Ehilà, eccomi con una nuova Linguetta!
Nelle scorse settimane ho fatto un laboratorio di lettura in una scuola media, e per il secondo appuntamento con queste quattro classi avevo programmato il book speed date1.
Mentre ragazze e ragazzi si raccontano vicendevolmente i libri letti, io mi aggiro e lə guardo. Sembra che in quelle due ore io non faccia niente, eppure l’osservazione è una cosa che richiede uno sforzo fisico, e alla fine della mattinata il corpo me lo dice, come dopo una sessione di lettura ad alta voce, che è stanco.
Nell’ascolto sta la capacità di registrare quello che ci scorre davanti, di cogliere segni, notare similarità, appuntare differenze nei comportamenti. Soprattutto, aiuta a mettere da parte pregiudizi, a stare per capire.
E anche quando ragazze e ragazzi hanno finito il giro di racconti a tuttə ə compagnə, ci prendiamo un po’ di tempo per analizzare l’esperienza, per capire come ci ha fatto sentire.
Vederlə raccontare è bello soprattutto perché regala il privilegio di osservare il modo che ciascunə ha di orchestrare il linguaggio, sia parlando sia ascoltando: chi sorride, chi fatica a sostenere lo sguardo per troppo tempo di seguito, chi si raggomitola sulla sedia, chi armeggia con la matita, chi muove la testa su e giù, chi si guarda intorno.
In ogni duetto parlante/ascoltante c’era un’attenzione concentrata che era anche un bell’esercizio di democrazia.
In una bella intervista di alcuni anni fa, Shiro Yadama parlava del suo storico libro per l’infanzia Piovono maiali, che la casa editrice kira kira ha portato in Italia l’anno scorso.
E a un certo punto dice:
“Se si considerano i bambini esseri incompleti e inferiori, non si possono scrivere racconti per ragazzi.
Fin dall’antichità in Giappone si dice che i bambini sono una benedizione e che fino ai sette anni sono esseri divini. È una visione completamente diversa da quella occidentale.
Non esiste pittore che non comprenda la meraviglia del disegno di un bambino. Non esiste poeta che non si commuova per le parole pronunciate da un bambino”.
Quando leggo ad alta voce con bambine e bambini, sono due le azioni che faccio: osservare e ascoltare, perché senza di esse la lettura sarebbe soltanto performance.
Leggendo coə bambinə siamo sempre prontə alle interruzioni, alle domande, alle divagazioni, l’attenzione va soprattutto ai segnali non verbali e alla nostra capacità di notarli e di trovare la connessione giusta.
Leggendo ad alta voce, leggiamo anche noi stessə. E questa capacità di leggersi aiuta a trovare la sintonia con le altre persone. Perciò mi sembra molto bello l’invito che esprime Marina Zulian nel capitolo Ascoltami del libro Scrive chi legge:
Ricordiamoci di dedicare ogni giorno del tempo al gioco dell’incontro con l’altro: attraverso lo sguardo, primo contatto visivo; attraverso le mani, che si tendono, si prendono, si stringono; attraverso il corpo, con abbracci e carezze.
Possiamo imparare a giocare anche ascoltando, gli altri e noi stessi.
Ecco, trovare un punto di incontro significa che l’ascolto sta risuonando in entrambe le direzioni.
Un po’ di giorni fa ero in macchina con un mio nipote 9enne e parlavamo. Parlavamo della scuola nuova, quella grande, quella bella, quella che ha riunito le tre scuole delle frazioni del paese. E abbiamo avuto questo scambio:
Io gli ho chiesto: “Ti piace la nuova scuola?”.
E lui ha borbottato un sì, prima di aggiungere: “Però preferivo quella vecchia, che aveva il cortile di ghiaia e gli alberi; e poi, in quella nuova purtroppo è tutto elettronico”.
Ecco, è un piccolo e isolato esempio però dice tanto di come sia fondamentale dare la voce, ascoltare e progettare le cose insieme a chi le usa, le cose.
Il verbo ‘ascoltare’ va in tandem con il verbo ‘annotare’, che è l’azione conseguente a chi nota le cose e vuole tenerne traccia.
Nell’ultima puntata della newsletter Il dizionario di Mamma Babel, Federica Tummillo dice:
L’idea non è necessariamente di impararle o di fare ricerche approfondite, ma semplicemente di notarle.
Si tratta di un’azione piccola ma dagli effetti profondi, perché notare è riconoscere l’esistenza di qualcosa o di qualcuno, uscire dagli automatismi e rendersi conto che, magari, esistono mondi persino più grandi del nostro.
Vi lascio con una foto che mi ha girato la maestra di una classe prima, con cui avevo fatto una lettura ad alta voce durante il festival di narrazioni Filò.
L’ascolto è come la lettura: agisce sottotraccia e poi fa emergere le cose che ci sono rimaste dentro.
P.S.
Domenica Linguetta non uscirà, seguendo ancora questa nuova cadenza ballerina. Io sarò in trasferta alla fiera del libro di Iglesias con L’arcipelago delle isoleombra, e per me sarà la prima volta in Sardegna! Per chi è da quelle parti: salutiamoci!
Visto che mi muovo verso il lembo di un’isola fatta di spiagge, oggi pochi versi dalla raccolta Poesie naturali, scritta da Alessandra Berardi Arrigoni e illustrata da Marina Marcolin.
Bianco ricordo di rocce
del tempo che non si sa
intreccio di tremule tracce
farina di eternità.
Il consiglio è per una graphic novel che ho letto poco tempo fa: Metamorfosi verde di Patrick Lacan e Marion Besançon, che mi ha generato una serie di connessioni letterarie con i saggi di Donna Haraway, il film Timothy Green e la serie tv Sweet Tooth, grazie all’invito implicito che percorre tutta la storia nel posare uno sguardo privo di pregiudizi su cose e persone, mentre una mutazione vegetale coinvolge l’umanità.
Mi sa che è tutto, noi ci leggiamo alla prossima Linguetta!
Cerchiamo di metterci in ascolto, che in fondo basta usare il 💖, lo stesso cuore che sta qui sotto e che potete pigiare per dirmi se v’è piaciuta la puntata (così come i pulsanti di commento e restack).
Per rendere tutto più intenso e personale, potete scrivermi all’indirizzo alesci.andrea.m@gmail.com.
Chi vuole sostenere Linguetta può farlo dentro Substack con 30 euro all’anno.
L’ultimo libro che ho scritto è L’arcipelago delle isoleombra (Sabìr, 2024, illustrazioni di Marianna Balducci).
Se volete invitarmi da qualche parte a raccontare di isole, mari, lingua, oppure per leggere ad alta voce albi illustrati, scrivetemi o mandatemi un corvo 😜.
Ah, mi trovate anche su Instagram, Threads, LinkedIn.
Nel book speed date ogni persona ha in precedenza scelto e letto un libro, che poi racconta alla persona che ha davanti nello spazio di due minuti; poi l’altra persona fa lo stesso.

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