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Il colore verde · Aug 8, 2026

Come si raffredda una città?

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Nicolas Lozito · Il colore verde

Buongiorno!

Qui a Torino indovinate… fa caldo. Ma ieri ha anche diluviato, per poi tornare a fare caldo estremo. L’unica nota positiva? La Clém ha visto il suo primo arcobaleno, con grande emozione e qualche gridolino (per chi non lo sa, ha poco più di un anno e mezzo). Chissà se un giorno se lo ricorderà.. o lo scoprirà rileggendo questa mail.

Storie personali finite, partiamo!

A Parigi i celebri e bellissimi tetti scuri di zinco sono diventati un problema, e c’è chi si chiede se sopravviveranno al cambiamento climatico. Assorbono troppo calore, e chi vive nelle mansarde e nei sottotetto d’estate non ci riesce più a stare. Gran parte d’Europa centro-settentrionale è stata progettata per resistere meglio al freddo che al caldo, Nord Italia compreso. A Londra per due secoli han costruito case con la priorità di non perdere calore d’inverno. Ad Amsterdam hanno messo finestre enormi per far entrare più luce, e ora entra soprattutto più calore. Gli esempi sono infiniti. In generale, molti quartieri delle grandi città europee sono iper-compatti. Tanti edifici, strade, cemento, e ben poca natura: un tempo era comodissimo perché riduceva freddo e intemperie, oggi abbiamo capito che l’urbanizzazione è una delle tante forme di condanna climatica che ci tocca da vicino.

Si fa presto a dire “piantiamo gli alberi” per ridurre le isole di calore, una frase che funziona molto bene sui social ma poi si schianta contro la realtà ben più complessa dei fatti.

E allora oggi ci chiediamo: come fanno le città a raffreddarsi? Ci sono delle soluzioni, là fuori nel mondo, che possiamo scoprire e magari replicare nelle nostre città? Ecco sei esempi interessanti e puntuali. Con l’aggiunta di una postilla finale che riguarda l’altra faccia della medaglia del cambiamento climatico: tanto caldo, spesso, significa tanta pioggia, e quindi vi racconto anche un esempio di città “spugna”.

Parigi viene spesso citata come una delle città che meglio sa affrontare il cambiamento climatico e il calore estremo. I piani e i progetti attuati sono tantissimi, ne cito solo uno, quello delle Cours Oasis, i cortili oasi. Oltre 200 cortili scolastici, dal 2017 a oggi, sono stati trasformati riducendo la quota di asfalto o cemento e aumentando la vegetazione, le coperture naturali e drenanti, fontane e così via. Il comune si era reso conto di non poter aprire nuovi parchi o aree verdi, ma allo stesso tempo di avere un patrimonio enorme di spazio sottosfruttato. Molti cortili oasi vengono aperti in orari non scolastici (come d’estate) per tutta la cittadinanza, trasformandosi in rifugi climatici per il quartiere. L’obiettivo di Parigi è arrivare a 360 oasi entro il 2030.

Questa storia e la prossima sono tra le più citate quando si parla di città e sostenibilità. A Seul hanno tolto una strada per far spazio a un fiume tombato ormai da quasi cent’anni. Nel centro della capitale sudcoreana scorreva il Cheonggyecheon, un torrente che nel Novecento era stato progressivamente coperto e poi sovrastato da una grande arteria sopraelevata. Tra il 2003 e il 2005 la città ha demolito circa 5,8 chilometri di strada e riportato alla luce il corso d’acqua, creando intorno un lungo corridoio pedonale con vegetazione e spazi pubblici. Secondo le misurazioni effettuate dopo l’intervento, lungo il Cheonggyecheon le temperature risultano tra 3,3 e 5,9 gradi più basse rispetto a una strada parallela distante pochi isolati. A raffreddare l’area contribuiscono insieme l’acqua, la vegetazione, la riduzione del traffico e soprattutto la riapertura di un corridoio per il vento, prima bloccato dall’infrastruttura.

Il prima, il durante e il dopo il ripristino del fiume Cheonggyecheon a Seul

Altra storia piuttosto nota, che torna tra le notizie ogni estate. A partire dal 2016 la città colombiana ha realizzato una rete di circa 30 corredores verdes, corridoi verdi costruiti lungo le strade più grandi e i corsi d’acqua. Hanno piantato alberi di diverso tipo, palme e piante. Al posto dei parchi, appunto, una fitta rete verde. Secondo il Comune, nelle aree interessate il microclima si è raffreddato mediamente di 2 gradi (con zone più fresche persino di 5°C). È aumentata di molto la biodiversità urbana e le zone d’ombra per pedoni e ciclisti.

A Phoenix, Arizona, hanno scelto di intervenire su una delle superfici che più contribuiscono all’isola di calore: l’asfalto. Dal 2020 il Comune applica su alcune strade un rivestimento più chiaro e riflettente, il Cool Pavement, asfalto fresco. Il programma oggi interessa più di 220 chilometri di strade. Nelle ore più calde, dicono i dati, la superficie trattata può essere fino a 6,5 °C più fresca rispetto all’asfalto convenzionale. L’effetto sulla temperatura dell’aria è molto più ridotto, ma comunque positivo.A Los Angeles c’è un progetto simile dal 2014, ma più in alto: i Cool Roofs, tetti freschi, costruiti con materiali riflettenti per ridurre l’assorbimento del calore da parte degli edifici.

