Il caldo atroce di questi giorni fa tornare alla mente il simpatico scambio di battute tra l’allora Presidente della Camera Giuseppe Zanardelli e alcuni giornalisti della stampa parlamentare. Era il giugno 1883 e la Camera si riuniva nell’aula Comotti di Montecitorio, costruita rapidamente nel 1871 nel cortile del palazzo per ospitare le sedute della Camera del Regno infine unito. Questa prima aula è ricordata per avere un’acustica pessima, che rendeva praticamente impossibile farsi udire, e per essere torrida d’estate e gelata d’inverno. Insomma, Zanardelli si lamentò coi cronisti del caldo, perché vedeva quelli nelle tribune stampa sventolarsi con dei ventagli. Così, durante la seduta del 6 luglio 1883, i cronisti parlamentari fecero recapitare al Presidente un ventaglio di carta, con sopra tutte le loro firme. Così nacque la tradizione della cerimonia del ventaglio, che continua ancora oggi ed è stata estesa anche al Senato e alla Presidenza della Repubblica.
Possiamo però rassicurarvi: a inizio Novecento l’aula Comotti è stata sostituita dall’attuale aula progettata da Basile, che include un efficace sistema di climatizzazione. E quindi non c’erano scuse per i nostri parlamentari per non continuare a lavorare in queste settimane:
tutti a caccia;
la legge più importante;
alle volte tocca ripensarci.
Tiro al piccione
Ci sono leggi che funzionano per un sacco di tempo, ma che poi ogni tanto hanno bisogno di un tagliando. La questione è anche naturale, cambiano i tempi, cambia la società, cambia la sensibilità verso certi temi e, di conseguenza, cambiano le leggi. Alla fine, le leggi sono interessanti perché, in filigrana, raccontano del momento storico in cui sono state scritte, dei problemi del presente e delle aspettative e delle speranze verso il futuro.
E così pure la legge sulla caccia del 1992 è arrivata in Parlamento per essere aggiornata dopo 30 anni di più o meno riuscito servizio. In questi decenni, molti sono stati i cambiamenti nella società, ma soprattutto molto è cambiato nell’ambiente naturale italiano. Controintuitivamente rispetto a quanto si potrebbe pensare, la percentuale di boschi e foreste è cresciuta, soprattutto a causa dell’abbandono di aree montane e interne, e pure le specie animali selvatiche se la passano meglio, anche grazie alle varie leggi europee per la loro protezione e ai programmi di reinserimento di specie autoctone.
Il Senato ha quindi approvato, nella seduta di martedì 23 giugno, una proposta firmata dai capigruppo dei partiti di maggioranza e sponsorizzata dal Ministro dell’agricoltura Lollobrigida.
Il testo, a detta di numerose associazioni per la protezione dell’ambiente, ribalta completamente l’attuale impostazione della legge, dando alla caccia un ruolo nella gestione dell’ambiente. Nel titolo della legge viene inserito infatti un riferimento alla “gestione” della fauna selvatica e l’articolo 1 precisa che la caccia «concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema». Si inserisce inoltre il criterio delle tradizioni nella definizione dei piani per la caccia agli uccelli.
La proposta rafforza il potere delle regioni nella definizione dei piani faunistici-venatori, inserendo anche il demanio forestale nelle zone da includere nella pianificazione. Le regioni potranno anche estendere più liberamente il periodo di caccia, senza più doversi conformare al parere dell’ISPRA. L’oca selvatica e il piccione di città vengono inserite tra le specie cacciabili, mentre il lupo viene escluso dall’elenco delle specie tutelate, pur non rientrando tra le specie cacciabili.
Vengono inoltre rilassate alcune norme sui cacciatori, rendendo possibile cacciare in diversi modi, aumentando il numero di richiami vivi allevati utilizzabili, aumentando il numero di postazioni fisse autorizzabili dalle regioni e semplificando le norme per le attività faunistico-venatorie, ovvero le aree private dove la caccia è consentita. Infine, i cacciatori potranno essere coinvolti nelle campagne per il controllo della fauna selvatica.
La discussione al Senato è stata molto vivace, anche se per ben tre volte il Senato si è trovato senza il numero legale. Le opposizioni hanno manifestato la propria contrarietà al testo, sollevando le questioni già evidenziate dalle associazioni ambientaliste e facendo valere una lettera arrivata direttamente dalla Commissione Europea, che metteva in dubbio alcune bozze in quanto contrarie al diritto europeo. Il dibattito però ha acceso anche le diverse sensibilità nella destra, con tanto di editoriale di Vittorio Feltri contro la proposta.
Insomma, se ne riparlerà al passaggio a Montecitorio, ma per ora possiamo sicuramente dire che la proposta ha generato una certa cac(c)iara.
