Prima puntata di due
Quell’anno lì il Giro d’Italia c’aveva una tappa che finiva sulla cima della nostra montagna. Nostra di questo buco di paese qui, intendo. Non era mica mai successo. La gente era tutta in festa. Io no. M’importa ’na sega, a me, del Giro d’Italia.
Forse è per questo che ho pensato di fare quella roba lì. Quella roba che poi ci son finito sui giornali. E anche in caserma, dagli sbirri, se è per questo. Ma io sulle montagne, quando c’avevo sedici anni, ci facevo il partigiano e ci sparavo ai nazisti. M’importa ’na sega, a me, degli sbirri.
La storia comincia col sindaco di questo buco di paese, un fascista di merda, che un giorno arriva a casa mia e mi dice che devo vendergli un certo prato che c’ho su in montagna, perché ha da farci passare la funivia. Non ci faccio mica niente, io, con quel prato. Ogni tanto, d’estate, ci vado e mi ci sdraio, mi piace sentir l’erba sulla pelle. Il sindaco mi dice la cifra che mi vuol pagare. Una cifra mica da poco. Ma io gli rispondo che no, che può scordarselo, che m’importa ’na sega, a me, dei suoi soldi.
Il sindaco torna da me un mese dopo. C’ha in mano una carta. Me la passa e mi fa leggere quella parola che solo a scriverla mi va ancora il sangue alla testa: esproprio. Strappo la carta e gli dico di levarsi dalle balle. M’importa ’na sega, a me, delle carte.
Però poi, tre mesi dopo, il sindaco va su in montagna con gli operai, recintano il mio prato col nastro e ci scrivono divieto di accesso. Quando lo vengo a sapere, vado su e strappo il nastro, ma loro ce lo rimettono. Va avanti così per un po’, poi alla fine un giorno ci trovo gli sbirri, sul mio prato. M’importa ’na sega, a me, degli sbirri. Però se loro c’han le pistole e io no, mi tocca levarmi dalle balle.
Poi cominciano i lavori. E alla fine, l’inverno dopo, la funivia apre e inizia a portar su carrettate di sciatori. Non nevica mica più, su questa montagna. Loro però sciano sulla neve artificiale. Borghesi di città, gente mica normale. M’importa ’na sega, a me, dello sci.
Rimango incazzato come una bestia, ma non posso farci niente. Finché un giorno arriva da me il figlio di Filini. Filini, buonanima, è morto parecchi anni fa. Sparavamo ai tedeschi insieme, su in montagna, io e Filini. Rombo e Tuono, erano i nostri nomi di battaglia. Sempre insieme, io e Filini. Suo figlio è un bravo ragazzo. I fasci e i padroni gli stan sul cazzo, e non son mica più tanti, oggi, quelli che i fasci e i padroni gli stan sul cazzo. Lavora in Comune, il figlio di Filini, all’ufficio tecnico. Quel giorno lì viene da me e mi fa: guarda che l’esproprio che t’ha fatto il sindaco non è mica regolare; guarda che i lavori per la funivia li ha appaltati ai suoi amici; guarda che l’impianto non è mica a norma; guarda che c’ho le prove. E a quel punto mi mette in mano un faldone, con dentro carte varie. Se mi scoprono che te le ho date, mi licenziano, mi dice il figlio di Filini. Ma m’importa ’na sega, a me, se mi licenziano, dice anche. Poi se ne va.
Io resto lì con quelle carte e non so mica bene cosa farci. Se vado da un avvocato, capace che m’incasina. Sempre stati sul cazzo, a me, gli avvocati. Sa vado da un giornalista, finisce che lo fa sapere al sindaco, perché li ha tutti dalla sua, quello. Sempre stati sul cazzo, a me, i giornalisti. Allora decido che la cosa migliore è parlare col Bimbo.
Il Bimbo c’ha quasi ottant’anni come me, ma è grosso il doppio. Il Bimbo è uno che ha continuato a rompere il culo ai fasci anche dopo la guerra. Faceva il sindacalista, il Bimbo. Le fabbriche dove c’era lui, i padroni mica sgarravano. Poi quelle fabbriche han chiuso e il Bimbo è andato in pensione. Ma i fasci son rimasti, e se c’è da rompergli il culo il Bimbo non si tira indietro nemmeno oggi. Gli racconto tutto e alla fine lui mi dice che lo sa, cosa bisogna fare. A maggio arriva qui il Giro d’Italia, mi dice. E allora, gli dico io. M’importa ’na sega, a me, del Giro d’Italia.
Il Bimbo dice che c’ha un amico, giù in città, che c’ha due figli, due gemelli, che fanno i ciclisti. Uno è professionista, ma non è mica tanto forte, non lo conosce nessuno. L’altro sarebbe un fenomeno, mi dice il Bimbo, ma gli piace più la figa della bici, e non s’impegna. A maggio, mi dice il Bimbo, il professionista correrà al Giro d’Italia. Quel suo amico giù in città, mi dice il Bimbo, è un ex operaio ed è un compagno. E poi mi dice che bisogna andare da lui, a parlargli. M’importa ’na sega, a me, della città. Ma stavolta ci vado.
Fine della prima puntata
La seconda verrà pubblicata il 21 maggio 2026
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