C’è una cosa che spero di non perdere mai crescendo: la capacità di sorprendermi per cose che apparentemente, non hanno nulla di speciale.
Una bella luce che entra dalla finestra nel pomeriggio. Il cielo che cambia colore pochi minuti prima che faccia buio. Una canzone che parte nel momento giusto e trasforma una strada percorsa cento volte nella colonna sonora di un film. Il profumo del caffè la mattina. Un albero enorme che probabilmente era lì da decenni prima che io decidessi finalmente di alzare gli occhi per guardarlo.
Sono cose piccole. Talmente piccole che spesso non le consideriamo nemmeno degne di essere ricordate. Eppure, più passa il tempo, più mi convinco che una parte enorme della nostra felicità si nasconda proprio lì.
Negli ultimi anni ho viaggiato molto e una delle cose che il viaggio continua a insegnarmi è quanto sia facile meravigliarsi quando siamo lontani da casa. Quando viaggio fotografo tutto: una porta colorata, una strada, una montagna, una vecchia insegna, la luce che cade su un palazzo, una persona seduta davanti a un bar. Cammino con gli occhi aperti, come se ogni cosa potesse nascondere una storia.
Poi torno a casa e qualcosa cambia.
Le strade diventano soltanto le strade che conosco. Il bar sotto casa torna a essere semplicemente il bar sotto casa. Gli alberi diventano parte del paesaggio e il tramonto, se sono impegnato a fare altro, può tranquillamente avvenire senza di me.
Per molto tempo ho pensato che fosse il viaggio a rendere il mondo più interessante. Oggi credo che il viaggio faccia qualcosa di molto più semplice: ci ricorda come si guarda.

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