Ehilà, eccomi con una nuova Linguetta!
Bambine e bambini rielaborano sempre, senza sosta, tutto quello che gli accade nel continuo susseguirsi delle prime volte. Lo fanno con un’intensità inimmaginabile per noi adulti, apparentemente senza pensarci troppo, perché il pensiero coincide con l’azione e riemerge improvviso nella parola.
Ci facciamo domande quando esitiamo.
Ci facciamo domande quando dubitiamo
Ci facciamo domande quando abbiamo paura.
La paura ci mantiene vivə ma allo stesso tempo è una di quelle parole poliedriche che cambia colore a seconda di come la guardi, a seconda di quello per cui ti serve.
La paura può anche diventare una gabbia, quando temiamo di dire o fare qualcosa perché abbiamo paura delle reazioni delle altre persone.
C’è un bel romanzo per ragazzə scritto da Moni Nilsson (traduzione di Samanta K. Milton Knowles) che s’intitola Tanto amore non può morire, in cui a un certo punto la mamma ammalata di cancro dice alla figlia Lea:
Non avere mai paura di dire quello che pensi. Non avere mai paura di niente. Non c’è tempo.
Un concetto che è ancora una volta quello che insegnano i più piccoli, che sono privi di sovrastrutture e dicono le cose per come stanno.
La paura che contiene tutte le piccole morti è quella per la morte fisica, nostra ma forse ancor di più di una persona cara, il non sentire più il suo corpo. E il non sentire più le sue parole.
Ci mancano i suoni che faceva, quando una persona non c’è più. E abbiamo paura perché dentro di noi si materializza una delle tante piccole morti della vita umana.
Ce ne sono alcune che percepiamo più nettamente (l’uscita dall’infanzia, un amore che finisce, un’amicizia che si frantuma), eppure quelle piccole morti le viviamo ogni volta che in noi avviene un cambiamento.
Bambine e bambini sono più vicini alla morte, cioè a quella condizione ignota del non-essere, perché ci sono appena arrivati da quell’altrove sconosciuto. Ed è per questo che chiedono di essere spaventatə dal sottofondo nero delle storie, perché la paura prepara alle tante piccole morti della vita.
L’incanto della paura è un orizzonte che si spalanca.
Nel vivido saggio Di cosa parlano i libri per bambini Giorgia Grilli racconta di un dialogo avvenuto tra il fumettista Art Spiegelman e l’illustratore Maurice Sendak:
“Un giorno in cui passeggiavano insieme, Spiegelman gli rivela che considera un abuso sui minori il fatto che il proprio graphic novel, Maus, uno dei fumetti più premiati al mondo, sincero e spietato sugli orrori della Shoah rappresentati utilizzando topi e altri animali al posto degli esseri umani, venga dato in mano ai bambini.
I bambini vanno protetti, asserisce, pensando con apprensione anche a sua figlia di sei anni. Maurice Sendak lo guarda come si guarda uno stolto ed esclama: «Art, non puoi proteggere i bambini, loro sanno tutto».
Ecco, se non proprio tutto, i bambini sanno.
Sono indagatori, intendono e interagiscono con le forme della paura.
E sanno sfruttare queste capacità di persone incivili (non ancora civilizzate) per indagare i mondi invisibili, gli altrove che si nascondono oltre le paure.
Succede come a Conor O’Malley, il protagonista di Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness (traduzione di Giuseppe Iacobaci), quando nel quarto racconto, che gli chiede il vecchio tasso, scopre la verità su sé stesso: lasciarsi attraversare dalla paura.
La paura che lo bloccava per la malattia della madre non c’è più. E non c’è più perché Conor l’ha detta. E mentre la diceva l’ha fatta accadere.
All’interno della letteratura, gli albi illustrati sono mediatori perfetti tra adulti e bambini per interrogarsi sulla finitudine, sulla vita e la morte. Certo, non fanno tutto da soli, servono sempre anche il modo di comunicare di un adulto, e una risposta emotiva, e un senso di responsabilità nell’accogliere la curiosità delle domande, nella disposizione a dialogare attorno ai dilemmi, nel collegare la realtà alla finzione narrativa.
Ed è sempre una questione di capacità di osservare come se fosse la prima volta, che è qualcosa che bambine e bambini provano in continuazione.
Ecco, la capacità di osservazione è un esercizio a ricordare il suono delle prime volte, si tratta di un ascolto più profondo delle persone che abbiamo intorno, un ascolto attivo che ci aiuta a capire come funzioniamo.
Riesce a dirlo benissimo lo scrittore statunitense Mac Barnett nel saggio La porta segreta:
E cos’altro sono gli “entusiasmi infantili” se non la capacità di vedere il mondo con la freschezza e la meraviglia che richiede la letteratura?
