Azienda cliente. Finalmente trovato il candidato perfetto per la direzione commerciale. Esperienza impeccabile, referenze verificate, profilo comportamentale e motivazionale adeguato, disponibile subito. Il Board approva. Facciamo l’offerta.
Il giorno dopo, ricevo una chiamata. Aspettiamo ancora un po’. Forse non è il momento giusto…
Ne so abbastanza per capire che è successo qualcosa, ma non ho lo spazio per intervenire.
La sera prima, a cena in famiglia, era emerso un dubbio. Una persona che non lavora in azienda, che non ha letto una riga del business plan, ma che ha un grande valore emotivo aveva detto: Non pensi che costi troppo?
Passa il tempo. Il candidato nel frattempo accetta un’altra offerta. Mesi dopo l’imprenditore ne assume uno peggiore, ma raccomandato da un consulente. Lo avverto del pericolo, senza successo. Sottoperformance commerciale. Un cliente strategico perso. Il team commerciale che non capisce come abbiamo potuto metterci in casa uno così.
Costo stimato: trecentomila euro. E nessuno in azienda sa davvero come si è arrivati a quella decisione. Perché la verità a volte non si può dire.
Pensiamo che a decidere sia il CDA. Il management. La strategia. I numeri. Invece c’è un altro Board che si riunisce - ogni sera, ogni notte, ogni mattina sotto la doccia. Non l’abbiamo convocato noi. Non ha un ordine del giorno. Non verbalizza. Ma vota. E vince quasi sempre.
È il Board Invisibile. Ci stanno dentro tutti.
I membri di questo Board li conosciamo bene, anche se non li abbiamo mai invitati.
C’è il partner che dice stai esagerando senza sapere di cosa si parla. Il padre fondatore che non c’è più da cinque anni ma vota ancora. Il commercialista che interviene su ogni investimento come se fosse un macigno. Il cognato che ha fatto bancarotta ma ne sa di numeri. Il guru su Instagram che scrive da Dubai che per ottenere successo devi diventare un’altra persona. E poi una schiera di AI.
Ma questi sono i membri facili da individuare: hanno quasi tutti un nome e un cognome.
I più potenti sono quelli che hanno la tua faccia.
C’è il te di sette anni fa - quello del progetto che è andato a fondo. Ogni volta che un’opportunità assomiglia anche lontanamente a quella di allora, si alza e dice attento. Non importa che siano situazioni diverse. Lui non distingue. Lui protegge.
C’è il bambino che cerca ancora l’approvazione di qualcuno che forse non gliela darà mai. Vota ogni volta che c’è una decisione che potrebbe dispiacere a qualcuno di importante.
C’è il paranoico - quello che pensa che tutti vogliano fregarti. Lui non dice mai sì. A niente.
E non è finita.
Ci sono i fantasmi sistemici. Il fisco che vota no a tutto. Il governo che cambia le regole del gioco dopo che hai investito. Il competitor che parla attraverso la tua ansia.
E poi ci sono i fantasmi culturali - come si è sempre fatto, da noi funziona così, non siamo mica Google - che non hanno nemmeno bisogno di parlare. Stanno lì seduti e il loro peso basta.
Il meccanismo è sempre lo stesso.
In sala riunioni prendiamo una decisione. Usciamo. I fantasmi iniziano a parlare. In macchina, a cena, la sera quando non sei davvero presente in famiglia perché non riesci a staccare.
Il giorno dopo la decisione è cambiata. Ci ho ripensato. Ho valutato meglio. Non è il momento.
Nessuno ha ripensato niente. Qualcun altro ha votato. Ha vinto. E noi non ce ne siamo nemmeno accorti.
Intanto in azienda il team guarda. Vede le decisioni prese e poi ribaltate. Le priorità che cambiano ogni lunedì. Qualcuno che dice una cosa in riunione e ne fa un’altra il giorno dopo. E smette di fidarsi. Non del progetto - della persona.
Il team non sa che a decidere è il Board Invisibile. Vede solo i sintomi: indecisione cronica, cambi di rotta inspiegabili, quella sensazione di fondo che qui si decide e poi si cambia sempre idea.
La cosa che non sai è che questo Board Invisibile funziona esattamente come un team disfunzionale.
Nei team che non funzionano succedono due cose. Le voci che avrebbero il coraggio di dire - a volte in modo troppo diretto - stiamo facendo una cazzata vengono silenziate. E c’è una voce - indovina quale - che domina tutte le altre senza che nessuno la contraddica.
Ma le voci marginalizzate non si spengono. Emergono da altre parti: alla macchinetta del caffè, in qualche battuta tagliente, nelle riunioni dove non tutti sono presenti. E diventano parte della cultura aziendale tramandata verbalmente con il qua da noi funziona così.
