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Buvette · Mar 24, 2026

E ora torniamo alla politica parlamentare

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Dopo un mese di attenzioni rivolte al referendum e alla guerra in Medio Oriente, torniamo a vedere cosa è stato deciso in Parlamento nel frattempo

Preparare le puntate in anticipo è sempre un rischio, ma d’altra parte il lavoro dei giornalisti è pieno di azzardi e insidie. Noi invece, che giornalisti non siamo, non avevamo semplicemente la freschezza di metterci al lavoro dopo due giorni passati ai seggi. E quindi, anche ringraziando la Presidente del Consiglio che non ha fatto la mossa del cavallo à la Renzi, possiamo tranquillamente tornare in Parlamento, per riassumere questo ultimo mese di lavori mentre tutti parlavano del referendum:

  • una definizione contestata di antisemitismo;

  • questa proposta non s’ha da fare;

  • omicidi e connessi.


Una discussa definizione di antisemitismo

Nonostante la solita rarefazione dei lavori nel periodo pre-elettorale, l’ultimo mese ha visto dei dibattiti parlamentari molto accesi, anche a causa della situazione internazionale: ne sono successe di cose dalla nostra ultima puntata regolare. Ma non è stata solo la politica estera a sobillare gli animi.

Mercoledì 4 marzo, il Senato ha approvato in prima lettura la proposta di legge Romeo (Lega) per il contrasto dell’anti-semitismo. Se il principio trova un accordo unanime in Aula, la legge è stata molto criticata dalle forze di opposizione.

Il testo recepisce integralmente la definizione operativa di anti-semitismo elaborata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), inclusi i cosiddetti “indicatori”, ovvero degli esempi di comportamenti moderni che sarebbero espressione di antisemitismo (per esempio, negare la Shoah o sostenere teorie del complotto come i Protocolli dei Savi di Sion). Tra questi indicatori ve ne sono però alcuni che fanno riferimento allo Stato d’Israele e che creerebbero una certa confusione tra anti-semitismo e anti-sionismo. In questo senso, sebbene la definizione stessa sottolinei la legittimità delle critiche a Israele, secondo i critici tende a catalogare come anti-semite delle azioni di critica e boicottaggio verso Israele, come già evidenziato da Amnesty International.

La proposta di legge definisce poi una serie di azioni a costo zero per contrastare l’anti-semitismo, come l’elaborazione da parte del Governo di una strategia nazionale per prevenire le discriminazioni, promuovere la conoscenza della cultura ebraica e rafforzare la coesione sociale, corredata da alcune linee di azione concrete con interventi mirati. Per esempio, una formazione specifica rivolta a magistrati, prefetti e forze dell’ordine, oppure attività per scuole e università, oppure campagne di informazione sul tema. Infine, vengono approfonditi i compiti del Coordinatore nazionale per la lotta contro l’anti-semitismo.

Nella discussione in Commissione Affari costituzionali sono state espunte dal testo le proposte che più avevano attirato critiche: Romeo aveva infatti proposto una modifica della legge sulla pubblica sicurezza, prevedendo un divieto per le manifestazioni che mostravano un “grave rischio potenziale” di uso di simboli e slogan anti-semiti; mentre la proposta Gasparri (Forza Italia) modificava l’articolo 604-bis del codice penale sulla discriminazione, aggiungendo un’aggravante per l’anti-semitismo.

Il voto in Aula ha visto la maggioranza compatta, insieme anche ad Azione e Italia Viva. M5S e AVS hanno votato contro il testo, mentre il PD si è astenuto, anche se sei dei suoi senatori hanno votato a favore. I contrari hanno riconosciuto il miglioramento del testo in Commissione, ma hanno spiegato che l’utilizzo della definizione dell’IHRA rischia di trasformarsi in un’arma politica da usare contro i critici delle politiche di Israele: la formazione delle forze dell’ordine e dei magistrati su questa definizione potrebbe tradursi in un’ulteriore compressione del diritto di manifestazione e di espressione, che già sono stati limitati e ostacolati dall’attuale governo.

Il testo è ora alla Camera, dove deve iniziare la discussione in commissione.