Un bambino che fissa meravigliato il lavoro del camion che raccoglie i rifiuti vede quel camion meglio di quanto facciano gli adulti.
Riescono a vedere l’invisibile. E le cose invisibili spesso sono soltanto cose non viste, cose alle quali non facciamo caso perché siamo abituatə a guardare in un certo modo.
Ed è lo sguardo quella cosa che bambini e bambine ci possono insegnare, la capacità di riuscire a vedere al di là.
Lo dice bene ancora Giorgia Grilli nel saggio Di cosa parlano i libri per bambini:
L’infanzia si avventura senza freni, anche se non senza paura, in quello che, rispetto alla Casa è un Altrove.
In un certo senso le abitudini ci irretiscono, ci imprigionano, è come se ci trasformassero in tubi rugginosi.
Vedere l’invisibile è come ascoltare, anzi è la più grande forma di ascolto. E di viaggio.
Nell’albo illustrato L’anatra, la morte e il tulipano dello scrittore e illustratore tedesco Wolf Erlbruch c’è la morte che è rappresentata come uno scheletro con una vestaglia a quadri indosso: un personaggio ordinario ma impenetrabile, inquietante e rassicurante.
Tra la morte e l’anatra però si crea subito un’atmosfera confidenziale: l’anatra è preoccupata, fa domande, e la morte risponde con cortesia, onestamente, e le due trascorrono alcune giornate insieme, fino a quando l’anatra smette di respirare. Allora la morte le liscia le piume con delicatezza e la adagia in un fiume.
Questo libro è un capolavoro che riesce ad aprire il dialogo della vita con la morte, e anche quando l’ho letto con bambine e bambini all’interno di alcune biblioteche, si è creata un’atmosfera di rara attenzione concentrata.
C’è dentro una specie di amicizia che si crea con la morte, come nell’albo illustrato Piccolo sonno, scritto da Alessandro Riccioni e disegnato da Francesca Ballarini.
Qui c’è Giuseppe, un anziano signore che da alcuni anni ha perso la moglie, e non riesce a dormire che poche ore per notte. Vorrebbe tanto rivederla, e confida questa cosa a un uccellino, che è il messaggero della morte.
E quello che succederà, succederà dentro al limite delle pagine, in quella soglia del non detto in cui spesso si riesce a dire tutto: nella tavola finale con il braccio del signor Giuseppe che si allunga a toccare quello della moglie sulla pagina bianca, e nel risguardo dove compaiono tanti 1 e 31 del calendario. Cosa è successo a Giuseppe? È morto? Sta sognando? Non importa sapere rispondere, importante è avere lo spazio per poterselo domandare.
L’essere sospesə tra il regno dei vivi e quello dei morti ci permette di indagare la soglia, di farla nostra, come riesce a Chen Jiang Hong nell’albo illustrato Il piccolo pescatore e lo scheletro, portandoci in mare con il giovane pescatore Tong, che conserva nella testa le parole del padre. Non viene mai detto se il padre è ancora vivo oppure no, possiamo intuirlo. A un certo punto sembra pescare qualcosa di grosso, ma poi viene tirato giù in acqua da un gorgo, e quando riapre gli occhi si ritrova davanti a uno scheletro.
Siamo a casa sua, Tong è spaventato, sviene, e allora lo scheletro lo prende e lo riporta dentro. Poi, lo scheletro si vede dentro uno specchio e crolla a terra disperato. Allora Tong gli mette addosso una coperta e lo scheletro inizia a raccontare del suo passato da marinaio, di una tempesta, di un figlio più o meno dell’età di Tong.
Chi è? Un’anima tornata dall’aldilà? Il fantasma del padre? Una proiezione del lutto che Tong sta vivendo? Non riceviamo una risposta però abbiamo il privilegio di stare sulla soglia di una porta aperta tra i due regni: dei vivi e dei morti.
Come accade in È tempo di andare di Kim Sena, che è un lento e dolce momento di separazione tra una bambina di nome Mia e una civetta di nome Lucy: lei l’aveva trovata quand’era piccola, ma ora per Lucy è venuto il momento di andarsene.
“Non hai bisogno di dire niente, Lucy. Grazie di tutto, ti voglio bene.”
Lasciarsi è difficile, ma gli albi illustrati ci preparano a questi momenti, a seconda di chi se ne va e di quanti anni ha.
Lo fanno con dei meccanismi narrativi che rendono visibili i varchi, cioè ponti fra chi resta e chi non c’è più. Spazi di ricordo che L’isola del nonno di Benji Davies rende evidente dentro la soffitta del nonno, che si trasforma nel ponte di una nave.
Ecco, parlare della morte con bambine e bambini è come attraversare un ponte, è un collegamento, un dialogo, come quello che avviene tra un figlio e sua mamma nell’albo E se la morte fosse un bosco?
