Con l’avvento delle Big Tech la democrazia si trova sotto attacco nelle sue stesse infrastrutture materiali e di governance. La saldatura tra giganti della Silicon Valley, venture capital e amministrazione Trump prefigura infatti una ristrutturazione radicale dello Stato. A tali aspetti è dedicata la prima sezione - dal titolo “Le mani sullo Stato” - del volume 4/2026 di MicroMega: “I nuovi padroni del mondo. Oligarchie digitali e democrazie sotto scacco”.
Al suo interno Francesca Bria mappa l’emergere di questo “Authoritarian Stack”, in cui sicurezza, dati e funzioni pubbliche vengono privatizzati, ponendo l’Europa al bivio tra sovranità tecnologica e capitolazione a piattaforme post- (e anti) democratiche.
Un vicolo cieco da cui, avvertono Gregorio Buzzelli e Dario Guarascio, si esce solo con una forte politica industriale comune e il controllo democratico delle reti.
Ma chi sono gli architetti di questa conquista dello Stato? Francesco Suman traccia i profili dei nuovi tecnoligarchi e delle loro aziende – da Musk a Thiel, da Palantir a OpenAI – svelando come la retorica della libertà economica sia diventata il grimaldello per colonizzare ricerca, burocrazia e apparati militari.
Di fronte al rischio di un ordine neofeudale in cui pochi amministrano i territori virtuali da cui dipende la vita di ciascuno di noi, Gabriele Giacomini ricorda che l’unica via d’uscita è una radicale democratizzazione della tecnologia, capace di subordinare le piattaforme all’interesse collettivo.
Una scelta che va fatta con urgenza, visto che non si tratta di una minaccia futuribile, ma di un laboratorio già in atto: Emma C. Gainsforth analizza il caso del Regno Unito, dove l’infiltrazione di Palantir nel sistema sanitario pubblico mostra come il potere dei dati muti la natura stessa della politica e i suoi scopi.
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