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Tutt'orecchie · Jun 3, 2026

L'AI scrive canzoni. E noi cosa ci perdiamo?

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Vibly · Tutt'orecchie

Se qualche anno fa ci avessero detto che avremmo potuto scrivere un pezzo in pochi click, ci saremmo fatti una bella risata. E invece eccoci qui: tra gioie e dolori, è successo davvero. Tra trend TikTok, l'AI che sforna canzoni a comando e Justin Bieber che si esibisce al Coachella armato solo di YouTube, ci siamo chiesti: oggi fare musica è davvero più facile, o il problema si è solo spostato da un'altra parte? Così spulciando tra studi online abbiamo trovato un paio di spunti interessanti: eccoli qua.

Facciamo un gioco, torniamo indietro nel tempo di 30/40 anni e immaginiamo di essere un artista emergente che vuole sfondare. Tosta, vero? Avremmo bisogno di strumenti, soldi, conoscenze tecniche, qualche buon aggancio e tanta fortuna. Oggi di tutto questo, a essere onesti, sembra rimanere decisiva solo la fortuna, perché tra AI, tecnologie accessibili e app gratuite, basta un po' di creatività e qualche click per pubblicare qualcosa di nostro.

Insomma, ormai è evidente: la soglia di ingresso alla creazione musicale si è abbassata tantissimo e stiamo assistendo a una vera e propria democratizzazione del settore. Nel 2026 chiunque voglia può provare a creare e pubblicare un suo brano e, anche se la questione è controversa, non possiamo negare che in cima alle classifiche ci siano artisti che, probabilmente, non sarebbero lì se le tecnologie non gli avessero dato un bel aiutino.

La più rappresentativa di tutti è forse Billie Eilish: nove Grammy, stadi sold out in tutto il mondo, e una delle voci più riconoscibili della sua generazione. La sua storia, però, non inizia in uno studio di Los Angeles, ma in una cameretta, nel 2015, quando lei ha 13 anni. L’insegnante di danza le chiede una traccia per una coreografia, così insieme a suo fratello Finneas si mettono al lavoro: registrano Ocean Eyes a casa, mixano tutto da soli e la caricano su SoundCloud per condividerla con la prof. Nessuna aspettativa, nessuna etichetta, nessun piano. E invece nel giro di una notte la canzone esplode: viene ripostata, condivisa e ripubblicata ovunque. Billie diventa virale nel giro di pochi giorni, e qualche mese dopo arriva il contratto con Interscope, la stessa etichetta di Lady Gaga, Lana Del Rey ed Eminem, che spinge la sua carriera in orbita.

Un altro esempio? Cambiamo scenario e voliamo a Londra, dove nel 2012 viveva Jacob Collier. Probabilmente questo nome non ti dice niente, ma scommettiamo che tra qualche anno non te lo leverai dalla mente. Jacob oggi ha 31 anni ed è considerato uno dei musicisti più innovativi del momento. La sua storia, come per Billie, non inizia in un grande studio ma in casa sua, nella sua stanzetta, dove all'età di 17 anni si diverte a rivisitare brani famosi e pubblicarli online con un format diventato la sua firma: cover multi-traccia in split-screen, in cui canta tutte le voci e suona tutti gli strumenti, dando vita a un'intera band fatta solo di copie di sé stesso. I video li carica su YouTube, e una di queste cover, un riarrangiamento di Don't You Worry 'Bout a Thing di Stevie Wonder, diventa virale. Questa qua:

Tra le persone che la guardano c’è Quincy Jones, il leggendario produttore di Michael Jackson, Frank Sinatra e Ray Charles, che lo prende sotto la sua ala e lo introduce nell’olimpo della musica mondiale. In pochi anni Jacob si ritrova a calcare palchi come il Coachella, a collaborare con leggende del calibro dei Coldplay e a vincere ben sei Grammy.

Storie come queste se ne potrebbero raccontare all’infinito: artisti che hanno trovato la loro strada grazie a uno smartphone, un software gratuito o una piattaforma che li ha resi visibili. Però attenzione, non lasciamoci ingannare: la soglia di ingresso non si è davvero annullata, si è solo spostata. Se trent’anni fa la barriera era tecnica, oggi è di tutt’altro tipo, e forse ancora più insidiosa: è quella dell’attenzione. Con milioni di brani caricati ogni giorno e una concorrenza enorme, il problema non è più fare musica, ma farsi ascoltare in un settore dove sembra esserci sempre meno spazio per chi ha voglia di sperimentare.

