Ehilà, eccomi con una nuova Linguetta!
In questi mesi, nella libreria dove lavoro hanno iniziato a venire diverse classi di scuole dell’infanzia e delle elementari, per un’oretta di tempo da trascorrere insieme leggendo albi illustrati.
Il solo atto della lettura è un pezzo del fare scuola, e mi ha fatto un sacco piacere vederlo e sentirlo dallə insegnanti che sono venutə.
Leggere è vivere, perché unisce i tempi umani: riflette le vibrazioni di quello che ci è successo e prepara a quelle a cui possiamo andare incontro.
Succede così perché siamo corpi che fanno cose, e ci riusciamo grazie alla lingua che suona, alle parole lette e dette.
Leggere è fare, è movimento e uscita da sé; e lo è perché trova il modo di darsi la forma migliore che può, grazie a insegnanti che eludono i formalismi.
Proprio nelle scorse settimane, in libreria ho parlato con alcune insegnanti che da anni non usano alcun “libro di testo” ma fanno tutto attraverso gli albi illustrati – ad esempio, usando un albo diverso per raccontare ogni lettera dell’alfabeto.
Gli albi come mezzo per fare emergere le conoscenze da tutto quello che ci circonda: è un lavoro maieutico, che parole e immagini generano in maniera silenziosa.
Così come è accaduto a me in una lettura ad alta voce insieme a una quarta elementare, della quale un insegnante mi ha poi detto che in aula di solito faticano parecchio, perché bambine e bambini dicono poco, stanno sulle loro, non domandano.
Ecco, quando abbiamo letto un po’ di albi, invece, è stato un gioire di occhi attenti, di sorrisi larghi, di mani che si alzavano per chiedere il significato di parole come beffarda, ipnosi, profondamente.
Stare con loro durante quell’ora mi ha rivitalizzato, perché ho visto la vita in movimento nelle loro domande.
Allora a noi, basta stare dentro questo meccanismo immaginativo, abbandonarci alla libertà creativa propria della lingua, cioè la sua capacità di inventare, immaginare, vedere nuove vie.
Stare nelle storie aiuta a frequentare il mondo in maniera più informale, aiuta a sviluppare l’empatia, cioè a essere più umani.
Ed è un riflesso che si rivela nella lingua che usiamo, soprattutto nei lavori che hanno a che fare direttamente con le persone, che sia dal vivo o attraverso uno schermo.
Per capirlo riporto un esempio di quelli astrusi che tante volte abbiamo esaminato dentro Linguetta, e che mi hanno girato poco tempo fa; si tratta di una mail di risposta alla richiesta di avere alcune lavagne per un corso di formazione:
[evidenzio in grassetto alcune delle espressioni più oscure]
In evasione della sua richiesta riguardante la disponibilità di lavagne tradizionali in ardesia precedentemente in dotazione al Polo scolastico di Gotham City, per informarla che le lavagne attualmente depositate presso i nostri magazzini comunali non sono considerate materiale di scarto o dismesso. Tali beni sono infatti ancora inseriti nell’inventario dell’ente e vengono regolarmente utilizzati dal Comune per le proprie necessità logistiche e istituzionali. Ne consegue che non è possibile dare seguito alla Sua richiesta.
Ecco, un bel muro di nonsense burocratico per dire una cosa che si sarebbe risolta più o meno in una riga:
Ci spiace tanto, ma non abbiamo lavagne in più da mettere a disposizione per i corsi di formazione.
Che cos’è successo nella mia proposta di correzione? Che abbiamo levato parole e reso più umano il discorso: due antidoti semplici contro il burocratese, fatto di bastimenti di espressioni poco comprensibili e di un senso di oppressione nei confronti di chi legge/ascolta.
Quello che conta invece è dare le informazioni che servono, usare poche parole e metterle insieme parlando la stessa lingua di chi ci legge, mettendoci alla stessa altezza.
La lettura, la lettura ad alta voce e gli albi illustrati sono le pozioni che possiamo prendere per ricordarci di essere umani che stanno accanto ad altri umani e li fanno funzionare.
Oggi pochi versi da una poesia che sta nella raccolta E cento altri tesori di Franca Perini:
Certe volte
per sbaglio
i bambini han pensieri perfetti
che si sentono stretti
in quaderni di righe
e quadretti.
Entrare nella testa di un’illustratrice come Suzy Lee riesce a fare vedere quanto può essere tortuoso e imprevedibile il cammino di chi progetta un albo illustrato. Allora, il consiglio è per il suo saggio Pensieri su carta. Confidenze di un’autrice, in cui a un certo punto parla del suo albo Chiedimi cosa mi piace, dicendo:
I bambini, quando qualcosa li colpisce anche solo un po’, sanno esprimere un affetto infinito. Ed è proprio durante una passeggiata insieme, in quel momento sereno, che aprono il loro cuore e raccontano tutto ciò che hanno dentro.
Ci sono arrivato dopo avere visto il gioiello Slow horses: sto parlando della serie Down cemetery road, ispirata sempre a un romanzo di Mick Herron (come per Slow horses).
Una prima stagione da 8 episodi con cui immergersi nella atmosfere da thriller british, inseguendo il mistero della scomparsa di una bambina, tra gli intrighi di un maligno governante e la ricerca della verità portata avanti dalla fragile restauratrice Sarah Tucker (Ruth Wilson) e dalla sfrontata investigatrice privata Zoë Boehm (una splendida Emma Thompson), in un miscuglio perfetto di azione e umorismo. Sta su Apple TV.
Dopo avere ascoltato i quattro episodi di Tove sulla vita e le opere di Tove Jansson, voglio leggere tutto di Tove Jansson. Laura Pezzino è bravissima nel raccontare, appoggiandosi ogni volta anche a voci diverse che allargano il paesaggio emotivo intorno alla scrittrice finlandese. Vi linko l’episodio quattro, in cui Tove Jansson dice:
Il lavoro è come l’amore: un modo per aiutare le persone a stare insieme.
Mi sa che è tutto, noi ci leggiamo alla prossima Linguetta!
Cerchiamo di liberare le persone dai carichi, che in fondo basta usare il 💖, lo stesso cuore che sta qui sotto e che potete pigiare per dirmi se v’è piaciuta la puntata (così come i pulsanti di commento e restack).
Per rendere tutto più intenso e personale, potete scrivermi all’indirizzo alesci.andrea.m@gmail.com.
Chi vuole sostenere Linguetta può farlo dentro Substack con 30 euro all’anno.
L’ultimo libro che ho scritto è L’arcipelago delle isoleombra (Sabìr, 2024, illustrazioni di Marianna Balducci).
Se volete invitarmi da qualche parte a raccontare di isole, mari, lingua, oppure per leggere ad alta voce albi illustrati, scrivetemi o mandatemi un corvo 😜.

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.