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Spinelli - Visioni sull'Europa · Jun 12, 2026

La crisi nera dei socialisti

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Spinelli - Visioni sull'Europa · Spinelli - Visioni sull'Europa

Ciao,

Io sono Vincenzo Genovese, questa è Spinelli, la newsletter settimanale di Will che racconta l’Unione europea da Bruxelles. Questa settimana il gruppo dei Socialisti e democratici, il secondo più numeroso del Parlamento europeo, ha presentato le sue priorità politiche.

Dietro i discorsi bellicosi del pomeriggio all’Eurocamera e gli scintillii della sera all’evento di gala organizzato sul canale di Bruxelles, si nasconde un momento di crisi strutturale per i socialisti, sprofondati nel gradimento elettorale in molti Paesi europei e per questo in difficoltà nel mantenere i propri uomini ai posti di comando nelle istituzioni.

Prima di cominciare, però, un annuncio. Martedì 16 giugno ci sarà un Will Meets Online per parlare di Donald Trump e provare a capire meglio cosa passa nella sua testa in queste settimane. È un evento aperto a chi sostiene Will attraverso Will Makers. Se non ne fate ancora parte, potete partecipare grazie al mese di prova gratuito. Ci si iscrive qui.

Al centro la presidente del gruppo S&D Iratxe García Pérez, con il presidente del Partito Socialista europeo Stefan Löfven (sinistra) e il Presidente del Consiglio europeo António Costa (destra). Come avrete capito, un tocco di rosso era il dress code dell’evento serale, battezzato “Red Gala”.

La sessione di discussione sulle priorità politiche, stilate con un occhio alle elezioni del 2029, si è presto convertita in brainstorming collettivo sui motivi per cui i partiti socialisti in Europa faticano a ottenere consenso.

Nel 1999 il gruppo dei socialisti era il primo del Parlamento europeo, Tony Blair governava nel Regno Unito, Gerhard Schröder in Germania e Massimo D’Alema in Italia.

Dalla Svezia al Portogallo, dalla Grecia alla Danimarca, l’Europa era una grande macchia rossa, con qualche schizzo di blu, il colore del Partito popolare europeo (PPE) che alla fine del secolo sembrava indietro nel duello storico fra centro-sinistra e centro-destra.

Dalle elezioni europee del 1999, però, è iniziato un lungo declino, che ha portato dopo molte vicissitudini alla situazione attuale.

Altri tempi (1999).

Con il PPE, a livello europeo non c’è più competizione, tanta è la distanza. Solo tre Paesi dell’Unione mantengono dei governi a guida socialista: Spagna, Danimarca e Malta, con i primi due che non se la passano troppo bene.

Pedro Sánchez sopravvive tra scandali giudiziari che coinvolgono il suo partito, il suo entourage e la sua famiglia, una maggioranza parlamentare instabile, e le feroci critiche per l’amnistia ai protagonisti della tentata secessione della Catalogna nel 2017 e per un piano di regolarizzazione di persone migranti irregolari che garantirà circa mezzo milione di permessi di soggiorno.

Nelle ultime settimane si è parlato di una possibile mozione di censura da parte dei rivali del Partito Popular (PP), che se approvata farebbe cadere il governo, portando a elezioni in un momento in cui il PSOE di Sánchez è indietro nei sondaggi.

L’idea sembra tramontata, ma i numeri del Congresso spagnolo, in cui i partiti della coalizione di governo hanno meno seggi dell’opposizione e si reggono sull’astensione degli indipendentisti catalani, mantengono il presidente su un filo molto sottile.

All’evento dei socialisti un fragoroso applauso ha accolto la comparsa in video-collegamento di Pedro Sánchez, autore poi di un discorso piuttosto fiacco, palesemente letto da un prompter. Il presidente spagnolo resta comunque l’ultimo baluardo dei socialisti in Europa e riscuote un grande consenso soprattutto fuori dal suo Paese, come vi avevamo raccontato in questo numero di Spinelli.

Dall’altra parte del continente, Mette Frederiksen ha appena messo insieme un nuovo governo con tutte le forze del centro-sinistra, dopo il peggior risultato elettorale dal 1903 e mesi di negoziati con le altre forze politiche.

La sua scommessa di andare alle urne sfruttando lo scontro geopolitico con Donald Trump sulla Groenlandia non sembra aver pagato, mentre la sua rigida politica migratoria (che vi avevamo raccontato in questo numero di Spinelli) le procura non poche antipatie fra i suoi alleati europei.

Almeno, Sánchez e Frederiksen governano. Negli altri Paesi va peggio. I partiti socialisti sono o junior partner di una coalizione di governo, come in Germania, oppure all’opposizione, con poche speranze di tornare al potere, come in Francia.

Un trend comune a molti Paesi dell’Unione vede i partiti di destra radicale crescere, non a spese del centro-destra ma proprio dei socialisti e più in generale delle forze politiche liberali e di sinistra.

Quartieri e aree rurali un tempo saldamente in mano ai socialisti, soprattutto in provincia, sono ora terreno di conquista per i partiti nazionalisti, che conquistano il voto di classi sociali meno abbienti nonostante programmi economici teoricamente orientati ai ceti più ricchi.