A Singapore, dove gli spazi sono ben ristretti, la città ha scelto di portare la vegetazione in verticale. Il programma Skyrise Greenery incentiva diverse iniziative per rendere verde l’edilizia. Dai tetti, ai giardini pensili, le terrazze, le facciate ricoperte di piante, e così via. La città la definisce una “seconda pelle vegetale”. Dal 2009 il governo finanzia fino al 50% dei costi di installazione. Ora sono stati raggiunti circa 250 ettari di verde “in quota”, superando in anticipo l’obiettivo dei 200 ettari fissato per il 2030.

Dove non arriva la natura, per costi e tempi, arrivano le soluzioni artificiali. A Madrid il comune ha scelto anche una soluzione molto semplice: creare ombra con le tende. Da diversi anni alcune vie sono coperte con grandi toldos, tende sospese che riducono l’esposizione diretta al sole. Nel 2025 sono arrivate a Puerta del Sol, prima volta nella storia della piazza. Nel 2026 il sistema è stato esteso e affiancato da nebulizzatori e giochi d’acqua in diversi quartieri. La copertura tessile abbassa la temperatura percepita da chi la attraversa. Tra l’altro le tende sulle strade sono una “tecnologia” antichissima, usata nei secoli da varie civiltà mediterranee proprio per ridurre il calore.

Tende nella Calle Preciados di Madrid

Menzione d'onore a una ricerca realizzata sulla strade di Copenaghen: l’Università della città con il progetto CoolWalks ha calcolato i percorsi pedonali più ombreggiati e meno caldi. Forse un giorno Google Maps ci proporrà, accanto al tragitto più veloce, quello più fresco.

Prima di salutarci è fondamentale dire un’altra cosa: è inutile costruire città a prova di caldo se la stessa città non è poi in grado di assorbire la pioggia, sempre più intensa quando si scatena. Si fa un gran parlare di “città spugna”, capaci di assorbire in maniera intelligente l’acqua in eccesso senza causare danni. Cito un esempio semplice semplice, anche se l’argomento meriterebbe un approfondimento a sé.

A Rotterdam c’è la piazza dell’acqua, la Benthemplein, inaugurata nel 2013. È composta da grandi vasche-bacini “mimetizzati”, che nei giorni asciutti funzionano come campi da calcio, basket e altri sport. Durante le piogge intense, invece, raccolgono temporaneamente l’acqua che arriva dalle strade e dai tetti, alleggerendo la pressione sulla rete fognaria e riducendo il rischio di allagamenti. La piazza può trattenere circa 1,7 milioni di litri d’acqua, che vengono poi rilasciati lentamente nella fogna. Il progetto è piaciuto così tanto che è stato replicato, su scala più piccola, anche in altre piazze della città.

La Benthemplein di Rotterdam

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—> Se volete approfondire maggiormente le soluzioni affrontate città per città, in questi giorni sul sito de La Stampa il mio collega Giampiero Maggio sta facendo dei focus quotiani molto interessanti. Qui la puntata su Vienna.

Otto tra le più grandi aziende petrolifere al mondo hanno registrato 93 miliardi di dollari di profitti tra aprile e giugno, nel bel mezzo della guerra in Iran e delle ondate di calore. Fanno circa 700 mila dollari al minuto. Voilà.

— Il 2026 punta a essere l’anno più caldo di sempre (al momento ci sono il 35% di possibilità che lo diventi). Lo mostra molto bene questo grafico delle temperature medie globali.

— Il Mediterraneo ha toccato la temperatura record di 33°C (a Mallorca).

— La siccità prolungata in alcuni punti di Europa ha prosciugato i fiumi. Qualche storia: in Romania hanno messo cariche esplosive nel Danubio per far deviare l’acqua verso una centrale nucleare, che fatica a raffreddarsi in mancanza di acqua. In Slovacchia rallentano gli impianti idroelettrici. In tutti i corsi d’acqua emergono relitti antichi.

— C’è sempre meno tregua tra un’ondata di calore e l’altra, Il Post spiega perché

— Il lungo addio di una mamma delfino al suo cucciolo: l’ha portato per sei giorni sul suo dorso

— La cosa più folle che ho letto questa settimana è stata questo articolo dal titolo E ora parliamo di fellatio tra aracnidi”

Una tigre viene liberata nella riserva naturale di Ile-Balkhash, in Kazakistan. Il Paese non ha più tigri da settant’anni, ma un nuovo progetto di ripopolamento è appena iniziato.

Se siete qui, vuol dire che Il colore verde vi piace davvero e vi è utile. La newsletter è nata nel marzo 2020, è fatta a mano e arriva oggi a più di 9.000 persone. Io sono Nicolas Lozito, friulano, 35 anni. Sono un giornalista e lavoro a La Stampa. Insegno alla Scuola Holden e modero incontri dedicati alla sostenibilità e all’innovazione.

La comunità de Il colore verde ha un bosco di 300 alberi in Guatemala, piantato da ZeroCO₂: trovate la sua storia qui. Se volete adottare un albero anche voi da ZeroCO₂, usate il codice ILCOLOREVERDE per uno sconto del 30%.

Se volete fare una domanda o dirmi qualcosa, potete usare i commenti o rispondere a questa mail 🍀

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