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Onde Nude · Dec 31, 2024

Il seguente testo non è altro che un tentativo di riaccendere la luce

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Stefania · Onde Nude

Comincio con una buona notizia: nel 2024 ho smesso di cercare il mio stato emotivo nel mondo che mi circonda, come se dovessi trovarlo nelle erbacce flosce, nelle cascate improvvisate dopo una mareggiata, o in un'insegna del cinema sbiadita. Non cerco più le mie mancanze nelle cose. Al loro posto, ho fatto entrare piccoli personaggi che mi hanno accompagnato quotidianamente nei vicoli e nei luoghi dove capitavo. Non mi sono mai sentita veramente sola.

Lo scorso gennaio mio fratello mi ha regalato delle cuffie enormi, ho riscoperto un modo per rifugiarmi in altri mondi. Cammino e la musica diventa la colonna sonora di una scena che immagino. Più volte ho rischiato di essere investita. Alla terza volta mi sono auto-ammonita, ricordandomi che non ne vale la pena continuare a sognare anche nel pericolo.

Eppure, è stato un anno in cui, più che mai, ho avuto i piedi saldi a terra. Ho vissuto nel presente, rimanendo dove non volevo stare. Spesso pensavo: "Non voglio più essere dove sono, voglio andare via." Ho imparato che la mia energia va a onde (e che il mare torna sempre). Quando si esaurisce, mi sento come un uccello che deve tornare al suo nido per riposarsi. Sto imparando ad ascoltare i miei bisogni, ma spesso mi sento in colpa.

Da sognatrice, uno degli errori più frequenti è rimanere concentrata solo sul mio io più profondo, spesso respingendo, senza volerlo, chi si avvicina. Quest'anno ho deciso di ascoltare gli altri, perché le connessioni sono come piccole piante da curare. Ne è valsa la pena, anche se con qualche difficoltà. Ho imparato che alcune amicizie hanno bisogno di spazio per crescere, altre di attenzioni quotidiane. A volte ho dato troppa acqua, a volte troppo poca, e in alcuni casi mi sono concentrata sull'attenzione sbagliata. In effetti la botanica è una scienza difficile da padroneggiare, ma nel praticarla trovo sempre un terreno fertile su cui sperimentare.

Sono quasi certa che la parola che ho pronunciato di più sia stata libertà. Dopo due anni, averla riscoperta dall'altra parte del mondo, mentre correvo su un motorino con uno sconosciuto sotto un cielo stellato, mi ha scosso, emozionato e fatto sentire incredibilmente bene. Mi ha ricordato che sono pronta a tutto per vivere la vita che desidero davvero, anche a perdere tutto. La felicità, in fondo, è fatta di niente.

Forse non lo sapete, ma dentro di me vivono donne diverse: una ninfa che danza con la vita, una strega che prova ad ascoltare l'intuito, un'amazzone che non ha paura di osare, una giullare che mi aiuta a trovare il lato comico e una guerriera sempre pronta ad affrontare le sfide. Sono tutte e nessuna, ma so che sono pronte a venirmi incontro quando ne ho bisogno. Mi sono state utili quando ho dovuto affrontare delusione, rabbia e frustrazione.

Nel controllo delle emozioni infatti sono ancora un cencio allo sbando: le raffiguro come piccoli folletti furbi che cambiano volto e si impossessano della mia anima; mi hanno dato un bel da fare. Ho capito che la delusione si cura smettendo di avere aspettative. La rabbia ha bisogno di sfogarsi con attività fisiche. La frustrazione invece tace quando agisco in quello spazio che, in quel momento, non vedo, ma che è il mio mondo: fatto di cose che mi piacciono e di persone che mi fanno stare bene. Non sono ancora capace di controllarli come vorrei, ma ho ricevuto un grande aiuto da chi mi sta vicino. Curare le relazioni si è rivelato l'investimento più prezioso.

Spesso predico bene e razzolo male. Sono cocciuta e presuntuosa, tenace fino a quando il dolore non mi toglie il respiro e devo lasciar andare, per non perdere me stessa in situazioni e persone che non fanno per me. La mia sensibilità è sempre stata un'arma a doppio taglio: sento e vedo tutto, ci provo comunque e penso: "Magari questa volta sarà diverso", ma in realtà non cambia mai, anzi, va peggio e, da fuori, sembro pure un'imbecille. Ma nella consapevolezza, aver cominciato a dire di no e mettere dei confini ha dato spazio ad avventure interessanti.

Una breve lista di cose che proverò a fare in futuro: uscire di più dai miei pensieri, lasciar andare ciò che non serve, essere un po' di quello e un pizzico di quell'altro, gravitare nelle orbite a me più affini. Consiglio di cucina anche applicabile alla vita: se un piatto è insipido aggiungere il sale spesso non aiuterà.

Concludo questi 365 giorni dicendomi che, se mi amassi un po' di più rispetto all'anno appena passato, la mia vita migliorerebbe, come è successo negli ultimi quattro anni. Ma per il 2025, ho un'unica, grande ambizione: aumentare quell'etto in un chilogrammo e vedere che succede.

P.S. La maggior parte delle foto in cui sono ritratta sono scattate da Margherita Verini .

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