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Buvette · Jul 14, 2026

Due voti e poi tutti in ferie

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Buvette, Marco Busetto · Buvette

In politica non bisogna mai fidarsi, soprattutto dei propri alleati. Speravamo di concludere questa stagione con un’intensa puntata sulla nuova legge elettorale, ma siamo rimasti incastrati, e non solo noi, in un peculiare rinvio di calendario. Ma ora vi raccontiamo tutto:

  • assunzioni e promozioni;

  • commissioni disertate e deserte;

  • accordi e disaccordi elettorali.

Argomento da sempre molto scottante per la politica, le assunzioni e promozioni nella PA sono tornate alla ribalta. Certo sono finiti i gloriosi tempi delle assunzioni di massa al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, ma il tema tocca ancora molti interessi.

Martedì 30 giugno, il Senato ha approvato in via definitiva la proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che riforma le carriere dirigenziali e la valutazione del personale, con l’obiettivo di migliorare le performance degli impiegati pubblici e modernizzare in generale la PA. La nuova legge, soprannominata DDL Merito, innova in particolare due aspetti. Il primo sono le valutazioni dei dipendenti, che la Corte dei conti nel 2024 aveva individuato come punto debole: oltre il 90% dei dipendenti dei ministeri aveva ricevuto una valutazione eccellente e aveva quindi ottenuto il relativo compenso extra. Da ora in poi, solamente il 30% dei lavoratori potrà ottenere la massima valutazione e, di questi, solo al 20% verrà riconosciuto un bonus in busta paga. Cambia poi anche la carriera dei dirigenti: si prevede la possibilità per i funzionari di essere promossi senza passare per gli attuali concorsi, ma con una selezione interna basata sulla carriera precedente e un esame.

Cambia anche il futuro dei ricercatori e docenti universitari. Martedì 7 luglio la Camera ha infatti approvato in via definitiva la riforma voluta dalla Ministra dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini. Il testo prevede l’abolizione dell’attuale Abilitazione scientifica nazionale, che permetteva di accedere ai concorsi indetti dalle singole università. Questo sistema scontava molti ricorsi legali e una larga discrepanza tra abilitati e quanti poi venivano effettivamente assunti, che erano alla fine poco più della metà. L’abilitazione sarà sostituita da un’autocertificazione dei requisiti richiesti, che saranno individuati da un futuro decreto attuativo e che dovrebbero includere, oltre alle pubblicazioni, anche le esperienze di docenza e di ricerca. Secondo i critici della riforma, però, questo aumenterà il potere discrezionale delle università nelle scelte di chi assumere, favorendo quindi la cooptazione personale. Manca inoltre un intervento sui fondi disponibili, lasciando l’università italiana sottofinanziata rispetto ai nostri colleghi europei.

Altre due riforme che andranno quindi valutate nella loro applicazione pratica e per le quali bisognerà tenere d’occhio i decreti attuativi.

Diverse settimane fa ci eravamo occupati di un uomo incatenato a Montecitorio. Era il deputato Giachetti, aveva iniziato uno sciopero della fame e della sete e stava protestando contro lo stallo della Commissione di Vigilanza RAI. Avanti rapido, oggi non c’è più una commissione.

Ma andiamo con ordine. La protesta di Giachetti, durata alla fine qualche ora, aveva effettivamente sbloccato in parte la situazione e la Commissione si era infine riunita, senza però affrontare la vexata questio della presidenza RAI. All’ordine del giorno qualche audizione di dirigenti RAI e la vendita del Teatro delle Vittorie. Insomma una breve tregua da cui non è ripartito un dialogo tra maggioranza e opposizioni.

Anzi, lo scontro si è rinvigorito. Giovedì 2 luglio tutti i membri di opposizione della Commissione, compresa la presidente Floridia (M5S), si sono dimessi, inviando una lettera ai presidenti delle camere La Russa e Fontana. Nella missiva, si lamentava il “sequestro” della commissione da parte della maggioranza e si evidenziavano i problemi strutturali che la RAI sta affrontando, come il calo di ascolti e le scelte di personale più legate a motivazioni politiche che di palinsesto. Di conseguenza, poche ore dopo, si sono dimessi anche tutti i membri di maggioranza, lasciando sguarnita la commissione.

I presidenti delle camere hanno già invitato i gruppi a indicare i nuovi componenti, ma le opposizioni si sono finora rifiutate, chiedendo che si instauri un dialogo sulle questioni ancora aperte prima di tornare in Commissione. Sullo sfondo resta anche la riforma dell’intera governance della RAI che divide maggioranza e opposizioni. Difficile a oggi dire se la Commissione riuscirà a essere riconvocata prima della fine della legislatura, ma restiamo all’occhio.

E veniamo finalmente al tema che da alcuni mesi scuote le stanze del potere e gli animi di tanti che quelle stanze percorrono. La legge elettorale, che come sempre arriva per vincere le prossime elezioni invece che per strutturare una riforma della rappresentanza, e quindi a fine legislatura e comprimendo i tempi di approvazione.

O meglio, i tempi per la discussione in Aula e in commissione sono pochi, centellinati con il regolamento per evitare imboscate e ostruzionismi. Ma i tempi possono anche dilatarsi se i problemi li ha la maggioranza che la propone. E così, dopo una discussione generale conclusa già venerdì 26 giugno, i partiti di governo hanno deciso di rimandare tutto di una settimana, posticipando dal 7 luglio a oggi l’arrivo in Aula alla Camera della legge. Ufficialmente si è data la colpa ai ritardi causati dai lavori a Firenze sulle linee ferroviarie: uno scaricabarile un po’ gratuito sul meno popolare dei ministri. Nei corridoi si dice invece che il problema principale resta quello delle preferenze, che FdI e NM vogliono ma Lega e FI no, e su cui potremmo vedere dei voti segreti dagli esiti incerti. Pare invece essersi trovata la quadra sul voto per i fuorisede, che dovrebbe trovare spazio con un emendamento di maggioranza.

Ma a questo punto è inutile fare previsioni. Da oggi si balla per quello che sarà l’ultimo atto veramente importante di questa legislatura.

Recuperiamo con colpevole ritardo un simpatico siparietto tra la presidente Ascani e la onorevole Pozzolo.

PRESIDENTE: Collega, mi scusi, siccome è la terza volta che lo sento, se usa 'signor', dica 'signora' presidente altrimenti va bene solo presidente.

EMANUELE POZZOLO (Misto-FN): Grazie SIGNOR presidente.

PRESIDENTE: Grazie collega deputata Pozzolo, prosegua.

E insomma, lettrici e lettori, che dire. Siamo arrivati alla fine anche di questa ulteriore stagione di Buvette e la Redazione tutta vuole ringraziarvi per la vostra fiducia. Ci prendiamo qualche settimana di pausa, approfittando della chiusura agostana del Parlamento, e ci rivediamo a settembre.

E la legge elettorale? Non vi promettiamo una copertura completa dei prossimi drammi, ma vi invitiamo a seguire il nostro canale Telegram. Se qualcuno tornerà dalle ferie senza essersi licenziato, potremmo fare lì un riassunto di quello che accadrà. Grazie ancora e buona estate!

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