Il diario delle letture è un appuntamento de la pagina bianca che vuole essere periodico ma sarà certamente irregolare, dove ti parlo delle mie ultime letture e di altre cose interessanti lette, viste e ascoltate in giro.
Sono lenta in molte cose - scrittura, elaborazione e messa in pratica delle idee, la vita in generale - ma non nella lettura. Un po’ perché sono abituata da sempre a leggere tanto e spesso, ma soprattutto perché i libri sono il mio tranquillante, il mio personale regolatore emotivo con cui calmo ansie, insonnie e alti e bassi di energie. Non è necessariamente (sempre) un bene. Ci sono stati periodi di particolare stress in cui la cosa è andata fuori controllo, portandomi a leggere libri per i quali non avevo alcun interesse solo per poterli segnare come ‘completati’ (della serie: "ci sono tante cose che non posso controllare, ma posso controllare quanti libri finisco”), e la lettura ha iniziato ad avere un sapore diverso, amarognolo e stantio.
Per questo da alcuni anni ho cominciato a mettere in pratica piccoli accorgimenti per aiutarmi ad assaporare meglio le parole e le storie di cui mi nutro, così da non cadere in trappole come appunto il completismo compulsivo, o l’idea di dover leggere Libro X e Libro Y perché devo, e non perché mi va. Mentre spesso si distribuiscono dritte su come leggere di più, eccomi invece qui a darne un paio su come leggere magari di meno, però con più intenzione. La prima è tenere un diario delle letture (vale anche una nota sul cellulare) dove raccogliere impressioni e riflessioni non destinate alla pubblica condivisione, ma solo a un intimo piacere personale, lontano dall’esposizione al giudizio altrui. La seconda è quella di annotare i libri in corso di lettura con qualsiasi pensiero sparso, nota o reazione salti in mente (per lə maniachə dei libri intonsi come me, esistono dei comodi post-it trasparenti). La terza è farsi meno problemi ad abbandonare un libro per cui si è perso interesse, non importa che sia dopo poche pagine o vicino alla fine, e vedere quanto fa sentire immediatamente più leggerə.
Ne hai altre? Ti ascolto.
Di solito comincio sempre questa rubrica con la sezione dedicata al fantasy e affini, ma visto che questa volta le letture più belle sono state in altri generi mi pare più giusto cominciare da loro.
Voglio partire da due saggi che, tra un romanzo di narrativa e l’altro, mi hanno dato molto da pensare. Il primo è Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina di Francesca Albanese, un libro talmente presente e necessario che non ha certo bisogno di introduzioni. Posso dire questo, però: Albanese riesce a tradurre in parole una delle più dolorose ferite aperte del nostro tempo, a tracciarne fila che vanno da un passato non così remoto a un futuro che possiamo solo sperare abbia ancora una possibilità di esistere, e restituisce la dimensione umana a una questione che troppo spesso l’umanità se l’è vista strappare. E questo forse è il suo pregio più grande: la profonda umanità di cui ogni pagina è intrisa e della quale abbiamo, sempre più, un terribile bisogno.
L’altro saggio è Atlas of AI: Power, Politics, and the Planetary Costs of Artificial Intelligence, di Kate Crawford (inedito in italiano), un’analisi veramente lucida e attuale dei meccanismi tecnologici, economici e sociali di una questione ormai impossibile da ignorare e che, come anche Crawford spesso ci ricorda, non è in realtà né “intelligente” né “artificiale”. Ho trovato particolarmente interessante il modo in cui colloca gli sviluppi odierni in campo AI all’interno di una prospettiva più ampia e di lungo periodo, che illustra come la corsa all’AI abbia in realtà radici profonde in una mentalità colonialista, marginalizzante e di sfruttamento che va avanti da secoli e che qua sta solo raggiungendo il suo picco. Fare le cose in modo diverso vorrebbe dire ripensare il nostro intero sistema, ma è difficile dire se sia una concreta possibilità o solo un’utopia.
Passando alla narrativa, invece, sono rimasta inaspettatamente colpita da Sola con te all’infinito, di Olivie Blake (traduzione di Roberta Verde). Non è un romance, ma è una storia d’amore. Anzi, di una collisione: quella tra Regan, artista inquieta con un disturbo bipolare, e Aldo, matematico teorico molto probabilmente nello spettro autistico e con una storia di depressione. La storia è classica - due persone si incontrano, imparano a conoscersi, si cambiano a vicenda, si chiedono cosa sia davvero l’amore e se ne valga la pena -, ma è raccontata in un modo viscerale, imperfetto e quasi da capogiro, che mi ha trascinato nel vortice da cui sono travolti anche i protagonisti, con i loro pensieri spesso totalizzanti e talvolta autodistruttivi. Ho tifato per loro, e in loro ho rivisto parti di me e della mia stessa storia. Mi ha ricordato che, anche se io non sono molto un tipo da romance, amo ancora leggere storie d’amore, soprattutto quando escono dai canoni o sanno ancora raccontarmi qualcosa di vero.
Altra lettura molto d’impatto è stata Saltblood. Sangue salmastro, di Francesca De Tores (traduzione di Chiara Puntil), storia romanzata della vita di Mary Read. Narrato in un linguaggio senza fronzoli e al tempo stesso anche molto poetico, non è stato il romanzo avventuroso che mi aspettavo, bensì una storia di sopravvivenza e resilienza, della scoperta continua e irrequieta del proprio posto nel mondo e della propria identità. Nonostante l’inaffidabilità delle fonti, che la stessa autrice ammette, si sente che la ricostruzione storica è quanto più possibile accurata. Ho apprezzato la resa del rapporto sfaccettato tra Mary, Anne Bonny e Jack Rackham e anche come, grazie alle giuste licenze qua e là, il romanzo riesce a incarnare lo spirito della repubblica dei pirati, con tutti gli imperfetti ideali a cui cercava di aspirare.