Sorry not sorry

Nelle puntate precedenti abbiamo già affrontato l’abilità della maggioranza di affossare in modi molto creativi le proposte delle opposizioni, tanto che nella riforma del regolamento della Camera si è cercato di mettere un freno all’inventiva parlamentare. Questo nuovo regolamento però entrerà in vigore solo nella prossima legislatura, così nel frattempo sono state fatte sparire altre tre proposte.

Martedì 24 febbraio la Camera ha respinto la proposta di legge Schlein (PD) per la modifica del congedo obbligatorio di maternità, che sarebbe stato retribuito 100% per tutto il periodo, e paternità, che sarebbe stato allungato dagli attuali dieci giorni a quattro mesi. Per fare fronte ai 3 miliardi previsti per tali misure, la proposta prevedeva l’utilizzo dei risparmi provenienti dall’abolizione dei sussidi ambientalmente dannosi. E qui è intervenuta la scure della commissione Bilancio, che ha espresso un parere negativo sulle coperture giudicate non adeguate, bisogna dire anche suffragata anche dalla Ragioneria dello Stato.

Martedì 3 marzo è stato invece il turno della proposta Fratoianni (AVS) per favorire la stipula di contratti collettivi che prevedano la riduzione dell’orario settimanale a parità di stipendio. Anche qui è però intervenuta la Commissione Bilancio, perché i 50 milioni necessari erano recuperati da un fondo di bilancio che nel frattempo era stato svuotato da altri interventi.

Infine, un po’ diverso quanto avvenuto mercoledì 11 marzo, quando è stata respinta sempre alla Camera la proposta di legge Ascani (PD) sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle campagne elettorali. Nonostante le rassicurazioni della maggioranza sulla volontà di arrivare a un accordo sul testo, alla fine la Commissione Affari costituzionali ha proposto all’Aula di respingere il testo, in quanto alcune disposizioni erano in contrasto con l’AI Act dell’Unione Europea e con le derivanti norme di coordinamento italiane.

Nella difficoltà di votare contro proposte di legge che sarebbe politicamente sconveniente bloccare, la maggioranza continua a trovare modi per delegare la scelta a ragioni apparentemente tecniche. Nessuno nega infatti la buona volontà della Ragioneria generale nell’indicare la mancanza di coperture (e una tendenza a coperture vaghe da parte dei proponenti), ma quello che è mancato è il dialogo che avrebbe permesso di individuare i fondi da utilizzare. Un giochetto facile, che però consegna all’irrilevanza il dibattito parlamentare.


Una dovuta rettifica legislativa

Ma ci sono volte in cui maggioranza e opposizioni riescono a lavorare insieme, specialmente su alcuni temi molto delicati.

Nella seduta di martedì 3 marzo, la Camera ha approvato all’unanimità e in via definitiva una proposta di legge che regola la disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio. In particolare, si prevede che il coniuge o parente indagato per reati come l’omicidio o l’istigazione al suicidio, fino alla sentenza definitiva di proscioglimento, non può decidere di seppellire o cremare il cadavere. Così ci si assicura che non sia colui che ha compiuto il reato a poter decidere della salma, approfittando magari anche per eliminare eventuali prove. Già ora sono previsti dei meccanismi per tutelare le indagini, ma alcuni casi di cronaca hanno reso necessaria questa integrazione.


Uno show che consigliamo di guardare in video.

Presidente La Russa: (lontano dal microfono che rimane acceso) Come si chiama quel coglione che continua a urlare?

Gli viene suggerito sia il senatore Antonio Nicita del Pd (ndr.)

Presidente: (di fronte al microfono) Abbiamo apprezzato il suo intervento.


Nel caso vi foste addormentati ieri mattina, risvegliati solo ora e deciso di leggerci come prima cosa, vi possiamo rivelare che al referendum ha vinto il NO con il 53% facendo registrare un’affluenza ben sopra le aspettative, non lontana dalle ultime politiche e superiore alle europee. La presidente Meloni ha subito ribadito che non si dimetterà, ma bisognerà vedere quanto questo inciampo influirà sulle dinamiche interne e sulla stabilità della maggioranza.

Questo risultato porterà quindi a nuovi sviluppi politici imperdibili ed emozionanti? Non lo sappiamo ancora, ma sapete dove guardare. Tra due martedì, come sempre! Ciao!

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