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Restartup · Jun 7, 2026

Riflessioni su responsabilità, formazione, educazione e quella strana idea di una pizza per parlarne.

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Andrea Arrigo Panato · Restartup

In questi giorni mi sono ritrovato a riflettere su diversi temi, apparentemente distanti ma probabilmente legati tra loro. Scriverne mi serve anche per provare ad unire i puntini.

Quando parlo con mio figlio ed i suoi amici liceali è evidente il loro percepire la scuola come istituzione distante da un presente ed un futuro così ricchi di stimoli e contemporaneamente così difficili da decifrare. Per sentirsi “al passo” in entrambi i casi i ragazzi chiedono conoscenze operative, cose da fare. Eppure lo scopo della scuola e dell’università dovrebbe essere formare il modo di pensare. E questo dovrebbe essere chiaro ai ragazzi. Per poterlo applicare alle analisi di tutti i giorni ma poi tocca ai ragazzi sforzarsi di fare in autonomia quell’esercizio.

Ricordo le discussioni anche feroci su temi di attualità economica fatte al bar della Bocconi e poi trascinate in aula costringendo i professori a pronunciarsi su le scalate di Gardini o la gestione Agnelli. Ecco oggi forse manca il bar, quella assunzione di responsabilità che la formazione dipende anche un po’ da me e dalla mia curiosità, non solo dal professore.

E sto cercando di capire come fare ad accompagnare i ragazzi ad affrontare questo percorso. In settimana prenderò una birra con l’AD italiano di un importante marchio del lusso. I nostri figli sono amici e mi piacerebbe provare a coinvolgerli in una discussione sulla nuova Ferrari, sviluppando l’analisi critica, parlando di attualità ma soprattutto di concetti e competenze fondamentali che vadano oltre l’ultimo aggiornamento di Claude.

Perché è vero che la tecnologia sta cambiando molto di quello che ci circonda ma è anche vero che oggi come ieri è importante sapersi fare delle domande e Socrate e Platone sono sempre lì.

Leggo un recente post di Alessandro Donadio sul rischio di smarrimento che l’AI (troppo accondiscendente con l’interlocutore) potrebbe portare nelle relazioni e nelle vite di tutti noi. Alessandro è un amico, sa che spesso le nostre visioni apparentemente non collimano (per poi riconciliarci nella sintesi) ma entrambi apprezziamo la diversità e la sincerità dei punti di vista dell’altro. Lui lavora su grandi organizzazioni che ovviamente fanno esplodere la complessità di qualunque tema lui si trovi ad affrontare.

Io credo che negli ultimi tempi si sia spostata troppo la visione sui diritti (complici nuovi e fragili equilibri tra domanda ed offerta di lavoro) e poco sui doveri. Doveri di chi lavora in azienda ma soprattutto di chi l’azienda la governa. Oggi credo che tocchi a tutti noi ed in particolar modo a chi guida team anche solo di una decina di persone impegnarsi a dare una visione ed un punto di riferimento per rassicurare le persone e guidarle attraverso una transizione tecnologica che non deve spaventare ma che va affrontata senza facili alibi o cedere a mode controproducenti. Per vincere la sfida bisogna lavorare e studiare sodo, basta nascondercelo.

Oggi ci ritroviamo una generazione di trentenni che felicemente chiusi nella loro cameretta ben poco hanno imparato nei loro primi anni di lavoro e che rimessi sul mercato perché inutili dopo il boom da post covid e PNRR entrano in crisi. O lavoratori del webmktg che si credevano creativi e si vedono superati da chatgpt o da un’automazione qualsiasi.

Un posto di lavoro non può essere più attraente di un altro perché da uno zainetto ed una borraccetta. Non possiamo raccontarla così ai ragazzi.

Io credo che sia importante partire dalla sincerità. Bisogna tornare a fare cose difficili, bisogna tornare a studiare, bisogna indicare la via per superare questi cambiamenti. Bisogna tonare a fare cultura. Le organizzazioni devono tornare a fare cultura, a fornire stimoli in un mondo che vede sempre meno punti di riferimento. Ed è una sfida strepitosa ed entusiasmante. Da portare avanti con chi ci sta.Bisogna però essere sinceri, è difficile, basta ingannare con facili rassicurazioni.

PS mi piacerebbe lavorare su questa idea della pizza con ospite, invitando qualche amico su qualche tema specifico, per discuterne con mio figlio ed i suoi compagni di liceo ma anche con qualche universitario con la voglia di approfondire. Nulla di impegnativo ma ritrovare la capacità di ascoltare chi non vuole nascondere la complessità. Chissà se è un progetto che può avere un senso o solo un delirio in questo periodo da super lavoro.

Read the original on restartup.substack.com

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