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L'Inopportuna - La Newsletter di Grazia Sambruna · Jul 20, 2026

"Da Bad Bunny abbandonati tra fango e grandine. I social ridono di noi, la stampa minimizza: disumani, abbiamo rischiato la vita"

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Grazia Sambruna · L'Inopportuna - La Newsletter di Grazia Sambruna

Roberta ha 22 anni. Ci sentiamo verso le 10 di questa mattina, è reduce dalla sua festa di Laurea. Le faccio le mie congratulazioni. Che rinnovo. La sera precedente, però, era stata, insieme alla sorella Giada di un anno più piccola, alla seconda data milanese di Bad Bunny, quella annullata per maltempo, il 18 luglio. Ossia per un temporale che ha fatto scendere dal cielo chicchi di grandine grossi come cocomeri. 80mila persone radunate sulla spianata dell’Ippodromo, le video-testimonianze dei tanti ragazzi feriti, sanguinanti e terrorizzati sono ovunque sui social. Spesso, con commenti che li ridicolizzano: “Ecco cosa merita chi ascolta Bad Bunny, anzi, è ancora troppo poco!”, commentano alcuni. “Ora abbiamo la prova che Dio esiste”, scrivono altri. E giù a ridere.

Ma ci sono anche giornalisti e testate che minimizzano l’accaduto come se non fosse successo niente. È di oggi l’intervista del Corriere al Presidente di Live Nation che assicura una gestione eccellente, il fatto che l’Ippodromo sia location ideale per grandi eventi e che le critiche siano, da sempre, ‘totalmente gratuite’. Oste, com’è il suo vino?

Nessuno, almeno finora, ha pesanto di ascoltare qualche spettatore, tra le decine di migliaia presenti, almeno non ho visto alcun sito di informazione farlo. E lo trovo curioso, per dirne il meno.

Comunque Roberta è andata al concerto con la sorella Giada che un anno fa aveva comprato i biglietti per entrambe. Anzi, la prima volta non ci era riuscita vista la grandissima richiesta e la data annunciuta andata sold out in poche ore. Così, quando sono state aperte le vendite per la seconda, a Giada è parso un regalo. E nel momento dell’acquisto, 90 euro a testa per il settore giallo, quello più in fondo di tutti - anche del rosso, ndr - era al settimo cielo: voleva ballare, non le importava di stare addosso al palco. E neanche della famosa Casita.

Ti dico la verità - mi aggiunge Roberta - a me Bad Bunny non interessava neanche all’epoca. Ho accettato solo per fare una bella esperienza con mia sorella, siamo molto legate. Poi, nell’arco dell’anno, sono andata in Erasmus in Spagna e lì mi sono proprio innamorata della musica di Bad Bunny, la sentivo ovunque, mi ha conquistata. Quindi, una volta tornata a casa, ero felicissima di andare al concerto. Perché mi piacciono i concerti in generale e perché volevo rivivere il periodo dell’Erasmus che per me è stato tra i più stupendi della mia vita”. Come sia andata a finire lo sappiamo tutti, ma forse non è ancora chiarissimo, nonostante le tante immagine che paiono provenire da un fronte di guerra, l’esperienza di chi ha vissuto questo ‘grande evento’ perché c’era. A cercare di farsi largo tra panico, fango e grandine abnorme. Questa è la storia di Roberta e Giada (nomi di fantasia).

Roberta, raccontami pure dall’inizio. A che ora siete partite? Come siete arrivate all’Ippodromo di Milano?

Io e Giada siamo di Foligno, quindi abbiamo preso la navetta di EventiBus, pagando 80 euro. Non costa poco, ma è un servizio che fa fermate in città e paesi scollegati dalle stazioni dei treni. Quindi era il mezzo di trasporto più adatto alle nostre esigenze. Siamo arrivate all’Ippodromo alle 14.30, sette ore e mezza di viaggio.

Non c’era navetta in partenza a un orario successivo?

Purtroppo, no. E dico purtroppo non tanto per la levataccia ma perché siamo arrivate a San Siro (la navetta fermava lì, ndr) alle 14.30, ossia nel pieno del caldo. Anche se lo avevamo messo in conto e non c’erano alternative.

Bene, e poi?

E poi abbiamo camminato un kilometro da San Siro all’Ippodromo. Una volta arrivate là davanti, eravamo già piuttosto bollite dal caldo. Non eravamo mai state in quella location, anche se amici e conoscenti ci avevano messe in guardia sul fatto che non fosse l’ideale, diciamo che ci avevano avvisate. Un’amica era stata lì proprio la sera prima, sempre da Bad Bunny e ci raccontava una sorta d’inferno. Così, eravamo preparate al peggio, ecco (ride, ndr). Una volta fuori dai cancelli, oltre le sbarre abbiamo visto il deserto: nessuna traccia della minima zona d’ombra, una spianata arida con sopra un carnaio incalcolabile di persone. Allora, visto che tanto i nostri posti sarebbero stati comunque in fondo e non ci interessava ‘lottare’ per ritrovarci più in avanti, abbiamo scelto di non entrare subito. Avevamo paura di stare male.