E sempre per restare in tema di romanzi storici e queer, mi è piaciuto anche Le spietate, di Claudia Cravens (traduzione di Serena Daniele), storia di formazione e di educazione sentimentale dell’ingenua Bridget in un bordello del selvaggio West. Il western è un genere che non mi ha mai attirato (incolpo una certa estetica di estremo individualismo, o di sopraffazione di ciò che è “selvaggio”, l’americanismo sfrenato of it all), ma il romanzo è riuscito ad appassionarmi grazie a personaggi ben delineati, alle interessanti dinamiche tra le ragazze del bordello, alla tensione romantica e sessuale tra la protagonista e la donna per cui perde la testa, e a un ribaltamento di scenario che mi ha colto del tutto alla sprovvista (sul serio, chapeau).
È stata decisamente l’estate dei romanzi storici, perché un’altra lettura niente male è stata La fabbrica delle bambole, di Elizabeth Mcneal (traduzione di Giovanna Scocchera), romanzo vittoriano ambientato durante gli anni della Grande Esposizione su una giovane ragazza che insegue il sogno di diventare pittrice. O almeno, questo era quello che credevo di trovare. Invece mi sono ritrovata tra le mani un romanzo cupo, sporco come la Londra di poveracci e grandi illusioni che mette in scena, e che pian piano costruisce una tensione degna dei più ansiogeni thriller. Le ultime cento pagine le ho lette d’un fiato, in preda alle palpitazioni.
Per passare al fantasy - o meglio, alle sue contaminazioni, visto che nessuno dei romanzi a seguire è un fantasy puro - ho trovato una piacevole sorpresa in The Library at Hellebore di Cassandra Khaw (inedito in Italia), romanzo horror-weird ambientato in una scuola magica dove le lezioni non hanno senso e che a fine anno fagocita, letteralmente, i suoi studenti. Il gore è tantissimo, il messaggio che vede l’esistenza come un brutale girotondo dove o sei vittima o sei carnefice è decisamente grim, ma i momenti di connessione tra i personaggi che ogni tanto rompono il cinismo, insieme alla satira cattiva che il romanzo fa della popolare estetica del dark academia, lo rendono accattivante. Confesso, non so se ho capito davvero il finale. Insomma: non so bene cosa ho letto, però so che mi è piaciuto.
Un romanzo su cui invece sono più combattuta è Bury our bones in the midnight soil di V. E. Schwab (uscito in questi giorni in Italia come Seppellisci le mie ossa nel suolo di mezzanotte). È l’intreccio delle vite di tre vampire dalla Spagna del Cinquecento alla Londra vittoriana fino alla Boston moderna, ed è un vero e proprio tributo in versione saffica ai Louis e Lestat di Anne Rice. Schwab è un’autrice che ho sempre ammirato molto, e da una parte ci sono molte cose che anche in questo romanzo funzionano: il modo in cui ha tratteggiato le sfaccettature e le bugie che spesso tengono in piedi le relazioni tossiche e abusive, il senso struggente di fame per qualcosa di più, il prezzo altissimo che si può essere disposte a pagare quando il mondo ti vuole schiacciare o non può darti quello che vuoi. Dall’altra però mi è sembrato un romanzo troppo innamorato della sua stessa estetica, talmente incentrato a voler restituire una certa risonanza tematica da scordarsi di costruire il “tessuto” narrativo che avrebbe dovuto sorreggerla. Come le sue protagoniste, mi ha lasciato insoddisfatta, ancora con la fame.
Infine, una piccola delusione con Catfish Rolling di Clara Kumagai (traduzione di Valentina Zaffagnini), romanzo che, tra folklore e realismo magico giapponese, l’idea di dissonanze nello scorrimento del tempo e le tematiche di elaborazione del lutto, aveva tutte le premesse per piacermi. Purtroppo, tra una narrazione ripetitiva e uno stile di scrittura privo di particolari guizzi, pur essendo io solitamente un’amante delle narrazioni lente in questo caso ho finito presto per perdere interesse. Ci sono cose che ho apprezzato - l’esperienza di persona biracial della protagonista, per esempio, oppure la resa delle ambientazioni-, ma nell’insieme non è riuscito a tenere alta la mia attenzione.
⚽️ Se mi avessero detto che un giorno mi sarei ritrovata a ridere, commuovermi e gasarmi per una serie sul CALCIO, non ci avrei mai creduto. Ted Lasso è una di quelle rare perle che ti scalda il cuore, ti restituisce fiducia nell’umanità e, nel mentre, smantella la mascolinità tossica pezzo per pezzo per poi gettarne in aria i coriandoli e ballarci dentro. Di questi tempi bui, fatevi un favore, concedetevi una coccola e guardatela. Fidatevi.
Grazie per aver letto fin qui. Spero che il Diario possa essere un’occasione per scoprire nuove, interessanti letture.
C'è un romanzo che abbiamo in comune di cui vuoi chiacchierare? Un libro o un’opera con simili vibes che hai da consigliare? Se vuoi scambiare due chiacchiere mi fa sempre piacere.
-Vale ✨

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