Che si conclude con queste parole:
Hai ancora paura, Gabriele?
Sì, mamma, ma sono anche curioso.
E così il fatto di sapere di morire
mi aiuterà a ricordare di cercare,
cercare sempre.Che cosa, Gabriele?
La vita, mamma.
Ecco, la vita riempie tutto, anche dopo la morte.
A conclusione di queste due puntate sulla morte, vi lascio un elenco di titoli con cui addentrarsi dentro la fine della vita.
Aldilà di Silvia & David Fernández e Mercè López
(Kite, 2021)Da grande sarò una foca di Nikolaus Heidelbach
(Logos, 2023, trad. Valentina Vignoli)Dove il mare incontra il cielo di Eric e Terry Fan
(Gallucci, 2018, trad. Masolino D’Amico)E se la morte fosse un bosco? di Gabriele Ventura, Chiara Scardicchio e Hanieh Ghashghaei (AnimaMundi, 2023)
È tempo di andare di Kim Sena
(Orecchio acerbo, 2019, trad. Rosa Chefiuta & Co)I pani d’oro della vecchina di Annamaria Gozzi e Violeta Lópiz
(Topipittori, 2012)Il bambino e il gorilla di Jackie Azúa Kramer e Cindy Derby
(La Margherita, 2021)Il grande regalo di Tasso di Susan Varley
(Il Castoro, 2018, trad. Sara Marconi)Il paradiso di Anna di Stian Hole
(Donzelli, 2013, trad. Bruno Berni)Io e il mio amico Vuoto Azam Mahdavi e Maryam Tahmasebi
(Emme, 2023, trad. Giuditta Campello)L’albero dei ricordi di Britta Teckentrup
(Gallucci, 2018, trad. Riccardo Duranti)L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch
(E/O, 2007, trad. Viola Starnone)L’isola del nonno di Benji Davies
(Giralangolo, 2016, trad. Anselmo Roveda)La montagna pirata di Davide Longo e Fausto Gilberti
(Corraini, 2019)Madrina morte di Sally Nicholls e Julia Sardà
(Gallucci, 2024, trad. Clara Serretta)Mio nonno sta svanendo di Gilles Baum e Barroux
(Clichy, 2021, trad. Maria Pia Secciani)Piangi cuore, ma… di Glenn Ringtved e Charlotte Parti
(Orecchio acerbo, 2023, trad. di Claudia Valeria Letizia)Piccolo sonno di Alessandro Riccioni e Francesca Ballarini
(Lupoguido, 2020)Quando tornerà Hadda? diAnne Herbauts
(Clichy, 2023, Maria Pia Secciani)Sta dormendo? di Olivier Tallec
(Clichy, 2025, trad. Tommaso Gurrieri)Un buco di Yael Frankel
(Kite, 2017)
Così è la morte? di Ellen Duthie, Anna Juan Cantavella, Andrea Antinori
(Logos, 2024, trad. Chiara Ronchi)Dove andiamo quando moriamo? di Samy Ramos
(Corraini, 2025)Memento mori di Conce Coìdina e Aurore Petit
(BeccoGiallo, 2023, Caterina Ramonda)Mortale di Emmanuelle Houdart
(Logos, 2022)
La grande fuga di Ulf Stark e Kitty Crowther
(Iperborea, 2020, trad. Laura Cangemi)Martin lo scheletro di Triinu Laan e Marja-Liisa Plats
(Sinnos, 2024, trad. Daniele Monticelli)Sai fischiare, Johanna? di Ulf Stark e Olof Landström
(Iperborea, 2017, trad. Laura Cangemi)Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness
(Mondadori, 2021, trad. Giuseppe Iacobaci)Tanto amore non può morire di Moni Nilsson
(Uovonero, 2023, Samanta K. Milton Knowles)Tutti i cari animaletti di Ulf Nilsson e Eva Eriksson
(Iperborea, 2022, trad. Laura Cangemi)
Mi sa che è tutto, noi ci leggiamo alla prossima Linguetta!
Proviamo a interrogarci anche sulle cose più delicate, che in fondo basta usare il 💖, lo stesso cuore che sta qui sotto e che potete pigiare per dirmi se v’è piaciuta la puntata (così come i pulsanti di commento e restack).
Per rendere tutto più intenso e personale, potete scrivermi all’indirizzo alesci.andrea.m@gmail.com.
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L’ultimo libro che ho scritto è L’arcipelago delle isoleombra (Sabìr, 2024, illustrazioni di Marianna Balducci).
Se volete invitarmi da qualche parte a raccontare di isole, mari, lingua, oppure per leggere ad alta voce albi illustrati, scrivetemi o mandatemi un corvo 😜.

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