Votare come e quando
Nel clima da fine dell’impero che aleggia in Parlamento, è iniziata una discussione molto delicata e che non si concluderà certamente con questo caldo. Bisogna infatti decidere quando tornare al voto, tra calcoli politici e finanziari. Le elezioni del 2022, dopo la fine anticipata del governo Draghi, si erano tenute il 22 settembre e il Governo si era insediato il 22 ottobre, con la sessione di bilancio prossima: l’esperienza quindi suggerirebbe di far tornare le elezioni alla loro collocazione più naturale nella prima metà dell’anno. Però ci sono anche altri problemi: la crescita di Futuro Nazionale, il calcolo della pensione dei parlamentari, la preparazione delle opposizioni e la sovrapposizione con le comunali. Insomma, si è molto discusso di possibili elezioni l’11 aprile, con lo scioglimento quindi verso febbraio, ma è una data che per ora mettiamo da parte.
Ma per andare a elezioni serve una nuova legge elettorale, e quindi ecco dove si sta rivolgendo l’alacre lavoro del Parlamento. In realtà, non si dovrebbe cambiare la legge elettorale così a ridosso del voto, ma sorvoliamo. L’idea del Governo era abbandonare il Rosatellum, che con un risultato in bilico potrebbe non restituire una vittoria netta a nessuno, e come sempre cercare di creare un sistema che assicuri una maggioranza parlamentare stabile al vincitore delle elezioni.
La proposta Bignami, che avevamo descritto qui, ha nel frattempo subito qualche modifica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, soprattutto su alcuni aspetti che si temeva potessero causare l’intervento della Corte Costituzionale. Nella versione che venerdì 26 giugno è arrivata in Aula, è stato eliminato il ballottaggio e la soglia per ottenere il premio di maggioranza è stata alzata al 42%. Inoltre, il premio è stato ridotto, con un massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Infine è stato approvato un emendamento che esenta dalla raccolta firme per presentare le liste i partiti con un gruppo in Parlamento prima di fine 2025, escludendo quindi nei fatti Futuro Nazionale.
Non vi diciamo di più perché la discussione in Aula delle prossime settimane potrebbe celare delle sorprese grazie ai possibili voti segreti, soprattutto per quanto riguarda le preferenze, per ora escluse ma per cui sono stati presentati diversi emendamenti. Ne sentirete riparlare, ve lo assicuriamo.
Ve lo buco quel decreto
Vi ricordate quando vi dicevamo che il Parlamento non fa più nulla? Che i decreti-legge vengono esaminati da una sola camera e che l’altra può solo ratificarli? Sempre tutto vero, abbiamo ancora ragione.
Ma la scorsa settimana si è intromesso il Quirinale, che ha gentilmente richiesto che dall’ultimo DL Carburanti venissero espunti alcuni articoli, già aggiunti dal Senato, ma considerati estranei ai temi del DL e quindi incostituzionali. Sono così saltati una proroga in materia bancaria, sussidi sul prezzo di zolfo e acido solforico, una stretta sul telemarketing, e la modifica dei crediti d’imposta per le minoranze linguistiche storiche. È quindi servita una rapidissima seconda lettura al Senato, conclusa in tempo e senza intoppi.
Insomma, nonostante questo DL Carburanti-ter si sia pure mangiato il DL Carburanti-quater, pare ci sia un limite a ciò che ci si può inventare.
Occhio a sinistra
PRESIDENTE: Ne ha facoltà. Mi scusi, non l’avevo vista, lei è troppo a sinistra.
TINO MAGNI (Misto-AVS): Sono qua.
PRESIDENTE: Ma io intendevo come visione, naturalmente.
TINO MAGNI (Misto-AVS): Forse lei è un po’ strabico e non guarda mai a sinistra.
PRESIDENTE: No, io sono da sempre molto attento a guardarmi a sinistra e anche alle spalle.
Il Magnifico Editore ci tiene a sottolineare che si dissocia con fermezza dalla tremenda battuta sulla caccia, ma ha fatto un fioretto di provare a rispettare l’indipendenza editoriale della redazione. Magnanimamente ha deciso di limitarsi a usare quel paragrafo per il prossimo licenziamento per giusta causa.
Sperando che abbiate buoni mezzi per superare questi giorni afosi, vi diamo appuntamento alla prossima puntata, che potrebbe essere l’ultima di questa stagione. Non abbiamo ancora deciso, ma vi faremo sapere.
A tra due settimane! Non mancate!
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Nel frattempo in Parlamento
Alla Camera e al Senato: i gruppi “Italia Viva - Il Centro - Renew Europe” hanno cambiato nome in “Italia Viva - Casa riformista”.
Approvati alla Camera il documento IV-ter/15, di insindacabilità per Sgarbi, il documento IV-ter/19, di sindacabilità per Sgarbi, e il documento IV-quater/2, di insindacabilità per Tosi.
Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la legge 101/2026, che istituisce la Giornata nazionale in memoria delle vittime della strage dello stadio Heysel di Bruxelles, la legge 103/2026, di conversione del DL Rimpatri volontari, la legge 104/2026, sul consenso informato a scuola, la legge 106/2026, di ratifica di un accordo con gli Emirati Arabi Uniti, la legge 111/2026, sull’assistenza sanitaria per gli iscritti all’AIRE, e la legge 112/2026, di conversione del DL Salario giusto.
Approvato definitivamente il disegno di legge AC1704, sui proventi della vendita di prodotti.

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