Ottant’anni e non sentirli. Buona Festa della Repubblica!
Per chi non lo sapesse, il risultato del referendum del 1946 fu proclamato ufficialmente nella Sala della Lupa di Montecitorio, dove nel 1924 si ritirarono i deputati aventiniani dopo l’omicidio Matteotti.
E proprio a Matteotti è stato dedicato l’unico momento degno di nota in due settimane altrimenti sonnacchiose, a causa delle elezioni amministrative e della relativa sospensione dei lavori d’Aula.
Mercoledì 27 maggio alla Camera si è tenuta la commemorazione del famoso discorso di Giacomo Matteotti del 30 maggio 1924. Con l’occasione, il banco numero 14 dell’emiciclo, dal quale Matteotti denunciò i brogli e le violenze compiute dal regime fascista in occasione delle elezioni, è stato intitolato al politico socialista, con nome e targa. Pertanto questo scranno, già lasciato libero dal centesimo anniversario della morte, non verrà più assegnato ad alcun deputato e resterà vuoto.
Un momento simbolico che ha comunque generato qualche polemica per la scarsa partecipazione di una parte dell’emiciclo alla commemorazione. Non saremo però certo noi a fare le conte, perché abbiamo comunque una puntata da discutere:
un referendum non è la fine del mondo;
anche i piccoli sono importanti;
cosa c’entrano delle manette con una commissione.
Ricorderete forse di quel piccolo referendum sulla giustizia a cui le sorti del Paese erano appese appena un po’ di tempo fa. La bocciatura della riforma costituzionale pareva aver bloccato ogni velleità sul tema ma l’ultimo turno di elezioni amministrative ha forse aiutato la maggioranza a uscire dal tunnel psicologico della sconfitta nelle urne. E così, una nuova stagione di riforme sulla giustizia, questa volta più condivise, pare essersi già riaperta, con ben tre proposte di legge già approvate in prima lettura alla Camera.
Martedì 26 maggio è stato il turno di una proposta del Governo, per la riforma dell’ordinamento forense. Si tratta di una delega, per cui il Ministero della Giustizia avrà sei mesi dall’entrata in vigore per pubblicare i decreti legislativi veri e propri: su questo punto le opposizioni hanno lamentato lo scarso ruolo del parlamento, che anche questa volta lascia al Governo la maggior parte del lavoro legislativo, senza però contestare la necessità della riforma (tanto che solo il M5S si è astenuto). Viene ribadita l’indipendenza dell’avvocato e verranno in particolare introdotte alcune norme relative al segreto professionale, al codice deontologico, all’assicurazione per la responsabilità civile e all’equo compenso.
Ha avuto un po’ più di risalto mediatico la proposta Enrico Costa (FI) che prevede una riforma del codice sui dati personali per obbligare i mezzi di informazione a dare notizia anche delle assoluzioni. Come si sa, trovano sempre grande spazio le notizie dell’apertura di indagini, con tanti titoli spesso sguaiati che danno l’indagato già per condannato. Poco o nullo è lo spazio invece per le assoluzioni o le archiviazioni: non sempre per cattiva fede ma certamente per un po’ malato ciclo delle notizie.
Questa proposta obbligherebbe l’editore a pubblicare la notizia di assoluzione, per riabilitare in parte il nome dell’indagato. Se la teoria funziona, le opposizioni si sono astenute sottolineando la vaghezza del testo sulle modalità pratiche, soprattutto su come valutare l’adeguatezza dello spazio dedicato rispetto al risalto dato alla notizia originaria.
Infine, sono tornate anche le riforme costituzionali, con ben più speranze di arrivare a conclusione. Mercoledì 27 maggio, la Camera ha approvato in prima deliberazione la modifica dell’articolo 24 della Costituzione, a cui verrebbe aggiunto un nuovo comma: «La Repubblica tutela le vittime di reato». Questa modifica, votata all’unanimità, riconosce i diritti delle vittime e impegna la Repubblica ad assicurare strumenti effettivi di tutela e di assistenza, senza però influenzare il principio del giusto processo sancito dall’articolo 111, nel quale inizialmente la proposta aveva inserito il comma. Il lavoro del Senato ha quindi permesso di arrivare a un testo condiviso da maggioranza e opposizioni, che dovrebbe senza ulteriori patemi essere approvato presto da entrambe le camere in seconda deliberazione. E senza nemmeno un referendum.
Rispetto alla legislatura precedente, la situazione politica molto più stabile ha fatto crollare il numero di cambi di casacca. D’altra parte, non c’è bisogno di muoversi se nulla cambia intorno a te. Ma ultimamente qualcosina si è mossa, e ovviamente per merito del nuovo astro della politica italiana.
È nata una nuova componente del gruppo Misto alla Camera. Si tratta di Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci, che sbarca ufficialmente in aula come gruppo parlamentare. A farne parte sono i tre ex-leghisti Edoardo Ziello, Laura Ravetto, Rossano Sasso e l’ex-meloniano Emanuele Pozzolo.
