«Mio marito era un imprenditore bravissimo, rispettato da tutti. Aveva amicizie in tutta Italia, e anche fuori dall’Italia, per il suo modo di fare, per il suo modo di essere. Sicuramente era una persona troppo avanti per questa città. E poi aveva una mente eccelsa, elaborata».
Gentile ascoltatrice, caro ascoltatore,
comincia così il secondo episodio di “Doppio fondo”, la serie crime che ho realizzato con il collega giornalista Gianmarco Di Napoli su un duplice cold case risolto a distanza di oltre vent’anni (almeno stando alla sentenza del processo di primo grado). A parlare è Paola Annicchiarico, la vedova di una delle vittime (Sergio Spada), così come la voce che apriva il primo episodio era quella di Elvira Stano, la moglie dell’altro imprenditore ucciso (Salvatore Cairo). Le donne, in questa storia, sono fondamentali, nel bene e nel male, come si scoprirà nelle prossime puntate: donne determinate, donne funzionali, donne leader, donne resilienti, donne coraggiose. Cominciare, quindi, da due di loro, quelle che hanno patito le conseguenze più pesanti, ci è sembrato assolutamente necessario.
Se ci pensi bene, degli omicidi celebri conosciamo tutti i lati oscuri dei sospettati e ricordiamo a memoria le immagini delle vittime: le complicate vicende familiari di Massimo Bossetti, il body da ginnasta di Yara Gambirasio, i file trovati nel pc di Alberto Stasi e la canotta azzurra di Chiara Poggi mentre sorseggia un cocktail. Ma in ognuno di questi casi ci sono anche delle vittime collaterali di cui sappiamo poco o niente: genitori, fratelli, sorelle, figli. E mogli, appunto. Persone condannate a convivere con un dolore profondo, che a volte è reso ancora più insopportabile dai tempi della giustizia.
Oltre alla ferita di un lutto che non ha mai rimarginato, Paola Annicchiarico ha anche avuto una parte importante nel lavoro degli inquirenti per individuare i responsabili dell’omicidio del marito. Nei primi anni Duemila, a Brindisi, il fenomeno dei “padellari” era simile a un regno, con decine di venditori porta a porta di pentole e casalinghi che dominavano il mercato dall’Umbria alla Sicilia, e Sergio Spada era il suo monarca assoluto: un imprenditore di successo, partito da zero, che a 46 anni era riuscito a entrare nell’élite di una città, al contrario, pigra e indolente, tradita dal sogno mancato di diventare un grande polo chimico europeo.
La sera del 19 novembre 2001, Spada sta rientrando nella sua villa al rione Casale, dove lo aspettano i due figli piccoli per cenare e guardare un film assieme. Paola sente il cancello automatico aprirsi, ma dopo qualche minuto si rende conto che il marito non è mai entrato nel garage: scomparso, insieme all’auto. Proprio com’era successo un anno e mezzo prima a un altro imprenditore delle padelle, Salvatore Cairo, vittima di lupara bianca. Questa volta, però, il cadavere di Spada, ucciso da un colpo di pistola alla nuca, viene ritrovato la mattina successiva nel piazzale di una stazione di servizio in disuso alle porte della città, ma le indagini della Polizia possono partire da un elemento importante: proprio lei, la moglie di Spada, mentre rientrava a casa poco prima di lui, ha visto un uomo che lo aspettava, con fare sospetto, sotto la luce di un lampione.
Puoi ascoltare il secondo episodio di “Doppio fondo”, “Un colpo alla testa”, è disponibile da oggi su Spotify, Apple Podcasts nelle principali app per lo streaming audio e su corriere.it.
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Un saluto da Carlo Annese.

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