È innegabile che nuove tecnologie e AI abbiano portato una vera rivoluzione nel modo in cui scriviamo e produciamo canzoni. Ma nessuna rivoluzione è mai del tutto positiva da ogni angolazione. Non perché la tecnologia sia sbagliata, ma perché quando sparisce la fatica che facciamo per creare qualcosa, sparisce anche molto altro, e vale la pena chiedersi cosa.

A sparire per primo è, secondo lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi, il flow: quello stato di concentrazione totale in cui ci sentiamo più vivi, più stimolati, e in cui il tempo sembra dissolversi. Per entrarci serve una condizione precisa: ciò che stiamo facendo non deve essere né troppo facile né troppo difficile, ma calibrato esattamente sulle nostre competenze. Un filo sopra a ciò che già sappiamo, ma non così tanto da metterci in ansia. Applicato alla musica significa che se uno strumento fa il lavoro al posto nostro, lo sforzo sparisce e con lui anche la nostra scintilla creativa.

La seconda perdita ce la conferma, invece, la neuroscienza. Mentre ascoltare musica coinvolge soltanto alcune aree localizzate del cervello, suonarla davvero attiva quella che gli scienziati chiamano integrazione multimodale: corteccia uditiva, motoria, cervelletto e ippocampo si accendono insieme, ed è un evento sorprendentemente raro nel cervello. Secondo diversi studi, fare musica è una delle pochissime attività capaci di modificare in profondità la plasticità neurale anche da adulti e come dice il neuroscienziato Larry Sherman, anche una delle attività più impegnative e stimolanti che il cervello possa fare.

E poi c'è qualcosa di ancora più prezioso che rischia di sparire: la nostra voce. Alcuni ricercatori hanno cominciato a osservare un pattern ricorrente in chi fa musica con l'AI: gli artisti che si appoggiano in modo sistematico a strumenti generativi tendono, nel lungo periodo, a produrre idee meno originali e complesse rispetto a chi continua a lavorare con metodi tradizionali. La spiegazione è quasi banale: quando hai sempre un suono a portata di click, smetti di cercare il tuo. È come se la possibilità immediata di generare un suono finisse per indebolire la capacità degli artisti di immaginarne uno proprio. Detto più semplice: a forza di delegare all'AI, la nostra creatività si spegne un po'.

Per tirare le fila: ben vengano strumenti innovativi, intelligenze artificiali, tool, case, libri e fogli di giornale, a patto che non sostituiscano di sana pianta il nostro processo creativo e, soprattutto, la volontà di dire qualcosa. Invece di delegare alla tecnologia la nostra creatività, potremmo renderla un’alleata per potenziarla: per velocizzare i passaggi altamente ripetitivi, sperimentare di più in meno tempo, o addirittura usarla per dare vita alle nostre idee più assurde, come quella di creare un sintetizzatore che fonda il suono di un sassofono sopranino con quello di una marimba che, ammettiamolo, sarebbe davvero uno strumento straordinario. Insomma, siamo fan dell'AI dal giorno uno, ma il vero motivo per il quale prendiamo in mano uno strumento è lo stesso da sempre: conoscere altri esseri umani, ascoltare le loro storie e raccontare la nostra.

(Se te lo stessi chiedendo questo è come apparirebbe un Marimbofono. Lo sappiamo, è un’idea geniale.)

🎸Il percorso che conta

Insomma, da musicisti lo sappiamo bene. Le scorciatoie fanno arrivare a destinazione, ma nella musica è il viaggio che conta, perché è proprio lui a portarci a mete migliori, e spesso inaspettate.

Fare un percorso da soli però non è sempre la strada giusta. Si ha paura di perdersi, di sbagliare, ci si sente isolati. Per questo è nato Vibly: uno spazio dove crescere passo passo, con percorsi strutturati, live con insegnanti e una community attiva dove chiedere pareri.

A volte, però, serve anche qualcuno che ti accompagni, ti ascolti e faccia la strada insieme a te. È per questo che abbiamo pensato a Vibly Duo: il servizio che ti affianca un Maestro quando hai bisogno di una guida su misura. Un insegnante scelto apposta per te, in base ai tuoi gusti, ai tuoi orari e a quello che vuoi imparare.

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