Ciao nomadini!
Buon lunedì! Vi rendete conto che siamo entrati nell’ultima settimana di agosto!?
E vi rendete conto che il sottoscritto, non è ancora andato un giorno al mare!? :)
Quest’anno credo di aver battuto tutti i miei precedenti record da astinenza dalla spiaggia/mare.
Non mollo, tra poco toccherà anche a me e anche se per pochissimi giorni, mi potrò godere del sano riposo, tra un buon libro da leggere, passeggiate e piadine. Tante piadine. Voi spero che stiate tutti bene!
Prima di lanciarci in questa nuova newsletter, volevo ricordarvi che accedendo a questa pagina del mio Substack, potrete trovare sempre tutti i codici sconto che vi occorrono per la vostra assicurazione di viaggio, oppure per le vostre Esim, Ticket, parcheggi…
Ok, ci siamo. Buona lettura!
Conosco una frase che crescendo, abbiamo (quasi) imparato a non dire più.
“Ci provo”.
Da bambini la pronunciamo di continuo:
“Ci provo a salire fin lassù”
“Ci provo a disegnarlo”
“Ci provo a pedalare senza rotelle”
“Ci provo, anche se probabilmente cadrò”.
Poi lungo il percorso, da qualche parte, abbiamo iniziato a vergognarcene e quel “Ci provo” ha cominciato a sembrarci una risposta debole.
Una frase da utilizzare quando non siamo abbastanza sicuri di noi stessi. Quasi un modo per prepararci una giustificazione nel caso in cui le cose dovessero andare male.
Così abbiamo iniziato a preferire le certezze, come “lo farò”, “ce la farò”, “raggiungerò quell’obiettivo”.
Suonano meglio, sono frasi più forti, più sicure.
Eppure più passa il tempo, più penso che ci sia qualcosa di incredibilmente bello proprio in quelle due parole che abbiamo imparato a considerare troppo poco.
Perché provarci significa accettare la possibilità che possiamo fallire.
Provarci significa iniziare qualcosa senza sapere come andrà a finire, fare il primo passo senza avere la certezza di arrivare all’ultimo.
Significa presentarsi comunque. Vuol dire iniziare un nuovo lavoro senza sapere se saremo abbastanza bravi, mandare quella mail ceh continuiamo a scrivere e cancellare, tornare a correre dopo mesi in cui le scarpe sono rimaste nell’armadio a prendere polvere.
Altre volte invece è qualcosa di molto meno visibile:
Alzarsi dal letto in una mattina particolarmente pesante, ricominciare dopo aver sbagliato, chiedere aiuto o semplicemente decidere di fare un altro piccolo passo quando fermarsi sarebbe molto più facile.
Nessuno ci consegnerà una medaglia per queste cose. Non esiste.
Spesso nessuno se ne accorgerà.
Viviamo in un mondo che ama terribilmente i risultati, lo vediamo ogni giorno.
Contiamo i km che corriamo con la nostra app, i follower sui nostri social. I soldi, i voti, i traguardi. Celebriamo chi arriva primo, chi ce l’ha fatta, chi può mostrare qualcosa alla fine del percorso.
Molto più raramente celebriamo chi è ancora nel mezzo, chi non sa se ce la farà, chi sta facendo una fatica immane e nonostante questo, continua imperterrito.
Eppure se ripenso alle cose importanti della mia vita, mi rendo conto che quasi nessuna è iniziata con una certezza. Anzi, sono iniziate tutte con un tentativo.
La maggior parte di loro sono iniziate con un “ci provo”.
E non tutti quei tentativi sono andati bene. Ci sono state strade che ho eprcorso prima di capire che non portavano da nessuna parte, progetti nei quali ho creduto e decisioni che oggi prenderei diversamente.
Per molto tempo ho pensato che tutto questo significasse aver perso tempo.
Se qualcosa funzionava, allora ne era valsa la pena. Se falliva invece, no.
Oggi invece non ne sono così sicuro, perché anche ciò che non ci porta dove volevamo, può portarci comunque da qualche parte.
Ogni tentativo lascia qualcosa: a volte scopriamo di essere più forti di quanto pensassimo, altre volte capiamo che abbiamo bisogno di fermarci, cambiare strada, ammettere i propri limiti.
Altre ancora scopriamo semplicemente che quella cosa non faceva per noi.
E va benissimo anche così. Non tutti i semi che piantiamo diventeranno alberi, ma questo non significa che avremmo fatto meglio a non piantarli.
Forse dovremmo smettere di considerare il tentativo soltanto come quello spazio che separa la partenza, dal successo. Perché esiste un valore anche nell’aver avuto abbastanza coraggio da iniziare senza garanzie, nell’essere rimasti quando nessuno ci stava guardando e nell’aver scelto di riprovarci dopo una delusione.
Alla fine, provarci non significa essere convinti che andrà tutto bene.
Magari significa esattamente il contrario.
Significa sapere che potrebbe andare male e decidere che nonostante questo, vale comunque la pena fare un passo in avanti.
Forse dovremmo tornare a dirlo un pò più spesso, senza vergognarcene.
Non so se ce la farò. Non so dove mi porterà. Non so nemmeno se questa sia la strada giusta. Ma sai che c’è?
Io ci provo.
MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE
Se accade che il clamore del mondo soffochi la nostra voce interiore, vuol dire che è giunto il momento della lotta: dobbiamo risvegliare il guerriero della luce che dorme in ciascuno di noi e intraprendere un cammino disseminato di lusinghe e tentazioni, un sentiero in cui ogni passo può nascondere le insidie di un intero labirinto, un percorso dove la vittoria ha il medesimo volto della sconfitta. Ma chi può soccorrerci nei momenti di difficoltà? Quali parole dobbiamo ascoltare tra le miriadi che ci rimbombano nelle orecchie? Possiamo davvero condividere con gli altri i sogni e i rimpianti? Da Paulo Coelho, maestro di vita e di speranza, ecco la mappa per raggiungere un'isola dove il tesoro è la nostra felicità.
«Il guerriero della luce crede. Proprio come credono i bambini. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere.»
Vi ringrazio ancora una volta per essere stati qui e per essere arrivati fino alla fine di questa mia newsletter.
Prima di salutarci e darci appuntamento alla prossima settimana, vi ricordo che da settembre ricomincerò anche con la nuova stagione del mio podcast ‘NA CHIACCHIERATA.
Se qualcuno volesse approfittare per recuperarne qualche puntata (o tutte!) vi lascio il collegamento al mio canale Spotify qui.
Non dimenticate di iscrivervi, è gratis!
Buon inizio settimana.
ED
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