Su questo tema si sono arrovellati molti degli oratori dell’evento socialista, con varie spiegazioni diverse. Quella che mi ha affascinato di più l’ha esposta l’ungherese Kata Tüttő, Presidente del Comitato europeo delle regioni.

A suo giudizio, il nocciolo della questione è il concetto di “accelerazione sociale”, elaborato dal sociologo tedesco Hartmut Rosa.

“Nel mondo di oggi, tutti devono correre al massimo solo per restare fermi, per non affogare”, ha detto, considerando che i partiti di destra radicale promettono agli elettori una sorta di ritorno a un passato idilliaco puntando sulla difesa delle tradizioni, della religione e dell’omogeneità etnica.

A suo giudizio, queste forze politiche fanno leva sulla paura, un fattore molto difficile da contrastare, che ha un grande impatto nelle scelte elettorali.

“Più che altro sembra una sessione di psicanalisi”, ha ironizzato qualcuno nella sala del Parlamento dove si svolgeva l’evento. In foto da destra a sinistra, la vice-presidente della Commissione europea Teresa Ribera, la Presidente del Comitato europeo delle regioni Kata Tüttő e l’ex commissario al Lavoro Nicolas Schmit.

A livello europeo, i socialisti invocano una “svolta strategica” nel documento in cui delineano le loro sei priorità politiche: alloggi accessibili, cibo di qualità a prezzi sostenibili, posti di lavoro di qualità, energia pulita, una vera Unione della difesa e una maggiore regolamentazione e tassazione delle grandi aziende tecnologiche.

Si tratta in parte di battaglie storiche della sinistra, ma anche di tentativi di conquistare l’elettorato delle fasce sociali più basse, evitando temi come immigrazione o diritti delle persone LGBTQ+ che potrebbero essere percepiti come divisivi.

Al momento, l’incisività politica a Bruxelles di una delle famiglie politiche che più hanno contribuito a costruire l’Unione europea è ai minimi storici.

Le conseguenze più immediate riguardano la ripartizione degli incarichi apicali. Dopo le elezioni del 2024, i socialisti hanno ottenuto la presidenza del Consiglio europeo, assegnata al portoghese António Costa.

Si è seguita la logica tradizionale, in cui i capi di Stato e di governo dell’UE nominano un “pacchetto” di nomi per le presidenze delle istituzioni, bilanciando nazionalità e appartenenza politica dei candidati.

Le famiglie politiche che comporranno la maggioranza nell’UE si sono spartiti i ruoli apicali: ai popolari sono andati Commissione e Parlamento, con Ursula von der Leyen e Roberta Metsola e ai liberali la figura dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri, con Kaja Kallas.

Le presidenze di Consiglio e Parlamento si rinnovano a metà mandato, e nelle scorse legislature popolari e socialisti si sono divisi quella del Parlamento, considerata meno rilevante di Consiglio e Commissione.

L’accordo, del tutto informale, sarebbe stato confermato anche per questo termine, ma da fonti parlamentari trapela la volontà del PPE di proseguire con Roberta Metsola, forte dei voti dei Conservatori e riformisti europei (ECR), la famiglia politica di cui fa parte Fratelli d’Italia che nel frattempo è alla guida di quattro Paesi dell’Unione e si presenta sempre meno come una forza anti-europea.

Sorpassati da ECR come rappresentanti al Consiglio, surclassati dal PPE in Parlamento, i socialisti sperano in buone notizie dalle prossime elezioni nel Nord Europa, in Svezia a settembre e in Finlandia ad aprile 2027, dove i sondaggi non sono negativi.

Nel frattempo, però, per un governo che si conquista, se ne potrebbe perdere un altro. Da Bruxelles e da tutta Europa, i socialisti guardano a Madrid, sperando di non assistere a un’altra batosta politica.

In videocollegamento c’era anche il senatore statunitense socialista Bernie Sanders, unico in grado di competere con Sánchez in quanto ad applausi e accoglienza calorosa.
  • La Commissione europea ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia. È il 21esimo e include un divieto di ingresso per gli ex soldati russi nel territorio dell’Unione. Tra gli individui sanzionati, anche il Patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa, considerato allineato al Cremlino nel giustificare l’invasione dell’Ucraina.

  • Germania e Francia hanno annunciato la sospensione di un progetto congiunto per la costruzione di un nuovo jet militare, lanciato nel 2017, a causa di contrasti insanabili fra le aziende della difesa chiamate a progettarlo.

  • È entrato ufficialmente in vigore il Patto migrazioni e asilo, che modifica la politica migratoria europea introducendo anche un sistema di solidarietà fra i Paesi membri, di cui vi avevamo parlato in questo numero di Spinelli. I ricollocamenti di richiedenti asilo dai Paesi dell’UE sotto pressione, quest’anno, saranno meno di 9mila.

  • Il Parlamento europeo testerà nella sessione plenaria di giugno una serie di nuove regole per evitare l’assenteismo durante i dibattiti. Le discussioni saranno accorciate e gli altri impegni politici, come le riunioni di gruppo, dovranno tenersi non in concomitanza con la plenaria.

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