Nella nostra testa succede lo stesso. La voce che sopprimiamo - il dubbio, l’intuizione scomoda, la paura che potrebbe avere ragione - non sparisce. Va nel profondo, si nasconde nell’ombra. E da lì sabota.
Quella voce - il padre, il partner, il fantasma del fallimento - giudica e prende il comando senza che nessun’altra voce possa opporsi consapevolmente.
Siamo tutti prestanome dei nostri fantasmi. Loro decidono. Noi firmiamo. E ci raccontiamo di aver fatto la scelta più razionale.
E tu lo sai. Perché alle tre di notte non dormi. Non è lo stress. Non è l’ansia generica. È il Board Invisibile che ha convocato una riunione. Senza preavviso, senza una mail, nemmeno una chiamata. Sei stato tirato dentro una discussione, sei lì a rimuginare su quella decisione, a cercare un argomento per sostenere la tua posizione, e non hai nemmeno capito chi è stato a convocare la riunione.
Se stai pensando a una decisione che hai preso - o rimandato - e ti stai chiedendo chi l’ha presa davvero, questa newsletter è il posto giusto. Non troverai consigli motivazionali. Troverai quello che nessuno ti dice in azienda.
A gennaio ho portato questa roba davanti a 60 imprenditori Quantico Business Club. In occasione della decima edizione della Quantico Experience, visto che sono ben allenati, non ho fatto un keynote. Le mie slide erano solo due: il titolo e una schermata completamente nera. 3 ore di facilitazione.
A un certo punto si sono chiesti chi fosse il vero amministratore delle loro aziende. Non tutte le risposte emerse sono state piacevoli. Ma la consapevolezza non è mai comoda. È un punto di partenza.
Alla fine c’era silenzio. Un silenzio che conosco bene. Non è imbarazzo. Non è noia. È il silenzio di chi ha appena visto qualcosa che non aveva mai visto. E che adesso non può più fingere di non vedere.
Il problema non è che i fantasmi esistono. Ce li abbiamo tutti. Anche io.
So che in certi momenti sto parlando con mio padre. Con mio zio. Con mio nonno. Anche il mio maestro di arti marziali ha spesso qualcosa di importante da dire, anche se non sto sul tatami da anni. Le loro voci sono lì - nel modo in cui reagisco a un rischio, nel modo in cui misuro una decisione, nel modo in cui a volte dico no.
Il punto non è eliminarli. Non si può. E non sarebbe nemmeno giusto.
Il punto è riconoscerli. Dargli il benvenuto. Dire ok, ti sento, so chi sei. E poi assumersi la responsabilità di decidere.
Sto lavorando come facilitatore con l’azienda di un imprenditore di quarta generazione. In vent’anni, un pezzetto alla volta, ha trasformato l’azienda per garantirne il futuro senza farle perdere il contatto con le proprie radici. Ha gestito un passaggio generazionale complesso. Ci vediamo per una sessione di facilitazione individuale nella sala riunioni della nuova sede.
A un certo punto, in un momento topico, mi giro. Sulla parete dietro di lui ci sono tre bellissime foto in bianco e nero. I tre predecessori. Le tre generazioni prima di lui.
Quando ha scelto di mettere lì quelle foto non sapeva il motivo profondo per cui era la cosa giusta da fare.
Li ho coinvolti nel processo. Ognuno dei tre ha dato la sua visione sull’argomento di cui stavamo parlando. Ed è stato un momento in cui qualcosa si è sbloccato. L’imprenditore ha potuto prendere la decisione che doveva prendere da un livello di consapevolezza molto più profondo.
I fantasmi non erano il problema. Erano una risorsa. Bastava dargli voce, nel modo giusto.
Qualcuno li chiamerebbe alleati, ma non nel senso comune del termine. Nelle arti marziali - indovina a chi sto dando voce adesso - il tuo avversario è il tuo più grande alleato. Un fantasma a volte non è un consigliere gentile. Non sempre è un incontro piacevole. È una forza con cui puoi fare i conti o da cui puoi farti travolgere. Da quello scontro puoi uscire a pezzi. Ma se ci passi attraverso, acquisti potere.
La differenza non è tra chi ha i fantasmi e chi non li ha. È tra chi li trasforma in alleati e chi viene - uso un termine forte - posseduto.
Se conosci qualcuno che prende decisioni di giorno e le cambia di notte, o che dice una cosa in riunione e ne fa un’altra il giorno dopo, clicca su condividi.
Non gli stai mandando un articolo, stai ufficializzando - per la prima volta - la riunione del suo board invisibile.
Max Bindi.
Il Facilitatore.
Solo operazioni a cuore aperto.
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