RSS Amplifier

Piano P · Nov 28, 2025

Ground Zero

0
Sign in to vote or save

Piano P · Piano P

Gentile ascoltatrice, caro ascoltatore,

l’ultima volta in cui sono stato a New York mi sono commosso visitando il Memoriale per le vittime dell’11 settembre. Due grandi vasche, con il suono delle cascate che lambiscono le balaustre su cui sono incisi i nomi delle vittime dell’attentato, a simboleggiare il “ground zero”, il vuoto lasciato dalla distruzione delle Torri Gemelle. In mezzo a centinaia di querce bianche, quell’omaggio sembrava tutto fuorché il classico monumento imponente eretto come monito per le future generazioni. A volte non c’è bisogno di mausolei d’autore per ricordare un luogo o una data, tanto sono radicati nella memoria collettiva.

Ci pensavo la scorsa estate quando, tornato a Brindisi, dove sono cresciuto e da dove sono andato via 38 anni fa, mi sono fermato davanti alla stele che vedi in questa foto.

È un manufatto semplice, molto artigianale. Sul bordo di una complanare, segna il luogo esatto in cui la notte del 24 febbraio 2000 un furgone blindato, carico di sigarette di contrabbando appena sbarcate, travolse una Fiat Punto della Guardia di Finanza. A bordo di quella macchina, piccola e indifesa rispetto alla Range Rover potenziata proprio per passare sopra ogni possibile ostacolo, c’erano quattro “baschi verdi”: destinati inizialmente all’antiterrorismo, in quel lembo di Salento combattevano invece il contrabbando, ogni giorno, in una guerra chiaramente impari. Due di quei giovani uomini morirono sul colpo: Alberto De Falco, vicebrigadiere di 33 anni e padre di una bambina, e il finanziere scelto Antonio Sottile, di 29.

Quella strage scatenò la reazione dello Stato: l’allora ministro dell’Interno Enzo Bianco mandò in Puglia, in pochi giorni, migliaia di agenti e di militari che portarono a termine l’Operazione Primavera, una massiccio intervento di pulizia dal crimine. E anche per questo è rimasta impressa nella memoria dei brindisini – di chi è rimasto a viverci, ma anche di chi era già andato via, come me, o era in procinto di farlo. Segnò uno spartiacque collettivo tra il dominio assoluto della Sacra Corona Unita e la risposta finalmente decisa dello Stato: il “ground zero” di un sistema mafioso che era diventato ormai un’emergenza nazionale.

Parte dal ricordo di ciò che avvenne allora, proprio davanti alla stele della fotografia, il terzo episodio di “Doppio fondo”, il podcast in sei episodi (+ una bonus track) che ho realizzato insieme al collega giornalista Gianmarco Di Napoli. Perché, per capire la storia del duplice omicidio dei padellari che raccontiamo nella serie, è necessario conoscere il contesto dal quale in qualche modo tra origine: 25 anni di buio profondo, nonostante il tentativo di una parte attiva, positiva e consapevole della città di opporsi.

Puoi ascoltare questo episodio su Spotify, nelle app per lo streaming o su corriere.it.

Un saluto da Carlo Annese.

P.S.: Diversi expat mi hanno scritto alcuni messaggi molto belli. Ne riporto uno per tutti: “Avevo dimenticato perché, 35 anni fa, sono andato via da Brindisi. Il vostro podcast me lo ha fatto ricordare”. Magra soddisfazione.

Read the original on pianop.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.