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la pagina bianca · Oct 31, 2025

Come il mercato ha cannibalizzato le fanfiction

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Valentina Pinzuti · la pagina bianca

Partiamo da qui: il più grande debutto dell’anno, caso editoriale internazionale con un milione di copie vendute in meno di un mese e diritti cinematografici già acquisiti a una cifra da capogiro, ovvero Alchemised di SenLinYu, è un romanzo che nasce come fanfiction. Una fanfiction Dramione (aka Draco/Hermione per i profani) per l’esattezza, ma ci torneremo.

Non è la prima volta che una fanfiction trasformata in romanzo ha una tale risonanza: ci sono già stati i casi di Cinquanta sfumature di grigio, After e The Love Hypothesis, solo per citarne alcuni. Ma il successo di Alchemised ha inevitabilmente riaperto il dibattito sulla complessa relazione tra originalità, fandom e opere trasformative, sulle logiche che determinano certe operazioni e, soprattutto, sulle conseguenze dello sfruttamento economico di narrazioni che da sempre si basano sulla totale gratuità e libertà di fruizione, come è tipico delle fanfiction.

Un paio di articoli molto interessanti hanno già affrontato la questione dello sfruttamento economico delle fanfiction, a partire dal loro utilizzo per il training delle IA e dall’affacciarsi di corsi da migliaia di euro su come scriverle1. Vi invito a recuperarli, perché sono tutte preoccupazioni a mio avviso più che legittime.

Come diverse altre autrici millennial attualmente attive (il femminile non è casuale, ma anche su questo torneremo), sia italiane che estere2, anch’io nasco come fanwriter. È stato lì, nei fandom, che mi sono fatta le ossa come scrittrice, che ho avuto i primi riscontri di pubblico e che ho imparato lezioni preziose su ritmo narrativo e caratterizzazione, ma anche sul valore della scrittura fine a se stessa, senza considerazioni di ritorno economico o di intercettazione di un certo pubblico. Nutro una profonda gratitudine nei confronti delle fanfiction e delle comunità che le alimentano, e ho un certo rispetto per questa forma di storytelling, pur con tutte le ingenuità e alcune problematiche che si porta dietro.

Fa strano, quindi, vedere tutti i modi in cui il mercato editoriale sta rubando a piene mani da quel mondo, soprattutto dopo averlo guardato dall’alto in basso per decenni. Ma la monetizzazione di popolari fanfiction è solo la punta dell’iceberg di alcuni trend più generali che negli ultimi anni hanno investito l’intrattenimento e la narrativa di genere. Ecco perché questa non vuole essere una critica né di Alchemised, né di altri casi simili. Semmai un modo per parlare del fenomeno e cercare di comprendere cosa c'è dietro.

Ah, i tropes. Croce e delizia del mondo editoriale odierno, tra chi li considera uno strumento imprescindibile per identificare gli elementi centrali di un libro nei tre secondi netti richiesti dai social, e chi li ritiene i principali colpevoli della banalizzazione e standardizzazione di tanti romanzi in un mondo dove il concept vende più del contenuto.

Ma facciamo un saltino indietro. I tropi non sono affatto una novità in ambito narrativo. Nella loro accezione più generale - quella, direi, effettivamente corretta - i tropi non sono altro che schemi narrativi più o meno ricorrenti, o funzioni archetipiche incarnate da questo o dal quel personaggio. Esistono da sempre, e sono stati poi popolarizzati nella cultura pop soprattutto in riferimento allo storytelling di tipo seriale come quello della tv e del fumetto3. Dov'è, quindi, che qualcosa è andato storto? TikTok, con il suo modello di comunicazione rapido e semplificante, ci ha sicuramente messo lo zampino. Ma il loro uso come scorciatoie per identificare a colpo d’occhio i contenuti di una storia nasce in realtà proprio dalle fanfiction e dai cosiddetti “tag”.

Enemies to lovers, sì, ma anche hurt/comfort, angst, fluff, character death, fake relationship, pining, childhood friends, solo per citarne alcuni, fino a tutto l’universo delle AU (Alternate Universe): chiunque ha familiarità con le fanfiction riconoscerà queste diciture all’istante, perché sono alla base del loro modello di fruizione. Sui siti più popolari - AO3, fanfiction.net e, tanto tempo fa, il nostrano e mai dimenticato EFP - agiscono come veri e propri filtri, che consentono di orientarsi tra le decine di migliaia di opere presenti e di scegliere le differenti premesse, situazioni, universi narrativi e così via in cui leggere dei tuoi personaggi e del tuo pairing preferito. Un vero e proprio menù narrativo à la carte.

