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Il Substack di Quasi · Sep 19, 2024

(QuasiQuasi #23)

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Quasi · Il Substack di Quasi

Ciao!

Sale la tensione in redazione. I due curatori della rivista si guardano in cagnesco e si sibilano minacce. Il tema che scatena la loro tensione è una parola di tre sillabe: “Moana”.

Vedere tutto quel livore che sale, ci fa pensare a quando Brancaleone da Norcia e Teofilatto dei Leonzi si incontrano in mezzo al grano.
«Cedete lo passo.»
«Cedete lo passo, tu!»

Tutto questo scambio di cortesie ci lascia inorriditi. Parlassero almeno, i due, come se li avessero sceneggiati Age e Scarpelli. Invece è tutto uno scambio di citazioni e note a piè di pagina. Un’aggressività che amareggia. Alla ricerca di note meno noiose e cariche di furia, ci rivolgiamo a Margherita Vicario e alle sue annotazioni di buona vita: Nota bene.

Settembre è il mese di (Quasi) dedicato a “Moana”. Boris ha spiegato con chiarezza, nel suo editoriale, i motivi di questa decisione. Paolo, in totale disaccordo, ha controbattuto dicendo che dedicare un mese di (Quasi) a Moana Pozzi è un’assurdità. Boris ha ulteriormente controbattuto, dando a quell’altro – addirittura – del socialdemocratico. Tra i due c’è una tensione tale che, se ci passasse il suo archetto Niccolò Paganini, ne verrebbero fuori suoni bellissimi. 

Mentre i due si guardano manco avessero in mano il carillon di Per qualche dollaro in più, il resto della redazione si organizza per aperitivi, cene e serate al padel o in discoteca.

Arabella è arrivata in redazione, mentre non c’era nessunə. Voleva trovare qualcunə con cui parlare del suo amore per Mark Fisher, ma si è trovata su un’isola deserta. Ha deciso allora di sedersi alla tastiera a raccontarlo a chiunque non legga (Quasi), anche a te. Il suo articolo, “Fantasmi”, inizia così:

«Dopo l'occupazione della rivista nel mese di agosto io proverò ad infestarla.
Sono arrivata a Mark Fisher molto tardi, e adesso leggerlo sapendo che è morto mi fa sentire come se avesse abbandonato anche me. La vicinanza che sento proviene, per prima cosa, dal suo rapporto con la depressione, di cui ha scritto molto e che è la causa probabile – sto scherzando, è la causa e basta – del suo suicidio, nei primi giorni del 2017, a 49 anni. Le persone che si suicidano mi sembrano tutte mie parenti, cugini lontani. La cosa formidabile che Mark Fisher ha fatto, e per cui lo avevo sentito nominare già mille volte, è stato rendere esplicito il legame tra depressione ed esperienza del capitalismo spinto.»

Poco prima era arrivata anche Mabel, con tutto il circo di bandiere, magliette, figurine, gadget e copie del “Guerin Sportivo” che la segue ovunque. Ha anche scatenato un coro da tifoseria coinvolgendo Baro e Federico. Poi, approfittando della ripresa del campionato di calcio, ha iniziato a raccontare minuziosamente (Quasi) tutte le squadre che partecipano a quel concorso sportivo: “Restart”.

Su (Quasi), ovviamente, è uscito altro. Fai un giro e preparati a perderti e a godere, seguendo suggestioni, temi, rubriche, richiami e link vari. 

(QuasiQuasi) è il nostro modo per tenere traccia delle cose che ci piacciono e ci interessano, anche quando succedono oltre le colonne d’Ercole del nostro sito. 