Quindi che avete fatto?

Abbiamo trovato uno spicchio d’ombra fuori, sotto a degli alberi. Stesi i nostri asciugamani, ci siamo ‘accomodate’ lì per il momento. Il marciapiede era comunque bollente. Sembravamo due accampate, ma ci era sembrata comunque una soluzione migliore rispetto stare ore in quel deserto, in quel carnaio sullo sterrato dell’Ippodromo.

E avete fatto bene!

Sì, ne sono convinta. Voglio precisare che noi siamo state fortunate: alla fine, l’attesa del concerto l’abbiamo vissuta con calma. A un certo punto, quando ci è venuta sete e avevamo finito le nostre scorte d’acqua, siamo tornate verso San Siro dove ricordavamo d’aver visto un bar aperto. E infatti c’era. Così siamo entrate, fatto ancora rifornimento d’acqua fresca e rimaste tranquille ad aspettare che passasse il tempo, con l’aria condizionata pure. Tutto bene.

E quando siete andate verso il concerto?

Quando oramai era arrivata l’ora. Mi pare che l’inizio fosse previsto per le 20 ed ecco, alle 19.30 noi eravamo dentro, nel nostro settore, senza nessun problema. A parte che, con la levataccia e il caldo comunque preso fin lì, quando Bad Bunny ha cominciato a cantare, non sentivo l’energia che avrei voluto avere. E anche mia sorella era molto stanca. Se lo show fosse proseguito regolarmente, è probabile che avremmo deciso comunque di andarcene. Troppo caldo, troppa ressa, non ci riusciva proprio a muovere, pur essendo nell’ultima fila.

Ecco, poi però il concerto è stato interrotto…

Sì. Dopo che Bad Bunny avrà fatto sei canzoni, sono scese le prime gocce di pioggia, niente di che. Ma presto si son fatte più fitte. Fino a che dagli altoparlanti una voce ci ha avvisati dell’interruzione: “Rimanete ai vostri posti, il concerto riprenderà fra dieci minuti”. Penso che il video di questo annuncio sia un po’ ovunque online e sì, è andata proprio così.

Sul momento, ci sei rimasta male?

Un po’ sì, alla fine tenevo tantissimo a questo concerto e sul momento m’è spiaciuto che venisse interrotto. Però poi, a parte tutto ciò che sarebbe successo subito dopo, una volta a casa e a mente fredda ho pensato a una cosa che m’è dispiaciuta molto di più.

Cosa?

Bad Bunny. Non è tornato sul palco per salutarci o almeno dirci che gli dispiaceva. Avrebbe potuto farlo, credo, anche dal backstage con un microfono, dagli altoparlanti, non lo so. Forse ci era rimasto male pure lui e non sapeva che dire. Ma il giorno dopo ho guardato il suo profilo Instagram e non ha espresso neanche una parola per noi. Nelle storie, postava invece qualcosa sui Mondiali di calcio. Non mi aspettavo potesse essere così menefreghista. Siamo i suoi fan. E purtroppo ci sono stati anche feriti, oltre ai disagi che abbiamo vissuto tutti per andare a vederlo quella sera. Mi è un po’ sceso, a dirti la verità.

Ti capisco. Ma poi sono passati realmente ‘dieci minuti’ dopo l’annuncio dell’interruzione, secondo te?

Non lo so, però per me no. Mia sorella Giada ha voluto ‘approfittare’ dell’interruzione per andare ai chioschi a prendere dell’acqua. Io non ero del tutto d’accordo perché vedevo che la pioggia si stava intensificando e cominciavo a preoccuparmi. Per fortuna, almeno avevo l’ombrello però…

Perché avevi l’ombrello? Te l’hanno fatto entrare?

Sì sì. So che non si può. Però lo avevo nascosto tra gli asciugamani e all’ingresso, quando siamo entrate, non se ne è accorto nessuno di quelli che ci han controllato le borse. Per fortuna! Pensa che io me l’ero portata dietro per il sole, mai avrei pensato per cosa mi sarebbe servito, invece.

Ma torniamo a quei ‘dieci minuti’…

Allora, ti dico che per me non sono stati dieci minuti perché appunto mia sorella è andata a prendere l’acqua ai chioschi. Ovviamente, non è stata l’unica ad avere la stessa idea. Così, le code erano chilometriche. Sono rimasta ad aspettarla al mio posto, da sola e con l’ombrello, mentre la pioggia si faceva sempre più battente, avevo paura che me lo portasse via il vento! Intanto, Giada non tornava, ci ha messo davvero tanto, come era logico che fosse data tutta la gente che stava in fila. Quando è tornata, non aveva nemmeno l’acqua. Ero sorpresa, le ho chiesto come mai. “Purtroppo, le casse sono rotte, non funzionano”, mi ha detto. Da qui, è scoppiato l’inferno. Cioè è arrivata la grandine.

