Nel 2023 non facevo questo lavoro.
Nel caso fossi nuovo qui: sono un ultrarunner elite, coach e YouTuber. Lo faccio full time.
Anzi, a dirla tutta nel 2023 correvo a malapena. Avevo scoperto la passione per la corsa e soprattutto per la creazione di contenuti. Sapevo che mi sarebbe piaciuto farlo come mestiere, ma come?
Avevo bisogno di una visione e di un piano di esecuzione.
Questo è quello che scoprirai in questa newsletter: come avere una visione e un piano da eseguire.
Due cose semplici che ti cambieranno la vita per sempre.
Se io sono passato da una vita normale ad atleta e content creator full time, puoi farcela anche tu.
Tre anni fa ho scritto queste parole:
“Mettere nero su bianco le seguenti parole non è facile, ma mi piacerebbe diventare un atleta professionista. Guadagnare portando a termine imprese, ispirare le persone e vincere gare.”
Questa è la vision: pensare a lungo termine a quello che vorresti che fosse la tua vita nei prossimi anni.
Ovviamente quando ho scritto quelle parole non le ho condivise con nessuno.
Immagina di essere nei miei panni: sei un freelance, lavori bene, hai da poco scoperto la passione per la corsa e vai dai tuoi familiari e amici dicendogli che vuoi fare l’atleta e il creatore di contenuti.
La reazione media sarebbe stata quella di mandarmi immediatamente a fare una visita medica.
Invece quelle tre righe sono state l’inizio del cambiamento più importante della mia vita.
La vision serve da bussola. È quella che ti fa capire dove stai andando senza perderti. Ti servirà a capire perché stai facendo i sacrifici che dovrai fare.
Quando ero all’inizio del mio percorso come runner, ogni volta che uscivo per un allenamento, ogni volta che tornavo a casa stanco e demotivato perché non miglioravo ed ero letteralmente una 💩, avere una visione chiara di dove volevo arrivare era un promemoria costante del perché stavo facendo quello che stavo facendo.
Sai qual è la cosa triste?
Il 99% delle persone non ha una visione della propria vita. Di dove vorrebbe andare. Di cosa vorrebbe ottenere.
Vanno con il pilota automatico senza mettere in dubbio le proprie scelte.
Sai perché?
Perché se mi rendo conto che quello che sto facendo non è quello che voglio, poi sono ca**i.
Se mi rendo conto che la vita che ho scelto, il lavoro che mi sono trovato, la compagna che ho di fianco non è quella giusta, se sostanzialmente la vita che mi sono costruito non è quella che avrei voluto, a quel punto non mi rimane altro che fare due cose:
Accettarla e cambiare.
La prima opzione è quella che tutti vogliono evitare. Accettare di avere una vita che non ci piace è estremamente difficile. E quindi cosa facciamo?
Ignoriamo il problema. Non ci pensiamo. Andiamo con il pilota automatico.
Lo facevo anche io una volta. Sveglia alle 7-8, un’ora per andare in ufficio, 8 ore di lavoro di cui forse 3 produttive, poi di nuovo schiacciato in metro, cena veloce e triste, un’ora di Netflix e poi il giorno dopo si ricominciava.
Ero uno zombie. Non avevo una visione di quello che volevo fosse la mia vita.
Poi un giorno mi sono svegliato, come quando Neo in Matrix ha preso la pillola blu. Ha fatto un male cane.
Ero consapevole che quello che stavo facendo non era quello che volevo. Avevo speso anni a costruire una vita che mi faceva cagare. Anni di studio, una laurea, ero addirittura andato a vivere a Londra lavorando in una startup figa, per poi rendermi conto che mi ero costruito una gabbia da solo.
C’è anche una terza opzione, quella scelta dal 99% delle persone: ignorare il problema.
Pensaci bene. Se ignoro il problema, non devo pensarci, non fa male, non devo fare i conti con la realtà. Vado avanti a lamentarmi come ho sempre fatto. Un lamento continuo, ma meglio questo che cambiare e stravolgere tutto, no?
Il problema di questa soluzione è che poi ci ritroviamo da vecchi a guardarci indietro con i rimpianti più grossi della nostra vita.
Rimpianti di non aver vissuto al massimo del nostro potenziale. Di non averci neanche provato.
Questa è anche una metafora sportiva.
La maggior parte delle persone vorrebbe correre una ultramaratona. Ma siccome è difficile non ci provano neanche. Rimangono lì con quel sogno fino a quando è troppo tardi per realizzarlo.
Il cambiamento può avvenire in due modi: per scelta propria o forzato dall’esterno.
Quante volte hai sentito di persone che di fronte a un problema hanno dovuto cambiare drasticamente vita.
Ci sono storie di ogni tipo. Chi è stato costretto ad abbandonare il proprio paese in cerca di fortuna a causa di una guerra. Chi si infortuna permanentemente. Chi scopre una malattia.
Il cambiamento dall’esterno può arrivare quando meno ce lo aspettiamo. In quel caso possiamo farci poco.
Il cambiamento che proviene dall’interno lo creiamo noi. È quel momento in cui decidiamo di cambiare vita, di realizzare la nostra visione. È quel momento in cui dico basta, adesso inizio a correre e mi iscrivo a quell’ultramaratona.
Ed è qui che le cose si fanno interessanti e soprattutto difficili.
