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Il colore verde · Aug 1, 2026

Non abbiamo capito gli incendi, eccco perché

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Nicolas Lozito · Il colore verde

Ciaoooo!

Volevo intitolare questa puntata “Fuoco cammina con noi” ma poi forse il mondo ha superato Twin Peaks e la maggior parte di voi avrebbe detto “EH?”. Lo lascio comunque qui sotto nel titolo dentro le foto… per gli appassionati.

Buon agosto, godetevi le vacanze, se è periodo. Noi ci sentiremo ogni sabato tranne il 16 agosto!

«Alcuni dicono che il mondo finirà nel fuoco, altri nel ghiaccio».

Iniziava così una celebre poesia di Robert Frost, scritta nel 1920. Un secolo dopo sembrerebbe che il Pianeta abbia una preferenza dichiarata: le fiamme.

Incendi e caldo estremo si rincorrono in un’estate che ha riscritto i record europei, e non solo.

Il rogo di Ávila, a ovest di Madrid, ha superato i 50 mila ettari ed è considerato il più grande mai registrato in Spagna. Da giovedì è sotto controllo (non è spento), ma sono state due settimane senza senso, e diversi roghi sono in corso in tutta la Penisola iberica. In Francia siamo arrivati a 160 mila ettari, più del doppio rispetto al precedente record del 2022 (66 mila) e manca molto alla fine dell’anno.

«È un incendio con una vita propria», ha detto martedì il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez parlando del fuoco in Gironda. Macron ha aggiunto: «La situazione che affrontiamo è la più difficile che abbiamo mai avuto, la più difficile dalla Seconda guerra mondiale».

Un uomo inglese in vacanza vicino a Bordeaux, intervistato dalla Bbc, ha detto: «È come essere in una war zone, in una zona di guerra». Un professore spagnolo alla Cnn ha spiegato che «si tratta di incendi con intensità paragonabile a diverse bombe atomiche». Gli sfollati tra Francia e Spagna sono stati più di 300 mila. E in questi giorni le fiamme hanno colpito anche la Grecia, in particolare l’isola di Creta.

In Francia, per rendere tutto ancora più apocalittico, gli incendi hanno provocato la formazione di pirocumulonembi. Significa che l’incendio è così potente da cambiare il meteo e provocare nuvole e temporali molto particolari, con forti venti e fulmini che possono aumentare il rischio di ulteriori roghi. La foto di quello che si è formato sopra Saumos, un comune vicino a Bordeaux, ha fatto il giro del mondo.

I media hanno iniziato a parlare di “megafire”, mega-incendi, anche in Europa, una definizione che fino a pochi anni fa era riservata soprattutto agli enormi incendi di Canada e Stati Uniti. I governi di Francia, Spagna e Regno Unito hanno pubblicato un comunicato congiunto:

«Gli incendi di quest’estate dimostrano che il cambiamento climatico rappresenta ormai un’emergenza per la sicurezza nazionale dell’Europa e una minaccia per il nostro stile di vita».

Peccato non ci sia l’Italia tra i governi firmatari del documento. La nostra Penisola non è immune dalla minaccia: in Sicilia sono già andati in fiamme 24.451 ettari di territorio. Brucia anche il Salento, nel disinteresse generale.

Sappiamo bene che gli incendi non nascono da soli: dolo, colpa, negligenza, scarsa cura delle zone boschive. In Europa, il 96% degli incendi è causato dalle attività umane, secondo il Centro Comune di Ricerca (Jrc) della Commissione europea. In Italia, secondo i dati dell’Ispra, solo il 2% degli incendi ha origine naturale (ovvero tramite fulmini).

E poi c’è il cambiamento climatico. Partiamo da un presupposto abbastanza scontato, ma è bene ripeterlo: il cambiamento climatico, da solo, non provoca gli incendi. Il caldo estremo non fa scoppiare un rogo, perché il triangolo del fuoco ha bisogno di combustibile, comburente e innesco. Il cambiamento climatico non ha la “scintilla” che provoca la prima fiamma. Però il cambiamento climatico ha conseguenze molto chiare:

  • Aumenta l’evotraspirazione: il suolo e la vegetazione perdono più rapidamente umidità, mentre cresce la quantità di biomassa secca che può alimentare le fiamme (per questo bisognerebbe avere più cura/gestione dei boschi vicini ai centri abitati).

  • Allunga e intensifica la stagione del pericolo, aumentando il numero di giornate caratterizzate da temperature elevate, bassa umidità e vegetazione secca.

  • Aggrava siccità e stress idrico, riducendo ulteriormente l’umidità del suolo e indebolendo la vegetazione.

Può inoltre favorire, in alcune aree, venti più forti, che spostano più velocemente le fiamme, oppure malattie e parassiti che indeboliscono o uccidono gli alberi. Si tratta, in questi casi, di conseguenze molto variabili a seconda degli ecosistemi e delle condizioni locali.

Ovviamente è un circolo vizioso: all’aumentare degli incendi, aumentano le emissioni di gas serra, e quindi aumenta ulteriormente il surriscaldamento globale.

