Due metri per due. Un terrazzino liberty che affaccia sulla campagna, secondo piano di un agriturismo. Quattro persone che si parlano addosso. Tre facilitatori - la situazione era complessa - e l’AD.
L’AD è stato appena nominato. Prima era il Direttore Commerciale. Adesso ha in mano un’azienda da centinaia di milioni di euro l’anno, leader mondiale nel suo settore, con una governance talmente complessa che solo starci dentro richiede una forma di coraggio.
L'azienda aveva funzionato per anni sotto una guida unica - una persona sola che decideva tutto. Quando è uscita, sotto non c'era nessuno: la prima linea non esisteva. Il fatturato scendeva.
L'azienda aveva individuato un nuovo AD, che dopo meno di un anno aveva rinunciato all'incarico. A quel punto il Direttore Commerciale aveva accettato di prendere il timone con un'idea chiara: non da solo. Con un team che prima non c'era mai stato.
In sala ci sono dodici manager. Siamo lì per facilitare il primo vero confronto tra il nuovo AD e il suo gruppo. E dopo un’ora di lavoro abbiamo dovuto chiamare una pausa.
Perché in sala era successa una cosa.
Qualcuno aveva avuto il coraggio di dire ad alta voce quello che tutti si dicevano da settimane alla macchinetta del caffè:
Nessuno ci ha spiegato perché hanno cambiato l’AD. Non sappiamo cosa succederà all’azienda. Non sappiamo se i prossimi a saltare saremo noi.
L’AD aveva risposto con le informazioni. Chiare, precise, corrette. E poi aveva chiuso: mi pareva di avervi dato tutto quello che vi serviva.
E il gruppo si era chiuso.
Ed è per questo che abbiamo lanciato dieci minuti di coffee break e ora siamo su un terrazzino di due metri quadrati.
Quattro persone. Gomito a gomito. Una posizione fisicamente scomoda. Fuori dalla zona di comfort in senso letterale - perché quando porti qualcuno fuori dalla zona di comfort metaforicamente, aiuta se lo fai anche fisicamente.
L’AD è nell’angolo. Non può andare da nessuna parte.
Gli diciamo una cosa semplice:
I tuoi manager non stanno chiedendo informazioni. Ti stanno chiedendo di esserci. Quello che manca è la Presenza. La tua.
Adesso, un AD appena nominato di un’azienda da centinaia di milioni, nell’angolo di un terrazzino con tre facilitatori che gli dicono che sta sbagliando approccio, ha sostanzialmente due opzioni.
La prima è sbatterci fuori dal terrazzino e chiudere la questione.
Lui ha scelto la seconda. Ha ascoltato. Ha fatto una cosa che pochissimi a quel livello fanno: ha accettato la possibilità di non aver compreso fino in fondo cosa gli stessero chiedendo davvero.
Siamo rientrati in sala.
Quello che è successo dopo non l’avrebbe potuto pianificare nessun consulente, nessun piano strategico, nessun workshop con i post-it colorati.
L’AD è rientrato e ha cambiato postura. Non ha fatto un discorso. Non ha detto “ho capito, ora sarò più presente.” Ha fatto qualcosa di molto più difficile: ha condiviso le proprie incertezze. Ha parlato della complessità che stava gestendo - apertamente, senza il filtro del ruolo. Ha detto che aveva fiducia nel team. E ha detto una cosa che nessuno si aspettava: quel team di prime linee, che non era mai esistito prima in azienda, l’aveva voluto lui. Perché credeva che da solo non sarebbe andato da nessuna parte.
Una frase da manuale che, solo quando è autentica, arriva.
E poi ha fatto domande. Non le domande del capo che vuole risposte - le domande di chi vuole capire davvero.
E il gruppo ha sentito il cambiamento. Non perché qualcuno glielo ha detto - perché lo sentivi nella stanza. L’aria era diversa. Le persone hanno cominciato a parlare.
Quando le persone cominciano a parlare davvero in una riunione - non i report, non gli aggiornamenti, non le cose che si dicono perché il capo vuole sentirle - quando parlano davvero, succedono cose che nessuno si aspetta.
A un certo punto uno dei manager ha detto: se vogliamo dirla tutta, apertamente, non sappiamo quanto costa produrre il nostro prodotto.
Silenzio.
Un’azienda leader mondiale. Centinaia di milioni di fatturato. Dodici manager.
E un elefante nella stanza. Nessuno sa quanto costa produrre quello che vendono.
Adesso si sta più stretti che sul terrazzino.
Se sei arrivato fin qui e stai pensando alla tua azienda, non stai leggendo una storia. Stai guardando un problema che ti riguarda, ma che nessuno aveva ancora nominato.
