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la pagina bianca · Feb 3, 2026

Diario delle letture #04

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Valentina Pinzuti · la pagina bianca

Il diario delle letture è un appuntamento de la pagina bianca che vuole essere periodico ma sarà certamente irregolare, dove ti parlo delle mie ultime letture e di altre cose interessanti lette, viste e ascoltate in giro.

~ la pagina bianca è ancora momentaneamente in pausa, causa “ho un romanzo che devo/voglio finire di scrivere a breve e che si sta prendendo gran parte delle mie energie”, ma avevo comunque piacere di parlare delle mie letture preferite degli ultimi mesi e quindi eccomi qua ~

Sarà l’algoritmo che ha profilato bene i miei gusti, sarà l’attuale momento di forte incertezza esistenziale, ma negli ultimi tempi vedo il gotico affiorare un po’ ovunque. Anche solo guardando al cinema di recente abbiamo avuto il Frankenstein di Del Toro (top) e il Dracula di Besson (da vedere), Sinners di Coogler ha fatto incetta di nominations (mi mangio le mani per essermelo perso al cinema), a breve avremo anche il Cime Tempestose di Fennel (o qualsiasi cosa sia). Io stessa sono mesi che sto facendo una scorpacciata di gotico, un po’ perché è gotico anche il romanzo che sto attualmente scrivendo, un po’ perché mi sembra di non averne mai abbastanza. Come moltə altrə. Centinaia di anni dopo le prime apparizioni in letteratura, il gotico ancora ci affascina.

Un fascino che credo sia dovuto anche alla sua riottosità a sfuggire ai facili inquadramenti. Il gotico è un genere? A volte, sì. Eppure non lo è, perché i generi spesso li attraversa; può essere horror, romance, storico o contemporaneo, pop o letterario, avere elementi fantastici oppure no. Allora il gotico è un’estetica, un mood? A volte, sì. Chiamiamo gotico qualsiasi cosa abbia trine di pizzo e vampiri, candele e velluti decadenti. Eppure non lo è, perché più che l’estetica a rendere gotica una storia è la sua voglia di scavare in ciò che è torbido, scomodo e decadente, in traumi, paure, colpe, oppressione sociale, follia. Il gotico si rintana sui margini e poi da lì ci attira - non a caso si è sempre prestato bene a raccontare esperienze marginalizzate, e moltissime donne ne sono state pioniere.

Ibrido, malleabile, sfuggente e mutaforma.

Il gotico è uno dei miei primi amori letterari (grazie, Anne Rice e Edgar Allan Poe), prima ancora del fantasy in tutte le sue declinazioni, e venticinque anni dopo il nostro primo incontro è bello vedere che continua a darmi sempre qualcosa di nuovo.

Sono rimasta affascinata da Angela Carter moltissimi anni fa, quando lessi La camera di sangue, la sua più famosa raccolta di racconti che riscrivono e ribaltano le classiche fiabe in chiave femminista e sanguinosa (molto sanguinosa). Leggere anche un suo romanzo era un atto a lungo dovuto. Ho amato Notti al circo (traduzione di Mariagiulia Castagnone) visceralmente. È un romanzo caleidoscopico, bizzarro e trascinante. Proprio come fa il caro Walser - giornalista scettico che, dopo l’incontro con la magnetica Fevvers, donna nata con le ali, abbandona la propria vita e con essa il buon senso e il raziocinio - per leggerlo è necessario lasciarsi travolgere, dalla follia del circo e di tutto ciò che vi gravita attorno: un cast vividissimo di freaks e imbroglioni, di vittime e carnefici, un carosello delle miserie dei poveri e dei soprusi dei potenti, di eventi che la sola razionalità non può mai del tutto spiegare. Lo stile è splendido, pungente come uno spillo. Potrei dire che riesce a essere crudo e poetico al tempo stesso, ma non sarebbe esatto: è semmai capace di trovare poesia proprio nella crudezza, e in questo modo mettere in scena una gamma vastissima di pulsioni umane, da quelle più alte - l’amore, la redenzione, la pietà - a quelle più basiche, tragiche e brutali. Notti al circo è un ritratto dell’umanità impietoso e al tempo stesso compassionevole. Ciò che lascia alla fine è un illusorio senso di speranza per un futuro migliore, incarnato nell’alba del nuovo secolo all’orizzonte - il Novecento. Sono speranze che noi sappiamo destinate a finire disattese, ma non per questo sono meno dignitose, o meno sublimi.

Ad accompagnarmi nei giorni di Natale è stato invece Victorian Psycho di Virginia Feito (traduzione di Clara Nubile), un gustoso horror satirico che è stata una deliziosa ciliegina grondante sangue sulla torta delle feste natalizie. Ho adorato lo stile vivido e la narrazione truculenta, piena di momenti da ewww! e da legasp!, ma soprattutto l’ironia sferzante che non risparmia nessuno, ma proprio nessuno - qualcuno pensi ai bambini! - e satirizza sia la società del tempo, sia tutta la narrativa che la romanticizza. Narrativa che, sia ben chiaro, io comunque amo e romanticizzo. Durante la lettura ho sgranato lo sguardo, ho riso, mi sono schifata, ho riso ancora. Una dark comedy terribile, sconsigliata ad anime pure e deboli di cuore. Ma se, sotto sotto, il nero cinismo non vi dispiace, potreste trovarla squisita.

