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L'Epicureo · Apr 10, 2026

Cibo o cucina, ma cosa sono?

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L'Epicureo · L'Epicureo

I termini cucina nel senso di ciò che si prepara da mangiare e cibo, possono essere sintetizzati con un solo termine: cultura.

Non può essere certo un caso che proprio l’Italia che possiede la maggioranza del patrimonio culturale del mondo sia anche riconosciuto come il Paese con la migliore cucina al mondo.

Migliore perché?

Perché è buona? Il giudizio è ovviamente soggettivo, quindi non dirimente.

Perché è vastissima? Certamente questa caratteristica è inconfutabile.

Perché nasce e si rinnova in continuazione da secoli con l’esperienza quotidiana? Chi conosce anche poco la cucina italiana sa che ha migliaia di sfaccettature, che cambiano da Regione a regione, da città a città, da comune a comune.

Questi sono solo alcuni dei motivi per i quali ritengo che la nostra cucina sia la migliore al mondo e non tema alcun paragone.

Penso di poter escludere che la mia opinione sia dettata da amor di Patria, perché considero che il mondo sia la casa di tutti, ma ho avuto modo di provare di persona la cucina di tutti i Paesi europei, dei Paesi dell’estremo oriente e quelli al di là dell’atlantico, quindi ho potuto fare il confronto.

Nella cucina italiana NON ci sono solo gli ingredienti, c’è la nostra cultura.

I piatti della nostra cucina hanno radici nella nostra storia ed anche quando la loro origine è povera hanno sempre saputo soddisfare prima di tutto i bisogni e poi i gusti delle nostre genti.

Naturalmente è doveroso ricordare che per molti secoli una buona parte della popolazione viveva del minimo indispensabile ed era già un risultato mettere insieme due pasti al giorno se non uno solo.

Fino a pochi decenni fa era necessario distinguere tra la cucina dei contadini, quella degli operai e quella dei ceti abbienti.

Lo sviluppo economico ha fortunatamente consentito un aumento della disponibilità per moltissime persone che hanno potuto permettersi in casa cibi che un tempo o erano solo delle “feste” o proprio non erano alla loro portata.

Anche oggi esistono varie tipologie di cucina, ma possiamo affermare che la cucina tradizionale italiana è accessibile a tutti e soprattutto è un patrimonio di tutti.

Per questa ragione più che i singoli piatti o specialità, proprio la cucina italiana nel suo complesso dovrebbe entrare a far parte del patrimonio culturale del mondo e come tale salvaguardata.

Girando per il mondo si possono trovare innumerevoli locali che presentano nella loro insegna la scritta “cucina italiana” salvo poi scoprire che al loro interno di italiano non c’è nulla e nessuno e che si tratta solo dello sfruttamento di un nostro patrimonio.

Certamente anche in altri Paesi si mangia e si beve bene e possiamo trovare dei presidi enogastronomici di eccellenza, ma rappresentano delle isole in un mare grande di proposte ridotte in quantità ed in qualità.

In Italia non esistono casi isolati di eccellenza, esiste un tessuto omogeneo da nord a sud che copre tutto il territorio in maniera uniforme e senza buchi, in una continuità di sapori che si affiancano gli uni agli altri offrendo sempre nuove sensazioni.

Sarebbe un impegno eccessivo ed anche inutile parlare delle cose che siamo abituati a consumare tutti i giorni nelle nostre case o che cerchiamo quando decidiamo di mangiare fuori casa, se un problema esiste è proprio l’imbarazzo della scelta.

Come sempre però le generalizzazioni sono rischiose, non tutte le pizze sono buone, non tutti i ristoranti, compresi quelli stellati, offrono sempre prodotti di qualità e ben preparati.

Quindi vale sempre l’avvertenza di non muoversi a caso e quando lo si fa, perché non esistono alternative, cercare di cogliere dei dettagli tra le righe, usare la nostra intelligenza che vuol dire proprio saper le leggere tra le righe (inter legere).

Recentemente dopo una piacevole esperienza in un ristorante molto noto e di alto livello, mi sono trovato nella necessità di “scegliere” per il pranzo pasquale tra due locali, uno situato a ridosso di un’attrazione storico culturale ed uno al centro di una cittadina molto nota nella provincia di Parma, che non offriva il menù di Pasqua e che proponeva i piatti del territorio.

Molto fortunatamente ho scelto il secondo, un locale di antica data, a gestione familiare e senza fronzoli, solo l’essenziale, ma con proposte tradizionali e di tutto rispetto.

Non ha senso fare paragoni tra un ristorante stellato ed uno tradizionale, ma se alla fine dei due pasti lo stato d’animo è di piena soddisfazione in entrambe i casi, si può concludere che la cultura non ha bisogno di etichette, ma di conoscenza, professionalità e amore per il proprio lavoro.

Imparare la cucina significa comprendere tutto ciò che è venuto prima di noi e che ci arriva attraverso i più disparati canali che hanno comunque tutti lo stesso scopo, farci star bene.

Cultura non è solo libri, conoscenza e arte, cultura è tutto ciò che fa di noi ciò che siamo ed a tavola siamo unici.

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