Tutto ciò funziona estremamente bene in ambito fanfiction. Questo perché una parte importante del lavoro è già stato fatto a monte, nell’opera originale. Tu che leggi - o scrivi - conosci già quei personaggi e quell’universo narrativo. Hai già stabilito un legame affettivo con loro attraverso l’opera di riferimento e adesso sei in cerca di una continuazione di ciò che quell’opera ti ha dato - oppure non ti ha dato, come nel caso dei pairing non canon. Le fanfiction finiscono quindi per formare una specie di infinito multiverso narrativo, all’interno del quale è possibile saltellare a piacimento da una versione all’altra del proprio fandom preferito, con la consapevolezza che certi elementi resteranno comunque riconoscibili.

Ma il legame con l’originale è fondamentale. Se togli quello, crolla tutto. Senza un legame emotivo prestabilito con i personaggi e l’universo narrativo, senza tutta la conoscenza pregressa di certe dinamiche, leitmotiv ed easter eggs, ciò che rimane è spesso una storia insipida e banalotta, definita da inutile lista di tropes/tag che dicono poco o niente. Suona familiare?

Data la forte sovrapposizione tra le comunità delle fanfiction e il pubblico di certi generi (romance e fantasy in particolare), ma anche grazie alla natura fluida di internet e dei social, linguaggio ed elementi tipici delle fanfiction hanno finito inevitabilmente per filtrare in altri spazi, quelli del marketing editoriale in primis. Altrettanto inevitabile era che qualcuno, prima o poi, ne intuisse il potenziale economico e i tag/tropes sono stati adattati per essere proposti al pubblico generalista

L’insoddisfazione sempre più diffusa verso un certo modo di marketizzare e di concepire molti romanzi nasce da questo scollamento: i tropes/tag sono diventati fondamentali per la vendita di un certo genere di libri, ma dal momento che non si è fatto lo sforzo di comprendere il contesto in cui sono nati e che li ha resi popolari, hanno finito via via per essere sempre più svuotati di significato e perdere la loro funzione.

Un simile discorso potrebbe essere fatto anche per quello che oggi chiamiamo spicy, e che in ambito fanfiction si è via via chiamato in vari modi, come lemon, smut o direttamente p0rn. Visto che l’intero sistema delle fanfiction si basa sostanzialmente sulle relazioni romantiche e/o sessuali delle coppie di personaggi - i cosiddetti pairing o ship, appunto - capita molto spesso che le storie sfocino nell’erotico e nel kink. Basta guardare lo screenshot qui sopra per rendersi conto che non è affatto strano imbattersi su AO3 in racconti che farebbero sembrare YouPorn un morigerato circolo dell’oratorio. Questi comprendono anche kink considerati più tabù, come l’incest, il non-con e il dub-con (abbreviazioni, rispettivamente, di non-consensual e dubious-consent).

L’atteggiamento prevalente nei confronti di queste storie all’interno dei fandom è molto sulla linea del “vivi e lascia vivere”. Questo, credo, ha molto a che vedere con la natura libera e sostanzialmente anarchica delle fanfiction: del resto, chi può impedire a una persona anonima di pubblicare gratuitamente racconti erotici su internet? Se non vuoi leggerli, basta usare i riferimenti offerti dai filtri/tag. E se per caso ti ci imbatti lo stesso - cosa molto difficile, perché una delle regole auree delle fanfiction è proprio l’uso religioso dei tag - be’, nessuno ti ha chiesto soldi. Chiudi la pagina e passi oltre.

