Ho smesso di scrollare e ho silenziato la maggior parte delle influencer che seguivo, ma non i brand. Perché? Per coerenza con il mio lavoro, certo, e perché voglio vedere le vetrine, non essere influenzata. Voglio tornare a guardare le vetrine, come quando cammino per strada, ecco cosa mi piace.
Non sto giudicando o biasimando chi ama passare il tempo a vedere fit check e unboxing, o ascoltare persone che parlano di prodotti ricevuti dalle agenzie, o a vedere reel montati ad arte per raccontare eventi a cui hanno partecipato. Io non li guardo più: non li cerco e non voglio essere cercata da questo tipo di contenuti.
Purtroppo questi video non mi fanno bene, così come non mi fanno bene molte altre cose che non faccio più, tipo frequentare la gente che dice bugie (ma il mio problema con le bugie, parola che per me fa parte del lessico dei bambini nella teoria e della vita adulta nella pratica, è un’altra storia). Non mi fa bene vedere persone che si mettono vestiti che io non posso avere (amiche, le influencer hanno tanti vestiti perché sono il loro lavoro, come un pasticcere compra tante uova, molte di più di quante ne compro io, e ci mancherebbe). Non mi fa bene vedere i video in cui qualcuno si fa la skincare con cinque, sei prodotti diversi, in cui spacchetta l’ennesimo regalo di un brand in cerca di traffico, in cui racconta di aver partecipato a un evento esclusivo con il voiceover. È diventato, per me, tutto uguale, noioso, e anche un po’ disturbante. Per me, ripeto, vi sto raccontando la mia esperienza.
Ho scoperto invece che mi piace sempre di più seguire gli account dei brand. Direttamente i brand, senza intermediari. I motivi per cui ho sempre seguito i profili dei brand sono molto legati al mio lavoro: per prendere ispirazione osservando cosa può fare chi ha tante risorse economiche (e un po’ sognare, lo ammetto), per scegliere cosa acquistare senza condizionamenti, per vedere shooting e styling professionali, per rimanere informata su ciò che succede nel mio settore.
Continuo a seguire gli account delle mie riviste preferite, selezionando in modo maniacale i contenuti da leggere, sia i caroselli con le scritte grandi, sia gli articoli sul web, e continuo a comprarne le versioni cartacee, anche se temo che un giorno i miei libri e le mie riviste mi cacceranno di casa, perché non ci sarà più posto fisico per me.
Non ho silenziato nemmeno i profili delle celebrities, quelle con milioni di followers: il gossip mi diverte assai, e vedere Gwyneth Paltrow che cucina con i suoi bellissimi pigiami stupendi, lo ammetto, mi rilassa.
Se mi imbatto in un contenuto che non mi fa sentire a mio agio, per qualsiasi motivo valido e riconoscibile o anche per una semplice sensazione negativa che mi sfiora, silenzio l’account. Silenzio post e stories: se vorrò andare a rivederlo dovrò cercarlo, e quindi agire attivamente, non voglio essere intercettata da video che non ho scelto di vedere, e di vedere in quel determinato momento. Non voglio essere passiva, voglio usare tutti gli strumenti che ho a disposizione per scegliere quello che voglio vedere.
Se vi state chiedendo perché non clicco direttamente su unfollow, grazie per la domanda. La selezione dei profili che mi interessano è fondamentale per me, anche se non vedo quotidianamente i contenuti che pubblicano, quindi i miei seguiti sono la mia selezione nel marasma degli account Instagram disponibili. E comunque, in questi ultimi mesi, oltre a cliccare su “silenzia”, ho anche cliccato molto spesso su “non seguire più”: alla fine è un po’ come con i vestiti, ci sta fare un decluttering ogni tanto.
Ma torniamo alle vetrine, perché adoro questa parola.
Mi piace vedere come i brand, e non solo quelli di vestiti (anche le riviste rientrano in questa categoria, per esempio), scelgono di presentare i propri prodotti. L’unica vera deroga che faccio sono le editor, perché mi piace seguire il loro lavoro, e gli/le art director. Ho fatto qualche screen pescando nei miei follow, eccone alcuni abbastanza rappresentativi.
Questa carrellata è un esempio pescato a caso di account che seguo, non silenziati, che mi fanno stare bene e che danno un senso al mio stare su Instagram. In tutto ciò, adoro seguire i profili personali dei miei amici, quelli che frequento nella mia quotidianità e quelli che purtroppo abitano lontano da me, ma questo è tutto un altro discorso, e ha a che fare con le cose belle dei social: avvicinarsi un po’, quando farlo fisicamente non è possibile. Mi piace vedere le foto del mare che pubblica Camilla ogni volta che va in Puglia dai suoceri, o le cretinate che pubblica la mia vicina di banco del liceo, Anna, a conferma che è sempre la più simpatica della classe, o scoprire quale canzone ha ascoltato oggi Andrea, o se Linda ha vinto l’ennesima gara di scherma. Ma appunto, questa è un’altra storia.
Spero che melidé sia nella carrellata di cose belle di qualcuno che, come me, ha deciso di preservarsi e di iniziare a usare i social in modo meno passivo possibile (governare l’algoritmo è un’utopia).
Da tempo ero in allarme per il modo in cui mi sentivo manipolata da questa piattaforma. Io mi sentivo manipolata, non dico che tutti ne siano manipolati, ma probabilmente tra i motivi per cui mi sono sentita così passiva e vulnerabile c’è il fatto che Instagram è il mio lavoro da dieci anni e non posso fare a meno di usarlo, e imparare a usarlo bene fa parte del mio lavoro, e non solo: capire e imparare a usarlo, e condividere le mie riflessioni fa parte del mio lavoro.
Sarebbe come se facessi la maestra e non leggessi la letteratura per ragazzi o saggistica sulla didattica: sarebbe una follia.
No?
A presto amiche, buon weekend, ci vediamo su melidé.
Nessun post

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.