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Buvette · Jun 16, 2026

L'ultimo tentativo di rilancio

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Il Governo Meloni tenta ancora una volta di rilanciarsi, preparando la partita sia per l'ormai prossima campagna elettorale contro l'opposizione che la sfida di posizionamento con Vannacci.

Voglia d’estate, voglia di spiaggia. Qualcuno direbbe voglia di Papeete e di mojito. Chissà se i mesi estivi risveglieranno passate passioni nel nostro ministro dei Trasporti, che affronta una crisi interna del suo progetto di una Lega nazionale e l’insidia di un partito più a destra della destra. Si è così tornati a discutere dell’agognato trasferimento di Salvini al Ministero dell’Interno, luogo considerato più congeniale per contrattaccare le accuse di mollezza di Vannacci.

Tutto ciò è una bella grana per il governo, che nel frattempo si è però mosso in Parlamento:

  • una legge per il futuro;

  • Meloni contro tutti;

  • di rinvio in rinvio.


Un’energetica spinta al Governo

Il longevo governo Meloni aveva iniziato la sua avventura politica promettendo grandi e profondi cambiamenti per il Paese. Le riforme proposte si sono però tutte via via arenate: l’autonomia differenziata approvata ma sostanzialmente abrogata dalla Corte Costituzionale, il premierato perso nelle paludi parlamentari, la riforma della giustizia bocciata dal referendum. E altrettanto è successo con proposte più minute e durate lo spazio di una legge di bilancio, come la riduzione nel 2023 della tampon tax o nel 2024 del canone RAI. Dopo quasi quattro anni, la sensazione è quella di un governo più conservativo che conservatore, ma comunque sempre in affanno.

Scorgendo oramai la fine della legislatura, il governo vuole però tentare di dare una svolta a questa narrazione, approvando una legge che resterà per i posteri. Così giovedì 4 giugno la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge per il ritorno del nucleare in Italia. Si tratta, a essere precisi, di una legge delega, che dà al governo 12 mesi per approvare una serie non indifferente di decreti legislativi per definire le regole sulle nuove centrali, sia a fissione che a fusione nucleare. I decreti dovranno coprire la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare, la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare, la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, la ricerca e sviluppo sulla fusione nucleare.

Più che una riforma per i posteri, si tratta però di una riforma affidata a chi verrà dopo. Anche assecondando l’ottimismo dei ministri, i tempi sono molto dilatati. Dopo l’approvazione definitiva, che nelle speranze del governo dovrebbe avvenire prima della pausa estiva, servirà il tempo per i decreti legislativi. A quel punto si dovrebbero individuare le zone idonee per i reattori, cosa più facile a farsi che a dirsi: dal 2010 l’Italia non ha ancora trovato dove costruire il deposito nazionale definitivo per le scorie nucleari, anche a causa delle opposizioni delle città e dei cittadini. Ottenute le autorizzazioni, servirebbe il tempo per la costruzione e la messa in attività dei reattori: il ministro Pichetto Fratin prevede la produzione entro la prima metà degli anni Trenta. Una previsione che suona però ottimista, anche perché, sebbene la legge non specifichi la tecnologia da usare, il Governo pare volersi orientare verso reattori di tipo SMR o AMR, entrambe tecnologie non ancora mature dal punto di vista commerciale.

Per il governo Meloni potrebbe trattarsi quindi di un utile strumento di campagna elettorale, che a differenza di bonus e prebende varie costa zero e sposta la responsabilità degli investimenti sui governi successivi. Il vero scoglio del progetto sarà però la volontà popolare: in Italia già due referendum si sono espressi contro il nucleare e tutti i tentativi anche solo di realizzare il deposito nazionale per le scorie si sono infranti contro le proteste a livello locale. Questa approvazione non ha generato un dibattito pubblico utile sull’argomento e pure alla Camera la discussione non è riuscita a creare una convergenza tra le diverse forze politiche, con le opposizioni che si sono divise tra favorevoli (Azione), astenuti (Italia Viva) e contrari. Non sappiamo se torneremo a produrre energia nucleare, ma intanto aspettiamo di vedere se il Governo riuscirà effettivamente ad approvare questa legge anche al Senato in tempi brevi.


Il temuto sorpasso a destra

Si terrà i prossimi giovedì 18 e venerdì 19 una riunione del Consiglio Europeo, la riunione dei capi di governo dell’Unione. Così, la premier Meloni si è recata in Parlamento per le proprie comunicazioni sulle posizioni che l’Italia manterrà in questa riunione.