Copernicus ha lanciato uno strumento interattivo per monitorare le emissioni di gas serra degli incendi a livello globale, il Fire Emissions Watch

Per capire gli incendi che hanno devastato Francia e Spagna, ci viene in soccorso il World Weather Attribution (la rete internazionale di scienziati che studia quanto il cambiamento climatico modifichi la probabilità e l’intensità degli eventi estremi, già citato qualche settimana fa per le ondate di calore). Il Wwa ha individuato una sequenza particolarmente pericolosa. Un inverno molto piovoso e un inizio di primavera umido hanno favorito la crescita abbondante della vegetazione. Poi sono arrivati una primavera sempre più secca, l’estate rovente e la siccità: tutta quella biomassa ha perso rapidamente umidità, trasformandosi in combustibile per le fiamme. È il cosiddetto weather whiplash, un “colpo di frusta meteorologico”, un’alternanza estrema tra periodi molto umidi e periodi molto caldi e asciutti.

Secondo l’analisi, il cambiamento climatico causato dalle attività umane ha reso condizioni meteorologiche estreme come quelle osservate almeno due volte più probabili nel sud-ovest della Francia e almeno venti volte più probabili nella Spagna centrale.

Andreia Ribeiro, co-autrice della ricerca e scienziata del clima per il Helmholtz Center, in Germania, ha commentato così:

«Quando gli incendi boschivi divampano contemporaneamente in diverse regioni, diventa evidente che i cambiamenti climatici non stanno solo aumentando la probabilità di incendi più estremi, ma anche la loro sincronicità. E questo comporta un costo reale, poiché la sovrapposizione di incendi estremi rende più difficile per i Paesi cooperare tra loro».

Una fotografia che vincerà dei premi, ci scommetto, scattata da Maximilien Lamy dell’Afp. Una coppia seduta sotto un ombrellone sulla spiaggia di Moutchic, nella regione francese della Gironda, colpita da numerosi incendi. Qui la storia della foto

Al di là di numeri e studi, però, forse il modo migliore per capire cosa sta succedendo è proprio cambiare la nostra prospettiva sul fuoco. E considerarlo a tutti gli effetti qualcosa di vivente. Detta semplice, IL FUOCO È VIVO.

Ovviamente il fuoco non è vivo nel vero senso della parola. Eppure si comporta in modo sorprendentemente simile a qualcosa che lotta per sopravvivere. Ha bisogno di ossigeno, ha bisogno di cibo, ha bisogno di calore. Finché li trova, continua a propagarsi.

Facciamo un piccolo esercizio di immaginazione (lo prendo in prestito dal libro L’età del fuoco di John Vaillant). Siamo nel salotto di casa e sul tavolino ci sono un bicchiere d’acqua e una candela. Urtiamo il primo: cade, l’acqua si rovescia sul tappeto, il liquido si allarga per qualche secondo e poi si ferma, assorbito dalle fibre.

Se invece è la candela a cadere, il fuoco proverà in tutti i modi a sopravvivere, e poi a propagarsi, a divorare il tappeto, il tavolino, il divano, respirando ossigeno e bruciando tutto ciò che trova. Ma soprattutto produce calore, e quel calore modifica l’ambiente circostante. I materiali presenti nella stanza cominciano a degradarsi e a liberare vapori infiammabili. Se la temperatura diventa abbastanza alta, le superfici possono raggiungere il punto di accensione: è il fenomeno che si chiama flashover. In pochi istanti un fuoco localizzato può trasformarsi in incendio generalizzato.

In altre parole, il fuoco mentre mangia… prepara già il prossimo pasto. Per questo negli ultimi anni gli incendi sono così pericolosi. Se cresce l’urbanizzazione, aumenta l’infiammabilità del nostro mondo. Se si aggrava il cambiamento climatico, aumentano frequenza e possibilità della propagazione delle fiamme.

Da sempre il fuoco fa parte del ciclo naturale di molti ecosistemi. Ma gli incendi che stiamo vivendo negli ultimi decenni hanno largamente superato la soglia di sicurezza. Non sono naturali, non sono sani. Sono solo estremamente pericolosi.

Le condizioni meteo-climatiche sono sempre più svantaggiose per noi e sempre più favorevoli per il fuoco. Gli scienziati hanno un nome per queste condizioni: fire weather, letteralmente «tempo da incendio». La bestia di fuoco è viva. Ha sempre avuto fame. Oggi le stiamo allargando il menù.

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Ps. Una versione più breve di questo articolo è uscita su La Stampa mercoledì scorso.

— Il pezzo da leggere della settimana è: Perché così tante persone sono arrivate a Ceuta” di Annalisa Camilli su Internazionale.

Il colosso bancario Barclays ha mandato una comunicazione a molti clienti per suggerire come arricchirsi grazie alla crisi ambientale, agricola e alimentare che genererà il super El Niño. Non bellissimo.

— Hanno studiato la fioritura dei mandorli in Afghanistan: per via del surriscaldamento globale arriva in media due settimane prima rispetto agli anni ‘80.

— Un’azienda voleva costruire un allevamento intensivo di polpi. Mobilitazioni e divulgazione hanno fermato ufficialmente il progetto.

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Mamma e cucciolo di rinopiteco del Tonchino, una specie a rischio estinzione di scimmie tipiche del Vietnam. Chi non vorrebbe fare amicizia con loro?

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