Mi è capitato di incontrare, sia nell’ambito del ristorante che seguo a livello gestionale, sia nei miei contatti personali, molti ragazzi che “soffrivano” l’aspetto del lavoro di ristorazione, forse più pesante, ovvero lavorare di sera, nei fine settimana e nei giorni di festa.
Certamente non è piacevole lavorare quando gli altri fanno festa e contribuire al loro divertimento, lavorando dietro una bancone, tra i tavoli o in cucina.
Il lavoro è pesante e spesso ingrato e soprattutto a fronte di tutto questo impegno non c’è una remunerazione adeguata.
In generale nella ristorazione il personale lavora più ore di quelle a contratto, spesso viene pagato in modo “fantasioso” e magari osserva le gratificazioni dei gestori, una volta certamente più di adesso.
Mi schiero senza alcuna esitazione dalle parte di tutti coloro che lavorano nella ristorazione, ma c’è una cosa che non comprendo: perchè, se non tutti, molti si lamentano degli orari di lavoro?
Vero è che quando si sono iscritti alla scuola alberghiera avevano 14 anni, vero è che vista tra i banchi forse l’attività di ristorazione poteva essere interessante, ma che si lavorasse nei giorni di festa o di sera era già noto.
Sarebbe come se un autista di taxi o di autobus si lamentasse del traffico.
Quindi ho una proposta che magari apparirà provocatoria, ma va all’origine del problema: negli istituti alberghieri, almeno per gli studenti del triennio finale, gli orari di lezione dovrebbero essere gli stessi dei ristoranti e dei bar.
Probabilmente ci sarebbe molta dispersione e cambio di rotta, ma almeno i diplomati comprenderebbero da subito le difficoltà rappresentate da un aspetto non modificabile connesso con l’attività di ristorazione e continuerebbero negli studi solo coloro che sono animati da una reale passione, perchè solo con quella si può affrontare questo lavoro.
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