Buongiorno!
Eccoci dopo la pausa di Ferragosto, pronti a partire con le notizie. Volevo tornare a parlare di incendi, in particolare come si affrontano ora che sono sempre più diffusi e potenti, ma ci pensiamo la prossima settimana. Oggi rimaniamo facciamo un salto a Londra, per una notiziae che mi sembra piuttosto bella.
Qualche anno fa partecipavo a un incontro qui a Torino con il direttore dell’agenzia Arpa del Piemonte. Al momento delle domande dal pubblico, una donna ha preso il microfono e ha detto, piuttosto arrabbiata, che è incredibile come ancora oggi si permetta a una città come la nostra di avere livelli di inquinamento così alti. Ha raccontato che quando esce con il nipote e lo porta sul passeggino osserva i tubi di scappamento delle auto in mezzo alla strada e pensa:
“Lo sto avvelenando, li stiamo avvelenando tutti”.
La frase mi è rimasta impressa. Nel frattempo di passeggini ne so qualcosa anch’io… ed è effettivamente molto impressionante notare come i bambini, seduti o distesi lì, siano proprio all’altezza dei gas di scarico.
Negli ultimi decenni lo smog è diminuito pressoché in tutte le città europee, grazie alle leggi e ai regolamenti imposti dall’Ue. Ma ancora non abbastanza. A volte servono soluzioni più radicali, che possono sembrare impopolari.
Londra, in questo, sta facendo passi da gigante, come dimostra uno studio uscito proprio questa settimana. Nella capitale inglese l’aria più pulita ha permesso ai polmoni di migliaia di bambini di recuperare parte della crescita persa negli anni precedenti. È il risultato di uno studio pubblicato su The Lancet Public Health che ha seguito per cinque anni oltre 3.400 bambini e bambine, misurando la loro funzione respiratoria mentre nella capitale inglese entrava in vigore una delle più severe zone a basse emissioni d’Europa.
La Ultra Low Emission Zone, Ulez, è stata introdotta nel centro di Londra nell’aprile del 2019. I veicoli più vecchi e inquinanti che non rispettano determinati standard devono pagare 12,50 sterline al giorno per circolare in città. Un costo così alto che funziona, spesso, da deterrente.
I ricercatori della Queen Mary University of London tra il 2018 e il 2023 hanno seguito bambini tra i 6 e i 9 anni di 84 scuole, dividendoli tra Londra e Luton, una città una cinquantina di chilometri più a nord, scelta come termine di confronto perché aveva un mix di inquinanti legati al traffico simile a Londra, ma che nel frattempo non aveva introdotto nessuna regola anti-smog equivalente.
All’inizio dello studio i bambini londinesi avevano una capacità polmonare ridotta rispetto a quelli di Luton. I ricercatori l’hanno misurata ogni anno con la spirometria (quell’esame dove bisogna soffiare dentro il tubetto, chi ha fatto visite mediche sportive lo conosce bene), osservando la quantità d’aria che si riesce a espellere con forza in un secondo, espressa in millilitri.
Nei quattro anni successivi, l’inquinamento è calato drasticamente a Londra, circa del 48% se prendiamo come valore quello del biossido d’azoto, NO₂. Questo gas tossico è diminuito a Londra circa il doppio rispetto a Luton tra 2019 e 2023. Nello stesso periodo i polmoni dei bambini londinesi sono cresciuti più rapidamente, fino a recuperare quasi completamente lo svantaggio iniziale. La quota con una funzione polmonare considerata compromessa è scesa dal 14 al 9%, mentre a Luton è scesa dal 9 al 7%.
Ha spiegato Helen Wood, autrice dello studio:
«Sapevamo già che la Ulez aveva ridotto l’inquinamento. Ora si osserva che la salute polmonare dei bambini è migliorata nello stesso periodo».
Non è una banalità, visto che la scienza ha bisogno di prove forti anche di fronte al più semplice dei ragionamenti di buon senso. Lo studio trova un’associazione tra il miglioramento dell’aria e quello dei polmoni, senza ovviamente poter dimostrare che ogni millilitro recuperato sia conseguenza esclusiva della Ulez.
La Cnn ha raccolto il parere di Stephen Burgess, professore di biostatistica all’Università di Cambridge e non coinvolto nella ricerca, che ha definito i risultati “sorprendenti”. Si aspettava effetti molto più ridotti. Ha però ricordato che durante gli anni dello studio è arrivata anche la pandemia, con una forte riduzione del traffico, e che altri cambiamenti nelle abitudini dei bambini potrebbero aver contribuito. Attribuire tutto il miglioramento alla Ulez, secondo Burgess, è “più discutibile”.
