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Privacy Week - la Community · Jul 23, 2026

Il nuovo perimetro della cybersecurity: l’identità

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Privacy Week · Privacy Week - la Community

Questa è la newsletter della Community di Privacy Week. Ogni giovedì punti di vista che fanno chiarezza su fatti di cronaca e novità che riguardano i temi più caldi della tecnologia: privacy, cybersecurity, fintech, intelligenza artificiale.

Riflessioni sulle frontiere cibernetiche del nostro mondo.

di Matteo Navacci, privacy & cybersecurity advisor, co-fondatore di Privacy Week

Per anni abbiamo immaginato l’attacco informatico come un assedio: un aggressore individua una vulnerabilità, supera il perimetro e penetra nella rete. Oggi, sempre più spesso, non ha bisogno di forzare la porta. Entra con le chiavi di qualcuno.

Secondo lo State of Ransomware 2026 di Sophos, il 79% degli attacchi ransomware analizzati inizia attraverso un vettore legato all’identità: email malevole, phishing o credenziali compromesse. Questo ci dice che l’identità è diventata un nuovo perimetro della sicurezza.

E onestamente, non mi stupisce: la maggior parte delle aziende rimarrebbe sbalordita nel sapere il numero di credenziali esfiltrate che circolano nel dark web senza che nessuno ne sia a conoscenza e senza grandi proclami di data breach o ransomware. Migliaia di piccoli phishing silenziosi che nel corso del tempo, senza che nessuno se ne accorga, rubano pezzetti d’identità… fino al momento in cui qualcuno non deciderà di usarle per fare il colpaccio.

Accedere con credenziali valide costa meno, genera meno anomalie e permette di muoversi più rapidamente all’interno dei sistemi aziendali. Gli infostealer raccolgono cookie, token di sessione, credenziali memorizzate nel browser e altri artefatti che possono consentire di aggirare persino alcuni meccanismi di autenticazione. Perfino l’autenticazione multifattore oggi è sufficientemente semplice da bypassare per l’attaccante medio.

Anche in Italia il problema dell’identità è già concreto. ACN continua a segnalare campagne di furto di credenziali. Nei provvedimenti relativi ad alcuni attacchi ransomware, il Garante Privacy ha più volte evidenziato il ruolo di credenziali amministrative compromesse, coperture MFA incomplete e backup vulnerabili.

La risposta non è acquistare software ma comprendere i nuovi scenari di rischio e governarli per quanto possibile con una gestione rigorosa del ciclo di vita delle credenziali.

Il problema non riguarda ovviamente solo gli utenti umani. API key, account di servizio, automazioni e connettori SaaS stanno moltiplicando le identità presenti nelle infrastrutture aziendali. E non dimentichiamo che siamo nell’era dell’intelligenza artificiale! Gli agenti AI sono a metà strada tra l’umano e la macchina: software capaci di consultare database, utilizzare applicazioni in modo autonomo, chiamare API, scrivere nei sistemi gestionali o inviare comunicazioni e interpretare istruzioni in linguaggio naturale come la collega delle risorse umane.

Secondo il CISO AI Risk Report 2026, il 71% delle grandi organizzazioni intervistate permette già a sistemi AI di accedere ad ambienti critici, ma soltanto il 16% dichiara di governarne adeguatamente gli accessi.

Un agente AI con accesso al CRM, all’ERP e alla posta elettronica non è una semplice funzionalità software: è un’identità dotata di privilegi e capacità multimodali, proprio come un essere umano. Che però opera mille volte più velocemente.

Fino a ieri si diceva che l’anello debole della catena della sicurezza è l’essere umano. E se invece fosse l’agente artificiale? Immaginiamo per un momento un agente IA che abbia accesso al calendario degli appuntamenti e agli spostamenti del CEO di una grande azienda, e che lo stesso agente possa essere controllato da attaccanti esterni con delle semplici istruzioni in linguaggio naturale: prompt injection, abuso delle autorizzazioni, compromissione della memoria dell’agente, manipolazione dei tool…

I rischi sono concreti, e non solo cibernetici. Oggi il ransomware può autenticarsi come un essere umano, e domani potrebbe farlo attraverso un agente AI al quale siamo stati noi a consegnare le chiavi di casa.

Di “Agenti AI e cybersecurity: nuove forme di difesa e nuovi rischi” parleremo anche nel Cyber Strategy Forum del 28 settembre nel contesto della sesta edizione di Privacy Week. Ti aspettiamo!

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