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Onde Nude · Dec 26, 2025

La distanza che tengo

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Stefania · Onde Nude

Ci sono giorni in cui penso che il problema non sia la solitudine
ma la distanza che serve per non crollare.

Mi accorgo che so parlare, so ascoltare, so anche restare.
Ma quando si tratta di entrare davvero
non nel senso romantico, non subito,
ma in quello più semplice e più nudo
qualcosa si irrigidisce.

Entrare significa accettare che l’altro veda
non solo ciò che sono adesso
ma anche quello che potrei diventare
se smettessi di proteggermi.

E allora resto sulla soglia.
Educata. Presente. Intelligente.
Mai completamente dentro.

Non è paura dell’altro, credo.
È la paura di non riconoscermi
nel momento in cui mi lascio attraversare.

L’intimità ha questa qualità strana: non si annuncia.
Arriva mentre stai parlando d’altro,
mentre non stai cercando niente,
mentre sei convinta di essere al sicuro.

E quando arriva, chiede una cosa sola:
di non essere gestita.

Io invece gestisco tutto.
Gestisco le parole, il silenzio,
la distanza giusta per non fare male
e per non farmene.

Mi chiedo spesso se sia una forma di eleganza
o solo un modo più sofisticato di scappare.

C’è un punto, molto preciso,
in cui potrei dire qualcosa di vero
e invece dico qualcosa di giusto (per me).
Quel punto lo riconosco sempre dopo.

Forse entrare in intimità
è rinunciare all’idea di uscire indenni.
È accettare che qualcosa cambi forma,
che il corpo perda il suo equilibrio abituale,
che le parole non tornino indietro.

Non so se sono pronta.
So solo che a forza di restare fuori
si impara benissimo a osservare,
ma si dimentica come si abita.

Scrivo questo per tenermi aperta una possibilità.
Non per risolverla.
Non per spiegarla.

Solo per non fingere
che stare sulla soglia
sia la stessa cosa che vivere dentro.

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