Un’immagine animata che mostra come si è ingrandita la Ulez dal 2019 al 2023. Le aree più viola sono quelle dove è più probabile che i residenti abbiano almeno un’auto per nucleo famigliare
Breve parentesi storica. Studiamo gli effetti dell’inquinamento sulla salute da decenni. Più complicato è misurare che cosa accade quando lo si elimina. Uno degli studi più importanti sul tema riguarda Hong Kong.
Il primo luglio 1990 entrò in vigore una norma che obbligava centrali elettriche e veicoli a usare combustibili con un contenuto di zolfo non superiore allo 0,5%. La concentrazione media di anidride solforosa diminuì in brevissimo tempo di circa il 45%, arrivando a calare fino all’80% nei distretti più contaminati. I ricercatori studiarono l’effetto di questa modifica, analizzando i decessi tra il 1985 e il 1995. Scoprirono che dopo il divieto la mortalità era calata: 2,1% per tutte le cause, 3,9% per le malattie respiratorie e 2% per quelle cardiovascolari. La stima dell’aspettativa di vita guadagnata per ogni anno trascorso con le concentrazioni più basse andava da 20 giorni per le donne a 41 per gli uomini.
Negli anni successivi studi simili sono stati replicati altrove. Un’analisi lunga e profonda negli Stati Uniti nel 2009 era giunta alla conclusione che una riduzione nell’aria di 10 microgrammi per metro cubo di particolato sottile PM2,5 era associata a un aumento medio dell’aspettativa di vita di 0,61 anni. Sono circa sette mesi e dieci giorni.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che spesso sentiamo citata quando si parla di smog, ha raccomandato valori di inquinamento atmosferico molto bassi, quasi irraggiungibili per molte città. Sentiamo e leggiamo spesso titoli di giornale che suonano tipo “Sforati per xx giorni i valori dell’Oms”. Le linee guida dell’organizzazione si basano su oltre 100 studi sul particolato e sui gas inquinanti.
Va fatto un ultimo ragionamento prima di tornare a Londra. Quando si legge che l’inquinamento provoca centinaia di migliaia o milioni di morti premature, quelle cifre non corrispondono a un elenco di persone sul cui certificato di morte compare la parola “smog”. Sono stime epidemiologiche, calcolate incrociando una grande quantità di dati, mettendo cioè insieme le statistiche di mortalità di una popolazione e l’esposizione agli inquinanti.
Lo smog può causare o peggiorare ovviamente malattie respiratorie, ma anche cardiovascolari, può generare infiammazioni, tumori, aumenta il rischio di infarto, di ictus. Colpisce soprattutto chi è più vulnerabile, come chi è già malato, o le persone anziane. Ma anche i bambini. Hanno organi ancora in via di sviluppo. Respirano con frequenza maggiore degli adulti e più spesso con la bocca. Stanno maggiormente all’aria aperta.
Lo studio su Londra è primo nel suo genere ed è interessante proprio perché esce dalla statistica. Fa capire che ci sono bambini, che hanno un nome e un cognome, una vita ben definita, e che ora respirano meglio. Con polmoni più sani, con la certezza di poter misurare questo miglioramento.
Ecco perché ha ragione quella donna tra il pubblico che si lamentava dello smog di Torino. Ridurre lo smog in città è una delle azioni ambientali che ha riscontri sanitari più immediati. E oggi, invece, in molte città italiane ed europee si snobba l’argomento o ci si costruisce attorno propaganda e battaglie politiche. Guardate cosa è successo attorno al dibatto sulle zone con il limite di 30 chilometri orari.
Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha commentato lo studio con un intervento sul Guardian. Ha scritto che introdurre la Ulez è stata la sua “decisione più difficile”. La misura ha provocato proteste e un lungo scontro politico, a più riprese. Ha scritto:
«Per anni, politici e opinionisti contrari alla Ulez hanno cinicamente cercato di trasformare questioni di salute pubblica in una rozza guerra culturale. Oggi, tuttavia, è evidente che stiamo vincendo la battaglia contro l’aria tossica nella capitale, e sono i bambini di Londra a raccoglierne i frutti».
Ci va coraggio e anche un po’ di fiducia nella scienza. Entrambe sembrano mancare come l’aria. Ma se i polmoni dei bambini possono recuperare in pochi anni, forse possono migliorare anche i cervelli dei politici (e di noi che li votiamo).
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