Come i più attenti di voi ricorderanno, però, per formare una componente del Misto con meno di dieci deputati serve il simbolo di un partito che si è presentato alle elezioni. Vannacci ha fondato il suo partito solamente a inizio 2026 e così in suo soccorso è arrivato Marco Lusetti, fondatore del partito Free: con i suoi 829 voti a livello nazionale nel 2022 (lo 0,0029%), ha permesso la nascita della componente del generale “Futuro Nazionale-Free”. Non si tratta solo di farsi belli: per le componenti del gruppo Misto sono previsti tempi di parola dedicati maggiori rispetto a quelli per i parlamentari non iscritti e alle componenti è anche riservata una parte di finanziamenti, che di questi tempi tornano sempre utili.
Una partenza morigerata con soli quattro deputati, che però non lascia indifferenti Lega e Fratelli d’Italia, soprattutto nell’ottica delle alleanze per le prossime elezioni.
Tra le tante commissioni parlamentari ce n’è una spesso citata, la cosiddetta Vigilanza RAI, che decide gli indirizzi del servizio pubblico e vigila sul loro rispetto, tra le altre cose ratificando la nomina del Presidente della RAI, che viene però nominato dal Ministro dell’Economia. Tale ratifica richiede i due terzi dei voti e su questo si è aperto un problema.
A settembre 2024, il Ministro Giorgetti aveva indicato come nuova presidente Simona Agnes, senza però coinvolgere nella scelta le opposizioni, che hanno deciso di non sostenerla nel voto in Commissione. La maggioranza non dispone però dei due terzi: per evitare di affossare la nomina con un voto contrario, i parlamentari di maggioranza hanno quindi sistematicamente disertato tutte le convocazioni della commissione, fino allo scorso mercoledì 27 maggio. A sbloccare la situazione è stata la protesta del deputato Roberto Giachetti, che ha iniziato il 5 maggio uno sciopero della fame per poi ammanettarsi (letteralmente) al suo banco nell’Aula della Camera venerdì 15 maggio. Sono bastate a quel punto cinque ore di sciopero della sete perché la maggioranza si decidesse a partecipare.
Finalmente la Commissione ha potuto riunirsi dopo un anno e mezzo, senza però affrontare i temi caldi della presidenza e della riforma della governance della RAI. Vedremo quanto durerà ancora lo stallo.
L’onorevole Giachetti dopo la plateale protesta è rimasto comunque più inficiato dal tifo per il pallone.
PRESIDENTE: Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare il deputato Giachetti, che illustrerà anche la mozione n. 1-00572, di cui è cofirmatario. Prego, onorevole Giachetti… no, è che vedevo che ha una mano offesa, non perché… prego. Finché è la mano…
ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): No, Presidente, sono state le…
PRESIDENTE: Eh le manette, quelle…
ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): No, non le manette, l’esaltazione della domenica calcistica.
PRESIDENTE: No, la prego. Io le ho dato la parola sulla mozione. Non parli di altro, si attenga all’ordine del giorno, per favore. Prego.
E insomma finiscono le scuole, l’estate avanza e il Parlamento entra in quello strano sprint finale che serve a chiudere tutti i dossier più importanti prima della pausa agostana. Uno slancio che si rivelerà molto interessante, perché la maggioranza ha promesso di approvare alla Camera anche la nuova legge elettorale, che è già un po’ cambiata dagli annunci di qualche mese fa.
E si sa che il caldo dà un po’ alla testa, che una volta che c’è una legge elettorale è peccato non usarla, che non bisogna lasciare mai tempo ai pretendenti di organizzarsi, insomma meglio riposarsi ora che poi non si sa mai. Quindi ci rivediamo qui, tra due settimane, per questo ultimo sforzo mentre decidiamo quando inizierà la nostra pausa estiva. Ma torniamo, non serve che vi ammanettiate di fronte alla redazione!
A tra due settimane! E buona Festa del Grazie a chi festeggia!
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Approvato alla Camera il documento LXXXVI/4, relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea per il 2026.
Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la legge 85/2026, che istituisce il Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre, la legge 88/2026, di conversione del DL Fiscale, e le leggi di modifica delle intese con l’Unione Induista Italiana, la Chiesa Apostolica in Italia e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 89/2026, Carburanti-quater.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 83/2026, di attuazione della direttiva europea sul permesso di soggiorno unico, il decreto legislativo 86/2026, di recepimento della direttiva europea e di adeguamento al regolamento europeo sui mercati dei capitali, il decreto legislativo 91/2026, di attuazione della direttiva europea sugli organismi per la parità, il decreto legislativo 94/2026, di attuazione dello statuto del Trentino-Alto Adige, e il decreto legislativo 96/2026, di attuazione della direttiva europea per la parità di retribuzione tra uomini e donne.
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