Ciao!
Stanno veramente volando gli stracci. Boris ha scelto il primo tema realmente divisivo della rivista. E dire che ne abbiamo viste tante nei nostri primi cinque anni. E chi se lo sarebbe mai aspettato?
Moana Pozzi è morta trent’anni fa. (Quasi), di solito, si tiene alla larga dai temi di moda, dai decennali dei decessi, dalle ricorrenze, da tutte quelle questioni che appassionano il giornalismo.
Ecco: giornalismo, per noi di (Quasi), è una parolaccia, una di quelle che l’educazione ci proibisce di dire durante le occorrenze conviviali, il peggiore degli insulti.
A questo punto ci starebbe bene una canzone di Thegiornalisti, se non fosse che il loro ascolto ci fa sanguinare naso, orecchie e altri orifizi. Toccherà di accontentarsi d’altro.
Basta parolacce e inquinamento acustico. Solo rock’n’roll. Torniamo a “Moana” e a quello che ci sta succedendo.
Settembre è il mese di (Quasi) dedicato a “Moana”. Boris ha spiegato con chiarezza, nel suo editoriale, i motivi di questa decisione. Paolo, in totale disaccordo, ha controbattuto dicendo che dedicare un mese di (Quasi) a Moana Pozzi è un’assurdità. Boris ha ulteriormente controbattuto, dando a quell’altro – addirittura – del socialdemocratico. A questo punto, Paolo è sbottato in una sentenza perentoria: ha detto che «fare (Quasi) con Boris è un inferno» e ha messo in dubbio l’utilità di proseguire la rivista. Si avvicina la fine di (Quasi)?
Tutte le altre persone che fanno (Quasi) hanno cercato di mostrarsi indifferenti fino a ora, ma i due hanno afferrato delle sedie e le fanno girare sulla testa come armi medievali. Non si può più far finta di niente.
Stefano Tevini, orgoglioso della propria stazza da wrestler, passa accanto ai due direttori furenti e infila il suo articolo. Sempre pronto a deludere le aspettative di tutti, si è tenuto alla larga da “Moana” e dal porno e ha deciso di dedicarsi all’analisi dei comportamenti apparentemente incongrui di Harry Potter e Katniss Everdeen, due eroi controvoglia, tirati decisamente per la giacchetta.
Assai più esile, Federico Beghin si è mosso con agilità e ha iniziato a parlare di calcio. Subito gli si è formato attorno un capannello protettivo. Ha potuto così iniziare il suo racconto su un rito sportivo, sviluppatosi tra un Colosseo quadrato e un’immaginazione sferica.
Su (Quasi), ovviamente, è uscito altro. Fai un giro e preparati a perderti e a godere, seguendo suggestioni, temi, rubriche, richiami e link vari.
(QuasiQuasi) è il nostro modo per tenere traccia delle cose che ci piacciono e ci interessano, anche quando succedono oltre le colonne d’Ercole del nostro sito.
È uscito il secondo Quaderno di (Quasi) per Oblò-aps. Il nostro Federico Beghin si è dedicato all’analisi del primo anno di vita editoriale del Batman di Bob Kane e Bill Finger (poi, per come sono andate le cose, magari sarebbe meglio dire “di Bill Finger e Bob Kane”). Se vuoi sapere di cosa parla quel volume, vai QUI. Per tutto il resto: Il batman: sanguinario e spensierato di Federico Beghin, con illustrazioni di Simon Panella, può essere comprato sul sito di Oblò-APS.
Alla Small Press Expo, tenutasi tra il 14 e il 15 settembre, sono stati assegnati gli Ignatz Award, C’è un sacco di roba strana e inattesa, ovviamente. Una buona bussola per navigare tra gli editori piccoli (ma non sempre piccolissimi) del mercato nordamericano. Il solo problema è che il sito permette di verificare chi abbia vinto il premio negli anni precedenti (fino al 2019) ed è veramente difficile trovare un titolo che abbia ottenuto visibilità. C’è da chiedersi se anche questo premio, come tutti gli altri, non serva a nulla.
Bryan Lee O’Malley, venti anni fa, pubblicava Scott Pilgrim. Prima e dopo, ha fatto solo robetta, ma quel fumetto è divertentissimo. Adesso, per festeggiare il ventennale, porta in giro capelli arancioni e sorrisi un po’ fasulli (chi tra noi lo ha incontrato non ne serba il ricordo di una persona affabile e gentile) e rilascia un sacco di interviste. Ne abbiamo trovate un paio: AIPT e The Beat.
A proposito di interviste, c’è un manga di cui dovremmo parlare molto per quanto è costruito bene. Si chiama #DRCL ed è il lavoro di Shin'ichi Sakamoto. Ancora non lo abbiamo fatto e non è detto che lo faremo a breve. Prendine un numero a caso e apri pagine a caso: è il modo migliore per capire se il fumetto che hai tra le mani vale la tua attenzione. Se ti capita una pagina senza racconto, brutta, disegnata male o tirata via, lascia cadere quell’albo o quel libro sullo scaffale da cui lo hai raccolto. Se invece è bella, apri altre due o tre volte, sempre a caso, e ripeti l’esperimento.
Sakamoto costruisce pagine bellissime e, quando non lo fa, ti regala comunque pagine di grande racconto.
Anime News Network pubblica una sua intervista. Non è niente di che, ma non vedevamo l’ora di segnalarti questo fumettista straordinario.
(Quasi) è una rivista di critica del fumetto ed è consapevole che, per esercitare questa funzione, l’unico approccio possibile è quello della militanza.
(Quasi) parla solo del bello, del buono e dell’utile.
(Quasi) non tributa al fumetto alcuna centralità nella vita e nel mondo. Lo considera un modo del racconto straordinario e straordinariamente vitale che non rappresenta in alcun modo la vita.
(Quasi) crede che il fumetto aiuti a vivere meglio.
(Quasi) è una rivista ed esige che tutti i suoi contenuti siano letti come se fossero tenuti insieme da un filo rosso visibilissimo. Il quadro d’insieme è dinamico, instabile, mosso e approssimativo.
Per questo motivo (Quasi) si chiama (Quasi).
(Quasi) è un progetto di Boris Battaglia e Paolo Interdonato.
Se hai voglia, inoltra questa mail alle persone cui vuoi bene e invitale a seguirci su substack.
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