Ciao!
Alla fine, è andata bene. Il litigio tra i due è esploso. Se ne sono dette molte, è volato qualche spintone e, poi, come succede sempre, i due curatori di (Quasi) hanno trovato un nemico comune con cui prendersela. Hanno distrutto tutto quello che c’era nella redazione di (Quasi), lasciata deserta da tutte le persone che partecipano alla rivista, annoiate da quelle erinni innocue e sovrappeso.
Dopo appena un paio di giorni, la redazione era nuova di zecca. E pulita come non la si vedeva da mesi.
Pareva di essere in una di quelle commedie americane che dopo ti coglie uno strano senso di beatitudine.
Ora, in questo autunno ancora luminoso, in cui vorremmo stare se non bene sicuramente meglio, abbiamo una rivista da far ripartire. E non importa se non la legge nessunə: la stiamo facendo per te. Proprio per te.
Entra, ti raccontiamo cosa è successo in (Quasi) e in città nell’ultima settimana. La vita, quasi in presa diretta, è una cosa meravigliosa.
Settembre è stato il mese in cui (Quasi) è quasi giunta al capolinea. Per un po’ abbiamo temuto che Boris e Paolo, i curatori della rivista, decidessero di mandarsi sonoramente a quel paese e togliersi il saluto per un lustro. È già successo una volta, può succedere ancora.
Ma perché tutta questa tensione?
Boris ha deciso che il mese di settembre doveva essere dedicato a “Moana”. Ha spiegato per quale motivo Moana Pozzi è una figura così rilevante per il nostro immaginario nel suo editoriale. Paolo non ha preso bene quella spiegazione e, in totale disaccordo, ha controbattuto dicendo che dedicare un mese di (Quasi) alla pornoattrice è un’assurdità. Boris ha ulteriormente risposto, dando a quell’altro – addirittura – del socialdemocratico. A questo punto, Paolo è sbottato in una sentenza perentoria: ha detto che «fare (Quasi) con Boris è un inferno» e ha messo in dubbio l’utilità di proseguire la rivista. I due si sono fronteggiati, brandendo delle sedie, e coprendosi di insulti. Ma, mentre ci si chiedeva «È la fine di Quasi?», si è capito che le ragioni della crisi sono più profonde. Certo, Moana è stata la scintilla, ma i due stanno cercando un modo per coinvolgere di più chi fa (Quasi) per fare una rivista che, benché viva tra i contenuti atomici del web, possa essere uno spazio del discorso e del confronto intorno all’immaginario. Ci riusciranno?
Nel frattempo, (Quasi) è bellissima anche quando i due vecchi brontoloni vorrebbero di più di quello che vedono e di questi anni amari.
Boris ha deciso che Amici miei deve essere festeggiato con un’analisi importante. Ha progettato dodici capitoli da far uscire, una volta al mese, sempre nell’ultima domenica del mese, fino a giungere al momento in cui quel film compirà mezzo secolo. Il primo capitolo racconta “Via da Ostiglia”.
Emiliano Barletta ha visto la nuova stagione di The Bear e ne ha approfittato per interrogarsi sulla linearità del racconto: “Narrazione e Tempo”.
Omar Martini aspettava con ansia il primo volume del nuovo monumentale progetto di Alan Moore. Lo ha comprato nel giorno della sua uscita nel mercato anglofono e lo leggerà, pubblicando su (Quasi) le sue impressioni, una settimana alla volta. Inizia qui: “The Great When – Preambolo”.
Nel frattempo, è iniziato anche ottobre. Nella nuova redazione di (Quasi), è fiorito un tema fresco fresco: “Mostri”. Ecco l’editoriale di Paolo:
«Iniziare un intervento con una definizione copiata dal dizionario è un trucco per autori in affanno. Eppure, ho sempre amato un vecchio libro di Antonio Caronia, Il cyborg: Saggio sull'uomo artificiale, che si apriva proprio con quell’espediente. L’animatore della rivista “Un’ambigua utopia” iniziava quel volumetto facendo osservare la duplice etimologia della parola “mostro”. Da un lato, diceva, deriva dal lemma latino “monstrare”, “far vedere”, ma, dall’altro”, anche da “monere”, che significa “avvertire”, “mettere in guardia”.»
Continua QUI.
Su (Quasi), ovviamente, è uscito altro. Fai un giro e preparati a perderti e a godere, seguendo suggestioni, temi, rubriche, richiami e link vari.
(QuasiQuasi) è il nostro modo per tenere traccia delle cose che ci piacciono e ci interessano, anche quando succedono oltre le colonne d’Ercole del nostro sito.
Nel corso della settimana passata è uscito in italiano un fumetto inevitabile: Sex & Fury di Bonten Taro per J-Pop. Sono storie durissime, di sesso, furia e criminalità nipponica. Questo fumettista bravissimo, a un certo punto, ha smesso di fare manga per dedicarsi ad altri mestieri per i quali era particolarmente portato. Disegnava stoffe, e se ti imbatti in foto di Muhammed Ali con accappatoi dai disegni nipponici, sappi che erano di Bonten Taro. E tatuava: disegni meravigliosi sulla pelle come sulla carta.