Aggiungerei anche che l’assenza di dinamiche tipiche del mercato, dalla monetizzazione agli investimenti di marketing e tutta la creazione di domanda-offerta, cambia completamente la lente attraverso la quale questo tipo di narrazioni più ‘problematiche’ vengono fruite. Vuoi per tutti i motivi già elencati sopra, e per il fatto che le fanfiction sono spesso delle specie di parchi giochi con personaggi e dinamiche prestabilite, ma l’esperienza di leggere una fanfiction non-con è profondamente diversa rispetto a quella di leggere la romanticizzazione dello stupro in un romanzo. Alla base c’è un diverso elemento di consenso, che cambia radicalmente il patto implicito tra chi legge e chi scrive. Un consenso al non-consenso, si potrebbe definire, non dissimile da certi giochi erotici, e che grazie alla gratuità può essere, e questo è molto importante, ritirato in qualsiasi momento. Questo spiegherebbe anche perché le fanfiction possono permettersi di spingersi in direzioni che sono invece più problematiche nella narrativa mainstream, e rappresentare addirittura uno spazio sicuro in cui le persone possono esplorare fantasie e dinamiche proibite.

Le cose ovviamente cambiano quando tutto ciò viene impacchettato in edizioni da 25 euro e spinto da investimenti di marketing, invece che lasciato a se stesso nel proprio angolino di internet.

Essendo prodotti legati a doppio filo a opere protette da copyright, le fanfiction sono da sempre, per loro stessa natura, gratuite e non monetizzabili, quindi è naturale chiedersi quali siano le implicazioni legate alla loro ripubblicazione come romanzi.

Dal punto di vista legale, è tutto piuttosto legittimo. O perlomeno, non ci sono mai state cause per violazioni di copyright in tal senso, anche se questo non esclude che avrebbero potuto esserci. Un interessante articolo, per esempio, si chiede se oggi le cose sarebbe diverse se Stephanie Meyer avesse a suo tempo deciso di intentare una causa contro E. L. James e le sue Cinquanta sfumature. Un bel what if, ma non lo sapremo mai.

Dal punto di vista creativo, invece, le cose si fanno più ambigue. Sotto questo aspetto, Alchemised è un caso piuttosto emblematico, per forza destinato a far discutere. Questo perché, differenza di altre opere che sono, più o meno, riuscite a slegarsi dal contesto di origine (file off the serial numbers, dicono in inglese, ovvero “limare via il numero di serie”), Alchemised si porta dietro due macigni piuttosto difficili da ignorare.

Il primo è la relazione con l’opera originale, e cioè Harry Potter. L’associazione in questo caso è particolarmente spinosa per via della figura problematica di J. K. Rowling, che usa attivamente gli ingenti ricavi derivati dalla sua opera per finanziare politiche e iniziative volte a invalidare l’esistenza e i diritti delle persone trans. SenLinYu, autorə oltretutto non-binary, ha provato a distanziarsene4. Poco prima dell’uscita ha pubblicato un post su tutte le opere che hanno reso possibile Alchemised, nel quale la palese assenza di Harry Potter, anche a voler essere indulgenti, fa perlomeno alzare un sopracciglio. Il marketing però non perdona. Il legame con Harry Potter è stato ampiamente sfruttato nella campagna promozionale, spremuto fino all’ultima goccia, e lo stesso è accaduto con altri due romanzi pubblicati quest’anno e nati come fanfiction Dramione. Del resto, se il romanzo non fosse stato una popolare fanfiction con una nutrita fanbase, sarebbe stato pubblicato? E possiamo davvero essere certe che tutta questa visibilità non abbia beneficiato, a livello economico e di immagine, anche J. K. Rowling? Io non sono così pronta a scommetterci, su nessuna delle due cose.

L’altro macigno è che la fanfiction era un non-con. Anche in questo caso l’autorə ha provato a distanziarsi, rimaneggiando le scene e le dinamiche, tanto che i pareri sono nettamente spaccati, tra chi giustifica le scelte fatte in questo senso e chi continua a vedere problematicità nel modo in cui la violenza viene trattata. Il solo fatto che la questione venga dibattuta in modo così accesso, per quel che mi riguarda, indica che forse un problema c’è.

Questo dipende forse anche dal fatto che è molto più difficile di quanto si pensi riscrivere un’opera nata come fanfiction. Se da una parte è vero che tutte le narrazioni sono di fatto rigurgiti di ciò che è venuto prima, e in questo senso non dovrebbe esserci molta differenza tra un romanzo originale che prende ispirazione delle opere più varie e una fanfiction, resta comunque la questione dell’”impronta”.