Se dovessi descrivere Lucilla Ingannamorte. Specchi e spettri di Samantha Grandotti in una frase acchiappona direi “La legge di Lidia Poët, ma con i fantasmi”, ma non renderebbe giustizia a quanto è irresistibile questo romanzo. La tradizione che ricalca è quella, certo: al centro della trama abbiamo un giallo ambientato nella Torino ottocentesca però con un tocco sovrannaturale, visto che Lucilla, la nostra eroina, per l’appunto vede i fantasmi. Ma va resa giustizia al modo in cui tutti gli elementi sono dosati, da un mistero che intrattiene fino alla fine a un’ambientazione torinese resa egregiamente, sia nel contesto che nelle atmosfere, dalle tematiche delle malattie mentali e della soppressione delle voci delle donne fino ai personaggi, soprattutto i personaggi, ai quali vuoi davvero un sacco bene. Io questo romanzo non l’ho letto: l’ho inalato in soli tre giorni, arrivando alla fine con quella sensazione di smania e vuoto allo stomaco da “ne voglio al più presto di più” che accompagna i book hangover migliori. So che i seguiti sono in arrivo, ma dammit l’attesa quanto pesa.

E sempre per restare in tema di paragoni faciloni che rendono l’idea ma non del tutto, un’altra bella lettura è stata Oscuri talenti di J. M. Miro (traduzione di Maristella Notaristefano e Piernicola D'Ortona), che definirei come “Gli X-Men, ma in stile dickensiano”. E magari lo sapete, quanto io ami gli X-Men. A suscitare il paragone è il fatto che il romanzo richiama davvero le epopee di un tempo, sia quelle dei romanzi classici che quelle fumettistiche, con una larghezza di intrigo e di scopo che nelle narrazioni moderne è sempre più rara. Lo stile è ricco ma scorrevole, estremamente visivo, al punto da dare spesso la sensazione, soprattutto nelle scene più rocambolesche (memorabile una lotta sul tetto di un treno in corsa), di stare guardando un film. Tra le tematiche ricorrenti ci sono l’ostracismo di tutto ciò che è diverso, il peso del lutto, le atrocità piccole e grandi commesse da uomini con troppo potere, il modo in cui una persona buona possa finire a fare cose orribili e una persona orribile possa continuare a considerarsi ‘buona’ in nome di un obiettivo. Anche in questo caso, aspetto con impazienza i seguiti.

Una lettura davvero particolare è stata Chi è partito e chi è rimasto di Barbara Comyns (traduzione di Cristina Pascotto), romanzo breve strano, grottesco e molto British. Non saprei nemmeno riassumerlo bene: ci sono una famiglia controllata da una nonna abusiva e un’epidemia di pazzia e la gente muore. Il tono oscilla continuamente tra l’horror e la dark comedy (molto dark) e lo stile è vorticoso, con salti di POV frequenti che all’inizio mi hanno destabilizzata; una volta presa la mano, però, sono riuscita a godermi la storia, che aveva senso fosse raccontata così. L’inizio e il finale sono le parti più lente, con meno tensione narrativa, ma questo non toglie alla stranezza complessiva della storia.

Su una scia simile è anche La meridiana di Shirley Jackson (traduzione di Silvia Pareschi), romanzo comprato e letto d’impulso senza sapere cosa aspettarmi. Non entra tra i miei preferiti di sempre come Abbiamo sempre vissuto nel castello, ma mi è comunque piaciuto molto. La fine del mondo si avvicina - o forse no? - e una famiglia borghese della provincia americana si prepara ad affrontarla, con tutto il loro senso di superiorità e un surrealismo che mette a nudo il peggio dell’umanità. È un romanzo bizzarro, ironico e grottesco, popolato da personaggi orribili che però portano avanti la lettura con le loro assurdità e meschinità (Shirley, avresti amato-odiato i social media e lo spettacolo abietto che offrono di noi). I dialoghi, soprattutto, sono fantastici, gocciolano sarcasmo da ogni parola. Il finale brusco mi ha spiazzata, ma a posteriori penso che sia piuttosto geniale lasciarti con due ipotesi e nessuna risposta su quale sia lo scenario peggiore tra i possibili due.

Infine, concludo con un romanzo di tutt’altro genere, ovvero The beautiful ones, di Silvia Moreno-Garcia (traduzione di Maurizio Bartocci): un romanzo easy e piacevole, trovato nel momento in cui avevo bisogno di un romanzo easy e piacevole. Ambientato in una fittizia Belle Époque, racconta la storia di Nina, debuttante in società con il piccolo problema di una telecinesi fuori controllo, e di Hector, affascinante mago che usa anche lui la telecinesi per i propri spettacoli. Nonostante simili premesse, più che nel territorio del fantasy, qui, siamo in quello del romance, o al massimo in quello di un fantasy of manners, con una narrazione lenta che punta tutto sui personaggi e sulle loro dinamiche. Sebbene qualche elemento non mi abbia convinta del tutto - Nina, in particolare, è molto “not like other girls”, mentre l’antagonista Valerie finisce per essere addirittura macchiettistica, nonostante partisse da un conflitto molto interessante - la storia mi ha preso. Hector è stato il mio preferito, per il modo in cui evolve nel corso del romanzo. Quello che mi è piaciuto di più è che, pur essendo un romance con influenze da telenovela sudamericana, che comunque aggiungono un certo charme, riesce abilmente a uscire dai canoni più battuti.

Grazie per aver letto fin qui. Spero che il Diario possa essere un’occasione per scoprire nuove, interessanti letture.

Ami il gotico anche tu? C'è un romanzo che abbiamo in comune di cui vuoi chiacchierare? Un libro o un’opera con simili vibes che hai da consigliare? Se vuoi scambiare due chiacchiere mi fa sempre piacere.

-Vale ✨

Read the original on valepinzuti.substack.com

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