All’AD si è gelato il sangue. Lo vedevi. Nella mandibola. Nelle mani. Sei stato appena nominato e scopri in diretta, davanti a tutti, che l’azienda non sa quanto costa il prodotto.
In quel momento poteva fare un’altra cosa che molti a quel livello fanno: esplodere, cercare il colpevole, trasformare la riunione in un processo.
Se l’avesse fatto, il contenitore sicuro si sarebbe disintegrato. Quella frase - non sappiamo quanto costa il prodotto - sarebbe stata l’ultima cosa onesta detta in quella stanza. Per mesi. Forse per anni. Perché tutti avrebbero imparato la lezione: dire la verità al capo è pericoloso.
Ma lui non l’ha fatto.
Ha retto. Ha respirato. E ha detto: fatemi capire come siamo arrivati a questo punto.
È il terzo atto di coraggio in poche ore. Sul terrazzino ha scelto di ascoltare. In sala ha scelto la vulnerabilità. E adesso, davanti a una bomba che avrebbe giustificato qualsiasi reazione, sceglie di capire invece di punire.
Quello che è successo dopo è stata un’indagine stile Criminal Minds. Mezz’ora di domande, un pezzo di informazione alla volta, un manager dopo l’altro. Ognuno aveva un frammento. Nessuno aveva il quadro completo. Non si erano mai seduti nella stessa stanza a mettere insieme i pezzi - perché quella stanza, con quella sicurezza, prima non esisteva.
Il processo è stato chirurgico. Chi conosce il processo produttivo? Io, in parte. Chi calcola i costi di materia prima? Un altro reparto. Chi determina il ricarico? Non lo so, pensavo lo facesse il commerciale. Il commerciale? No, noi riceviamo il prezzo già fatto.
A quel punto è intervenuto l’AD. Silenzio nella stanza. Aspettate. Io ero il Direttore Commerciale fino all’altro ieri. Quelle leve non le abbiamo mai avute in mano nemmeno noi.
E allora chi decide il prezzo?
Domanda dopo domanda, pezzo dopo pezzo, come in un episodio di CSI in cui ogni testimone ha visto solo il proprio angolo - il gruppo è arrivato alla risposta.
Il prezzo finale del prodotto veniva determinato da un funzionario di secondo livello dell’area IT.
Con un file Excel.
Che nessuno sapeva chi avesse costruito. Né quando. Né con quale logica.
Un file Excel scritto chissà quando, da chissà chi, con chissà quali criteri, governava la decisione più strategica dell’intera azienda. E nessuno - nessuno dei dodici manager, nessuno dei vertici, nessuno in tutta la catena decisionale - lo sapeva.
Questa storia ti sembra impossibile.
Ti sembra una di quelle cose che succedono solo nelle aziende degli altri. Da noi no. Da noi il processo è chiaro.
Davvero?
Sai chi decide il prezzo del tuo prodotto? Non chi lo approva - chi lo calcola. Sai su quale base? Sai quando è stato costruito il modello? Sai se quel modello riflette ancora la realtà?
Quella domanda - non sappiamo quanto costa il prodotto - non è uscita perché qualcuno era incompetente. È uscita perché nessuno aveva mai creato lo spazio per farla. Quella frase stava lì da anni. Sapevano tutti che qualcosa non tornava. Ma non c’era un luogo abbastanza sicuro per dirlo ad alta voce davanti al capo.
C’è voluto un terrazzino di due metri quadrati, un AD con il coraggio di restare nel fuoco, una facilitazione esterna che poteva permettersi di fare domande che nessuno dentro poteva fare - perché il facilitatore non risponde a nessun organigramma.
Quelle domande il facilitatore le può fare perché non ha niente da perdere. Non è nella tua catena di comando. Non deve proteggere il tuo budget, il tuo reparto, la tua posizione. E proprio per questo può far emergere le cose che tu non puoi permetterti di vedere.
O che non puoi permetterti di dire.
Ma serve Presenza. Autentica. La tua.
Se conosci qualcuno che non sa chi decide davvero il prezzo del suo prodotto - inoltragli questo articolo. Nel peggiore dei casi perderà dieci minuti. Nel migliore, scoprirà il suo file Excel.
Max Bindi.
Il Facilitatore.
Solo operazioni a cuore aperto.
Questa storia è vera. I nomi e i dettagli identificativi sono stati omessi. I fatti no.
© 2026 Max Bindi (Massimiliano Bindi). Tutti i diritti riservati. TEAMFULNESS™ è un marchio commerciale e proprietà intellettuale dell’autore. È vietata la riproduzione.
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