Un romanzo originale nasce certo dalle ispirazioni più varie, ma si modella comunque attorno a un suo stampo creato da zero. La particolarità di una fanfiction, invece, è proprio quella di muoversi all’interno di un calco pre-esistente e che rappresenta sia la sua sfida creativa, sia le sue principali costrizioni. Anzi, più una storia funziona come fanfiction, più è radicata nella conoscenza del canon e trova modi interessanti di rielaborarlo, più sarà difficile limarne via il numero seriale; togli quello, e di colpo l’impianto traballa. Ho la sensazione che sia stato così anche per Alchemised: dentro ci ho intravisto tutto ciò che può aver reso popolare la fanfiction, ma ho anche sentito il peso delle numerose forzature a cui si è dovuta piegare per non violare il copyright.

Del resto, chi scrive lo sa: puoi togliere, aggiungere e riscrivere quanto vuoi, ma l’“impronta” attorno alla quale un romanzo viene costruito è la cosa in assoluto più difficile da modificare. Se devi intervenire su quella, non ci sono rimaneggiamenti che tengano. La soluzione migliore è sempre ripensare l’impianto da zero.

Questo non vuol dire che trasportare il linguaggio e lo storytelling delle fanfiction nel mainstream non sia possibile, e anzi auspicabile. La saga del Sepolcro Sigillato ne è un ottimo esempio. L’autorə, Tamsyn Muir, strizza l’occhio alle fanfiction di continuo: nella caratterizzazione dei suoi numerosi personaggi, nella costruzione delle inside jokes, ma soprattutto nell’uso innovativo di espedienti narrativi tipici delle fanfiction per costruire i colpi di scena e spiazzare il lettore. Il secondo volume della saga, Harrow la Nona, porta il tutto a livelli davvero brillanti5.

Harrow la Nona: Tamsyn Muir ai Premi Hugo - Fantasy & Fantascienza
Harrow, amore mio.

Gran parte delle fanfiction diventate romanzi di successo condividono alcune caratteristiche che le rendono molto appetibili per un pubblico generalista: una scrittura semplice (o brutta, perfino, ammettiamolo, come nel caso di Cinquanta sfumature), una coppia centrale con dinamiche spesso discutibili e, soprattutto, rigorosamente etero (o comunque F/M). Questo, tuttavia, la dice molto più lunga sul mercato editoriale generalista che sulle fanfiction, che in realtà sono per la stragrande maggioranza molto, molto gay.

E lo sono da sempre. Il concetto stesso di fanfiction per come lo intendiamo oggi6 nasce, tra gli anni ‘60 e ‘70, grazie alla madre di tutti i fandom, i Trekkies di Star Trek, e alla proliferazione nelle fanzine di storie dedicate alla popolarissima ship Kirk/Spock.

Questa queerness profondamente radicata, unita al fatto che, fin dagli inizi, si sia trattato di storie scritte in larga parte da donne, fa sì che le fanfiction siano da sempre una forma di storytelling alternativa, che è nata e si è sviluppata sui margini, anche come risposta all’esclusione di certe categorie da parte delle narrazioni dominanti. Visto che la cultura mainstream, a lungo, non ha offerto rappresentazioni di coppie dello stesso sesso, le fanfiction hanno spesso sopperito a quel vuoto, riscrivendo le regole e popolarizzando pairing che, nelle narrazioni tradizionali, non sarebbero mai diventati canon. Per molte persone, il fandom ha spesso rappresentato una rifugio in cui esplorare la propria identità, uno spazio libero e indipendente dalle logiche del mercato e dalle convenzioni della narrazione tradizionale.

Ancora oggi, un buon 80% dei pairing più popolari sono M/M: Dean/Castiel di Supernatural resta la ship con il maggior numero di storie mai pubblicate su AO3, ma sono popolarissimi anche Draco/Harry, Sherlock/Watson, Aziraphale/Crowley di Good Omens, Bucky/Steve della Marvel e così via.

Certo, anche in questo ci sono alcune problematiche, una su tutti la tendenza alla feticizzazione. Eppure, è curioso che nessuna fanfiction diventata bestseller internazionale abbia mai avuto origine in uno di questi popolarissimi fandom. I motivi, anche alla luce di quanto detto sopra, sono facili da intuire. La queerness non è altrettanto appetibile su larga scala e di conseguenza meno monetizzabile.

Anche qui, lo sfruttamento economico fa ciò che da sempre sa fare meglio: si prende ciò che fa comodo e scarta ciò che non gli serve.