Fino a oggi, in una lingua scritta con caratteri alfabetici, per quanto ne sappiamo, esisteva un solo – magnifico – volume pubblicato, una decina d’anni fa, dalla francese Le Lézard Noir: un libro cartonato, con un sacco di apparato, illustrazioni e foto e quattrocento pagine di fumetti, che si chiamava pure lui Sex & Fury. Questo nuovo volume in italiano ha meno della metà delle pagine e molte meno foto e illustrazioni: però è bellissimo lo stesso e dovresti proprio procurartelo. Ecco la presentazione:
«Autore fondamentale del movimento gekiga degli anni Settanta, Bonten Taro sbarca finalmente anche in Italia, in questa antologia con alcuni dei suoi racconti brevi più memorabili, tra i quali il celebre Sex & Fury, che ispirò l'omonimo adattamento cinematografico pinku eiga (erotico softcore) del 1973. Un viaggio nel losco mondo della malavita, strettamente legato in Giappone a un'altra arte della quale Taro era maestro assoluto, il tatuaggio, ma anche storie di fantasmi, un sorprendente tuffo nella Guerra del Pacifico e la storia del suicidio dello scrittore Yukio Mishima. Mangaka, tatuatore e perfino cantante, Taro è un personaggio geniale a tutto tondo, la cui immensa e memorabile carriera è approfondita inoltre nel volume da un ricco apparato critico.»
Eravamo tranquilli a scorrere il pollice in verticale sullo schermo del cellulare, quando ci si è palesato davanti agli occhi il faccione (e il corpaccione) di Manu Larcenet. In un video breve, ma non brevissimo, racconta – in francese – il suo lavoro su La strada di Cormac McCarthy. Larcenet è un autore che ascoltiamo e leggiamo sempre con grande interesse. In questo caso, lo facciamo con gioia ancora più grande, perché parla di un romanzo che abbiamo molto amato e che lui ha trasfigurato in fumetto, aggiungendo così tanto da rendere inadeguata la parola “adattamento”.
Stiamo recuperando una serie che ci era sfuggita, The Marvelous Mrs. Maisel.
Ci piace molto questa commistione tra commedia statunitense tra anni Cinquanta e Sessanta e sick comedy. Certo, la figura di Lenny Bruce ne emerge spuntata e scarica, la sua ferocia si affievolisce in un mondo mooolto più morigerato: meno alcol e niente sesso e droga. E pure il linguaggio – feroce, irripetibile, censurabile – di quella comicità ne viene fuori smozzicato. Lo sappiamo bene: non è vero che Lenny Bruce veniva arrestato perché in anticipo sui tempi; le cose che diceva (e scriveva), non avrebbe potuto dirle mai. Neppure oggi. Comunque Mrs Meisel è una bella serie, con un’ottima scrittura e piena di strizzate d’occhio. Per esempio, all’inizio della quarta stagione, Abe Weissman, il padre di Midge (Mrs Meisel, appunto), viene assunto come critico teatrale al “Village Voice”. Appena varca la soglia della redazione (e a noi le redazioni inventate piacciono un sacco), gli vengono presentati i collaboratori di punta del settimanale newyorchese. Ce ne sono tanti riconoscibili, ma uno in particolare ci fa esplodere il cuore di gioia: «Ti presento Jules, il nostro cartoonist».
Jules Feiffer, nel 1960, aveva trentun anni e stava facendo la rivoluzione, sulle pagine del “Village Voice”, con Sick, Sick, Sick. L’attore che lo scimmiotta è significativamente più anziano e – fino al punto in cui abbiamo visto la serie – fa vedere un solo disegno, molto brutto. Ciò nonostante, quella presenza ci rende lieti.
Amiamo Feiffer e cerchiamo di seguire i suoi lavori anche adesso che, novantacinquenne, non pubblica più a cadenza serrata sui periodici (non lo fa più da quasi un quarto di secolo e da quasi un quarto della sua vita).
Benché abbia smesso di dirci gli Stati Uniti in presa diretta, continua a fare fumetti. Tra qualche settimana, il 7 novembre, esce il suo nuovo libro a fumetti, Amazing Grapes. Abbiamo trovato in rete due interviste in cui anticipa i contenuti di quell libro e parla di sé: “The Daily Heller: Jules Feiffer at 95: «Doing the Best Work of My Life»” e “Pulitzer-winning cartoonist Jules Feiffer on his new graphic novel Amazing Grapes”.
(Quasi) è una rivista di critica ed è consapevole che, per esercitare questa funzione, l’unico approccio possibile è quello della militanza.
(Quasi) parla solo del bello, del buono e dell’utile.
(Quasi) è una rivista ed esige che tutti i suoi contenuti siano letti come se fossero tenuti insieme da un filo rosso visibilissimo. Il quadro d’insieme è dinamico, instabile, mosso e approssimativo.
Per questo motivo (Quasi) si chiama (Quasi).
(Quasi) è un progetto di Boris Battaglia e Paolo Interdonato.
Se hai voglia, inoltra questa mail alle persone cui vuoi bene e invitale a seguirci su substack.
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