Capire che la vita che facciamo non ci piace è come essere presi a sberle. Perché adesso hai due strade: o cambi per il meglio, oppure se fallisci torni a fare quello che stavi facendo, ma con il peso di averci provato e aver fallito.
Ecco il primo consiglio che ti do: fallirai. E non puoi farci niente.
Durante la mia ultima ultramaratona circa il 40% delle persone si sono ritirate.
Quel 40% sono 10 volte avanti rispetto a tutto il resto del mondo che non ci ha neanche provato.
Avere il coraggio di provare e fallire è l’unico modo per realizzare la propria visione.
Se non si accetta questa semplice equazione: cambiamento = alta probabilità di fallimento, non si andrà mai da nessuna parte.
“Il dolore fa parte del progresso. Tutto ciò che cresce sperimenta un po’ di dolore. Se evito tutto il dolore, sto evitando la crescita.” — Samuel Chand
Torniamo alla metafora dell’ultramaratona. Siamo riusciti a portare avanti i seguenti step:
Abbiamo accettato che vogliamo realizzare la nostra visione e quindi ci siamo iscritti. Abbiamo accettato che possiamo fallire e decidiamo di provarci lo stesso.
Adesso arriva la parte più difficile, nell’ultra come nella vita: sopportare il dolore.
La corsa mi ha insegnato una lezione di vita importantissima: la soddisfazione è quello che si ottiene accettando e vivendo a pieno dolore e fatica.
Quando guardo l’orologio dopo 8 ore di gara e so che ne avrò anche il doppio non sono contento. Mi fa male tutto, sono stanco, affamato, assetato, sembra che mi sia passato sopra un treno. Eppure l’unica cosa che posso fare è accettare quel dolore.
Non solo devo accettarlo. Devo accettare che continuerà ad aumentare e che l’unico modo per arrivare al traguardo è faticare.
Qualsiasi sia la tua visione, questo è il punto cardine.
Accettare che dovrai mangiare una quantità industriale di 💩. Accettare che dovrai fare sacrifici, soffrire, faticare. Ed è l’unico modo che hai per arrivare al traguardo.
Il problema è che nessuno al di fuori di te capirà quello che stai facendo.
Quando dico alle persone che corro ultra e creo contenuti come mestiere, dicono che figata. Ma nessuno vede l’altra faccia della medaglia: allenarmi 6 giorni a settimana indipendentemente dal meteo, andare a letto alle 9 di sera per alzarmi alle 4.30 di mattina, essere diventato plant based per allenarmi meglio, non toccare alcol perché mi aiuta a performare meglio.
Per una persona normale questo stile di vita è inconcepibile.
Ma come, non fai neanche un brindisi? Come fai ad alzarti così presto? Dai, rimani altre due ore.
L’utente medio fa una fatica boia ad accettare chi va in un’altra direzione. Perché accettare che qualcuno faccia i sacrifici e ottenga qualcosa vuol dire inconsciamente accettare che lo potrebbe fare anche lui. E per il 99% delle persone è molto più facile ignorare il problema che farsi il cu** per andare dove si vuole.
Ti dico questo perché se accetterai di portare a termine la tua vision, sarai solo.
Solo in un mondo che non ti capisce, che non ti appoggia. Come quando corri un’ultra: tutti ti guarderanno come se fossi pazzo, ma poi sarai tu a dover faticare per arrivare al traguardo.
Fare sacrifici è l’unico modo per arrivarci. Non ci credi?
Elon Musk quando ha fondato Tesla era già multimilionario. Ma per portare a termine la sua visione ha dormito per 3 anni per terra negli uffici di Tesla.
Immagina di essere un multimilionario e decidere deliberatamente di dormire in ufficio per 3 anni, quando potresti comprarti un’isola intera con tanto di resort di lusso.
Elon ha capito che più sei disposto a fare sacrifici, maggiore è la probabilità di portare a termine il tuo obiettivo.
Non devi fondare Tesla. Non è detto neanche che tu debba stravolgere la tua vita.
Magari vorresti semplicemente portare a termine un sogno come correre una ultramaratona.
Non importa quale sia la tua vision. Quello che conta è che tu sia disposto a farti il cu** per arrivarci.
E non pensare che esistano scorciatoie.
Le persone le cercano in continuazione. È per questo che come coach alcuni vengono da me pensando che si possa faticare meno per ottenere grandi risultati.
Me ne rendo conto in quanto come coach, in molto pensano che sempliciemnte venedo da me si possa “faticare meno”
No. Chi si allena con me si deve fare il cu** lo stesso. Le ripetute vanno fatte, e fatte bene. Bisogna allenarsi al caldo, quando piove e quando fa freddo. L’arrivo di una ultramaratona non te lo regala nessuno. Il mio compito è solo quello di ottimizzare al massimo il tempo speso così da arrivare all’obiettivo il più preparati possibili.
La tua vision non si realizza da sola.
Scrivila. Appendila da qualche parte. Guardala ogni mattina quando non hai voglia di alzarti.
Poi esci e fatti il cu**.
Il traguardo ti aspetta. 🔥
Be Ultra,
Marco
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Mi chiamo Marco Mignano, sono un ultrarunner, coach, Youtuber ed esploratore nell’animo. Il mio obiettivo è far si che più persone possibili alzino il sedere dal divano e vadano a correre sui sentieri. Ho fondato BE ULTRA con l’obbiettivo di rendere il trail accessibile a tutti.
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