E le fanfiction, intanto, come se la passano? Sono ormai un po’ di anni che non frequento più quel mondo attivamente, ma andando a spulciare le statistiche di AO3 sono rimasta colpita dal fatto che, se fino a dieci anni fa a regnare erano soprattutto le serie tv del momento come Sherlock, Supernatural e Teen Wolf, oggi i fandom più attivi sono soprattutto quelli con una lunga storia alle spalle, come Marvel e Harry Potter. Accanto a questi troviamo poi prodotti più di nicchia, come i manhwa o serie come Hazbin Hotel o Arcane7.

Le fanfiction del resto sono un fenomeno che nasce dall’attesa, dalla mancata realizzazione. Tendono a proliferare intorno a coppie che nell’opera originale hanno uno sviluppo estremamente lento o mai del tutto realizzato, quindi ha senso che, più aumentano gli enemies-to-lovers convenzionalmente attraenti che già sai si salteranno addosso dopo poche pagine, più diventi raro trovare opere originali capaci di alimentare questo fenomeno. È una interessante fotografia di come è cambiato il panorama dell’intrattenimento, che oggi è più immediato e meno slow-burn.

Intanto, il mercato guarda con interesse alle fanfiction perché - nell’era del tutto e subito, in cui le predizioni degli algoritmi fanno il bello e il cattivo tempo - l’appeal di un prodotto che arriva con un pubblico già consolidato e pronto a fare da cassa di risonanza è piuttosto ovvio. È lo stesso motivo per cui vanno di moda i reboot o per cui si tende a privilegiare opere che viaggiano su binari sicuri e già percorsi. Raccontare storie nuove richiede assumersi il rischio di fallire, anche più e più volte, prima di avere successo. Oggi, in quanti sono disposti a concederlo?

E, forse, il paradosso più grande è proprio questo. Il mercato vuole disperatamente il livello di ossessione e dedizione del pubblico che le fanfiction rappresentano, ma è sempre meno disposto a investire in ciò che serve per crearlo: opere originali alle quali vengono concessi il tempo e lo spazio di trovare la propria audience, di consolidare il legame emotivo con il pubblico e di espandersi in universi narrativi ricchi e complessi. Nel frattempo si punta di più su trend che gonfiano le tasche nel breve periodo, ma impoveriscono pian piano la creatività della cultura popolare. I nuovi modelli di consumo hanno spostato drasticamente l’attenzione sul rendimento economico a breve termine, a discapito della qualità del contenuto. Basta pensare a quante meno saghe vengono pubblicate, oppure a quante ottime serie vengono cancellate nel giro di appena pochi mesi per non aver generato abbastanza views, quando magari dieci anni fa avrebbero avuto almeno una o due chance in più.

Non è una prospettiva molto incoraggiante. Chissà però che una reazione, un diverso modo di concepire l’arte dell’intrattenimento, non possa giungere proprio da tutto ciò che per, più di mezzo secolo, ha alimentato il mondo sotterraneo delle fanfiction. Quello spirito un po’ anarchico, fuori dal sistema e dalle logiche di mercato.

Come dire, la fanfiction è morta. Lunga vita alla fanfiction.

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-Vale

1

Non c’è davvero molto da sapere su come si scrive una fanfiction: prendi personaggio A, prendi personaggio B, e fai now kiss. Cringe e brutta scrittura sono autorizzati. Duemila euro risparmiati, non ringraziatemi.

2

Una della fondatrici di AO3 è nientemeno che la pluripremiata Naomi Novik.

4

Immaginiamo di essere SenLinYu. Un bel giorno qualcuno ci offre una valanga di soldi per una nostra vecchia fanfiction: avremmo l’audacia di dire no e scrivere piuttosto un romanzo originale, oppure intanto intaschiamo i milioni e poi il resto si vedrà?

6

Ovvero legato ai concetti di fandom e copyright, senza andare a scomodare tutte le forme di riscrittura e omaggio che da sempre esistono in letteratura tipo La Divina Commedia, aka the original self-insert fanfiction.

7

Due serie che capisco benissimo perché generino fanfiction, visto che sono di altissima qualità, con un’ottima caratterizzazione e molta delayed gratification.

Read the original on valepinzuti.substack.com

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