Alla Camera, la premier ha concentrato il proprio discorso sulla politica estera, ribadendo le posizioni del governo: sostegno all’Ucraina, ruolo di mediazione tra Iran e Stati Uniti, condanna di Hezbollah e aiuto al Libano, supporto alla soluzione dei due Stati per Israele e Palestina. Rispetto al passato, la premier ha annunciato che sarà favorevole a sanzioni mirate contro i coloni israeliani violenti e contro il ministro Ben-Gvir, per il suo “inaccettabile comportamento” contro i cittadini italiani della Flotilla. Resta tuttavia la contrarietà alla sospensione dell’accordo di cooperazione UE-Israele. Sul piano interno, la premier ha rivendicato la riduzione degli arrivi di migranti irregolari, la flessibilità fiscale ottenuta dalla UE e l’aumento delle rinnovabili.

Il passaggio più interessante, Meloni l’ha fatto però nelle sue repliche, rispondendo a Pozzolo di Futuro Nazionale, gruppo che nelle ultime settimane ha raddoppiato da quattro a otto i propri deputati. Meloni ha accusato Vannacci e i suoi di aver votato contro la fiducia al Governo e in questo modo di aver sostenuto la sinistra, e ha concluso che “la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”. Meloni teme la crescita alla sua destra del partito di Vannacci e ha iniziato a contrattaccare le accuse di mollezza e di appiattimento sulle posizioni europeiste.

Molto nei prossimi mesi si giocherà su questa disfida tra il centrodestra e Futuro Nazionale, che ha tenuto lo scorso fine settimana la sua assemblea costituente. Per la prima volta nella legislatura, Meloni pare preoccupata da un suo avversario politico.


Un’altra partita da non giocare

I problemi in Parlamento sono un po’ sempre gli stessi. Cosa fare se il regolamento impone di esaminare una proposta delle opposizioni, ma i partiti di maggioranza sanno di non poter votare contro quella proposta perché una parte del loro elettorato potrebbe non gradire la scelta?

Le soluzioni sono molte e ne abbiamo già raccontate diverse. La scorsa settimana il Senato ha così deciso l’ennesimo rinvio per una proposta di legge sul fine vita. Questa volta, la strada per evitare la discussione è stata l’approvazione di una questione sospensiva, che ha permesso il rinvio del testo alle commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali.

Sfuma così l’ennesimo tentativo di adeguare la legislazione alla decisione della Corte costituzionale del 2019, che ha dichiarato non punibile l’aiuto al suicidio in alcuni casi specifici. Se ne riparlerà, forse, nella prossima legislatura.


L’importante è non perdere il buon umore.

LUCA DE CARLO (FdI): Quando Gianclaudio faceva il sindaco di Belluno, io facevo l’attivista e il militante del Fronte della Gioventù e non gli ho mai nascosto, dopo che sono entrato in Parlamento, che noi eravamo degli attivisti veri, anche nei confronti della sua amministrazione. Lo facevamo con la simpatia che in quel periodo caratterizzava il Fronte della Gioventù, con una spiccata propensione all’ironia e alla goliardia.


Cosa porterà questa disfida a destra in questo anno pre-elettorale? La maggioranza tornerà su posizioni più battagliere per cercare di tenere a bada il generale? Saremo qui a scoprirlo. Intanto è stata approvata in via definitiva la legge sul consenso informato per l’educazione sessuale, cavallo di battaglia della destra anti-gender di cui vi avevamo parlato. Tra l’altro, il deputato Sasso, relatore alla Camera di questa legge, è già entrato in Futuro Nazionale. Forse su questi temi qualche convergenza potranno ancora trovarla.

Nonostante le temperature, la vostra Redazione preferita vi accompagnerà ancora nelle pieghe della politica italiana. Ci vediamo quindi qui puntuali tra due settimane! Non fate troppo tardi a seguire i mondiali e a presto!

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Nel frattempo in Parlamento

  • Alla Camera: Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof lasciano la Lega per Futuro Nazionale; Attilio Pierro e Davide Bergamini, entrambi già nella Lega, lasciano ora Forza Italia per Futuro Nazionale.

  • Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge costituzionale 2/2026, di modifica allo statuto del Trentino-Alto Adige.

  • Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 99/2026, per la prevenzione del melanoma e l’istituzione della Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma.

  • Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 100/2026, sulla giustizia e sul Patto europeo su migrazione e asilo.

  • Approvati definitivamente il disegno di legge AS1781, di proroga di deleghe del Ministero dell’Interno, la proposta di legge AC1042, sull’assistenza sanitaria per gli iscritti all’AIRE, e il disegno di legge AC2778, di ratifica di un accordo con gli Emirati Arabi Uniti.

  • Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 97/2026, di attuazione dello statuto del Trentino-Alto Adige.

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