E incominciamo subito con la menzione di un grave errore (tutta colpa di Interdonato, come sempre) che abbiamo commesso. Nel segnalarti questo articolo del “Comics Journal”, abbiamo detto che non ci risultava ne esistessero edizioni accessibili. Dannazione! Ce n’è una che puoi reperire con uno sforzo minimo, aggirandoti tra librerie e siti dell’usato ed è stata fatta da una casa editrice ideata e codiretta da un collaboratore di (Quasi), Omar Martini. Omar, con il solito fare pacato, invece di afferrare per il bavero l’interdonato e sbattere la sua testolina su una parete fino a quando gli fosse inculcato un po’ di buon senso, ha scritto:

«Ciao Paolo,
il fumetto analizzato dal TCJ era stato pubblicato nell'edizione Black Velvet del libro Le straordinarie opere di Alan Moore di George Khoury & friends. La traduzione l’ha fatta smoky man e il volume è del 2009.»

Chiediamo scusa a Omar per la pochezza di Paolo (che probabilmente era troppo intento a litigarsi con Boris).

Mentre scorrevamo la nostra timeline su Instagram, siamo inciampati in un poster antimilitarista di Tomi Ungerer. È datato 1967 e si riferisce alla guerra in Vietnam. È ancora bellissimo, doloroso e fottutamente attuale.

Il 12 settembre è uscito Ce soir c'est cauchemar di Nicole Claveloux per Cornélius. Altre 88 pagine di fumetti necessari nella collana che l’editore francese sta dedicando a un’autrice indispensabile. Questa volta la presentazione te la becchi in francese, perché così scopri che – qualora non lo avessi mai studiato – non è poi così difficile capirlo:

«Que se passe-t-il dans la tête de Nicole Claveloux lorsqu’elle s’endort ? Il y a d’abord Loïc Lalune, le chef décorateur de l’imagination, Lili et Zizi Frisson spécialistes des sensations ou encore Madame Reine Bancale, experte de la mémoire en charge des  archives et bien sûr la Grande directrice, Nicole Claveloux elle-même. Mais voilà qu’une belle nuit débarque Charles Chaposec, responsable discernement du département « Logique et raison», un homme rigide qui souhaite effectuer un contrôle de gestion dans le secteur des rêves. Et c’est ainsi que notre joyeuse bande s’embarque dans un voyage haut en couleur au pays des songes et des cauchemars...
Plus de quarante ans après sa dernière bande dessinée, Nicole Claveloux reprend du service et livre une œuvre d’une richesse incroyable. Jonglant avec brio entre différents styles de narration, l’artiste joue avec les limites du cadre, déforme les phylactères et convoque des apartés avec le lecteur pour jouer de la mise en abîme. Elle n’a rien perdu de son goût pour le baroque et son dessin conserve l’impact et l’étrangeté qui ont fait sa réputation.
Les personnages, tous présents dans le cerveau de la narratrice, représentent chacun un pan de la personnalité humaine. À travers eux, Nicole Claveloux nous parle du culte de la performance, du lien entre l’artiste et son œuvre et de l’importance d’écouter ses émotions. Tout en conservant son trait si particulier rempli d’humour malicieux et d’onirisme, elle offre avec ce livre une ode à l’imagination et à la fantaisie, et ouvre au passage une véritable réflexion sur la création et le métier d’artiste.»

Oh! Dici che ti piacciono un sacco le autoproduzioni e non ti sei accorto che, pochi giorni fa, è uscito il diciannovesimo numero di “ATMA Comics”. Cerca di procurartelo.

(Quasi) è una rivista di critica del fumetto ed è consapevole che, per esercitare questa funzione, l’unico approccio possibile è quello della militanza. 

(Quasi) parla solo del bello, del buono e dell’utile. 

(Quasi) non tributa al fumetto alcuna centralità nella vita e nel mondo. Lo considera un modo del racconto straordinario e straordinariamente vitale che non rappresenta in alcun modo la vita. 

(Quasi) crede che il fumetto aiuti a vivere meglio.

(Quasi) è una rivista ed esige che tutti i suoi contenuti siano letti come se fossero tenuti insieme da un filo rosso visibilissimo. Il quadro d’insieme è dinamico, instabile, mosso e approssimativo. 

Per questo motivo (Quasi) si chiama (Quasi).

(Quasi) è un progetto di Boris Battaglia e Paolo Interdonato.

Se hai voglia, inoltra questa mail alle persone cui vuoi bene e invitale a seguirci su substack.

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Read the original on quasirivista.substack.com

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