
È una scuola nella quale l’insegnante si trova a pensare al suo ‘portfolio’, non tanto immaginando le esperienze didattiche che potrebbe creare, ma assecondando le narrazioni del momento (“vuoi NON seguire un corso sulle ricadute didattiche della AI??!”).
NON È una scuola che valorizzi (potrebbe farlo perlomeno a livello di riconoscimento, dato che è impossibile farlo a livello economico) le decine di ore settimanali - IN PIÙ - che sarebbero necessarie per riflettere su ciò che accade in classe. Nelle due versioni di tale riflessione: 1 - andata) riflettere su come portare in classe un’idea; 2 - ritorno) riflettere su che cosa è accaduto in classe dopo che, quell’idea, io ce l’abbia portata.
Non a caso, sabato si è parlato di ricerca didattica in termini di: (a) “diario di bordo” (oggetto perlopiù denigrato, fuori dalla scuola primaria, ahimè_bis), e perciò di che cosa/dove registrare gli eventi; (b) pianificazione. Soprattutto dello strumento (b1), la pianificazione sul momento, che è poi l’altra faccia della medaglia dello strumento (a) : se non fai - e bene! - (b1), risulterà estremamente difficile raccogliere informazioni sensate da inserire in (a). E se non lavori bene su (a), nemmeno comprenderai la necessità di (b1).
Nella scuola dei miei sogni, ad ogni ora di lezione dovrebbe essere concessa un’ora di riflessione autonoma, in un luogo tranquillo, durante la quale poter ‘mettere a terra’ tutto ciò che è accaduto nell’ora precedente.
Abbiamo idea di quale contratto corrisponda ad un simile rapporto 1:1 tra ore di pratica e ore di riflessione??!
Perché il nostro sapere pratico nasce da - e si nutre di - quella propensione a vivere il metodo come fosse un’avventura pensosa.
Quanto mi piace questa espressione… (è della prof.ssa Luigina Mortari; se ti capita leggi TUTTO, di suo!): noi siamo l’incarnazione e la testimonianza dell’avventura pensosa del metodo.
(sabato raccontavo che la parte più rilevante della mia decisione di abbandonare la scuola-‘tra le mura scolastiche’ è sicuramente stato il mio raggiunto limite di tolleranza nei confronti di una declinazione della professione che metteva mille bastoni tra le ruote a quella necessità di progettazione e riflessione costanti. Tuttavia, in qualche modo, con qualche dritta, possiamo RESISTERE)
Dritte di resistenza ad esempio sono i titoli che ho inserito nei materiali bibliografici: testi che ci aiutano a rendere economicamente vantaggiosa, in termini di tempo, l’attività riflessiva; testi che ci offrono qualche spunto per collegare in modo più netto la programmazione iniziale, quella ‘sul momento’ e la narrazione post-evento.
Ma, nel mio piccolo, considero ‘dritte di resistenza’ anche le Attività che, nel corso del workshop, ho presentato e consigliato di svolgere (perché no?) durante l’estate. “Se fossi Dirigente scolastica, assegnerei queste attività di riflessione come lavoro per le vacanze”, raccontavo.
Se hai partecipato al workshop (o se vi parteciperai in differita) mi piacerebbe tanto che poi ci confrontassimo sul risultato della tua riflessione!
Io sono qui, ormai lo sai…
Intanto, ti auguro buoni scrutinii-buona consegna pagelle-buoni esami…
Nessun post

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.