Come è stata gestita la situazione?

Dopo un paio di minuti di grandine, dagli altoparlanti hanno annunciato di cominciare l’evacuazione. Ma la grandine si faceva sempre più grossa, non so se a Milano sia così di solito, io non l’avevo mai vista di quelle dimensioni. Intanto, per via anche della pioggia scesa fin lì e che non accennava a diminuire, lo sterrato dell’Ippodromo era diventato una palude, tutto fango. Io avevo paura che la grandine mi rompesse l’ombrello, che uno di quei grani giganti colpisse in testa me o mia sorella. Ora io non lo so se si possa morire per una cosa del genere che ti arriva sul cranio, ma l’ho pensato perché cadevano giù violentissimi a terra. Intorno a me vedevo ragazzi feriti, alcuni sanguinavano. Poi non ho visto più niente.

In che senso?

Non lo so, forse è saltata la corrente, comunque si è spento tutto. Eravamo in migliaia a marciare nel fango, sotto quella grandine gigantesca, alcuni feriti, tutti terrorizzati. Io volevo correre, ma già facevo fatica a camminare nel fango, nonostante avessi ai piedi le Coverse col rialzo belle corazzate, mica le ballerine. Non ho corso, anche se l’istinto ce l’avevo, perché vedevo quanto fosse scivoloso già procedendo ad andatura normale. E se correndo fossi inciampata? Magari mi sarei fatta male, magari altri dietro di me si sarebbero messi a correre pure loro e mi avrebbero schiacciata. Questi erano i miei pensieri mentre cercavo di avanzare verso l’uscita, con mia sorella sotto braccio, il vento e l’ombrello in mano, sperando che la grandine non lo distruggesse, cadendoci in testa o addosso. Cosa che è successa comunque: ho lividi sulla schiena e sulle gambe. Ma sono stata fortunata: l’ombrello, per quanto possibile, ha attutito molto, secondo me. La maggior parte delle persone presenti, però, non ce l’aveva. E non so come abbiano fatta a cavarsela.

Gli altoparlanti, intanto, davanto altre indicazioni?

Sì. Hanno ripetuto qualche volta di procedere verso un’insegna luminosa verde che era all’uscita. Io e mia sorella abbiamo avuto fortuna perché stavamo proprio in ultima fila, però abbiamo comunque impiegato tantissimo a raggiungerla, non so dirti quanto.

Quindi nessuno vi ha detto, dagli altoparlanti, per esempio di ‘non correre’?

No no. Le indicazioni sono state tre: “Rimanete ai posti perché il concerto sarà interrotto per dieci minuti e poi riprenderà”, la prima. Poi “Cominciate ad evacuare”, la seconda. E infine “Procedete verso la luce verde”, ossia verso l’uscita. Non c’è stato altro su come ci dovessimo comportare nel tragitto o sulle modalità migliori per affrontare una situazione del genere, tra fango e grandine gigante.

«Ti dico: per me se non è morto nessuno, è stata pura fortuna».

Hai foto o video della situazione?

No, ma non sapevo neanche dove fosse il telefono, figurati! Tra l’altro l’ho usato pochissimo già durante la giornata e quel poco di concerto che abbiamo visto perché, non potendomi portare dietro una powerbank (in genere le ritirano all’ingresso, ndr) e sapendo di dover poi fare il ritorno in navetta quella notte stessa, ho ritenuto fosse meglio tenere il cellulare più carico possibile, senza sprecare la batteria.

E hai fatto bene. Poi cosa è successo quando siete riuscite a uscire dall’Ippodromo?

Una volta fuori, è iniziata un’altra traversata. Dovevamo tornare alla navetta di Eventibus, ferma a San Siro. Solo che le strade erano completamente allagate, ci saranno stati 10 centimetri d’acqua almeno, a terra, serviva una canoa. Poi c’era tantissima gente che andava nella nostra stessa direzione pure perché l’unica metro aperta (Lampugnano, ndr) era lì. La grandine a un certo punto è finita, ma il diluvio è continuato, sempre più forte. Arrivate all’autobus eravamo fradice, dalla testa ai piedi, nonostante l’ombrello.

E poi siete arrivate a San Siro, alla navetta. Verso che ora?

Siamo state tra le prime ad arrivare, sempre grazie al fatto che stessimo in ultima fila. Eravamo lì prima del responsabile della navetta. Saranno state le 21.30 circa. Io ingenuamente pensavo che saremmo ripartiti subito, ma in effetti c’erano da aspettare tutti gli altri. Alla fine, la navetta è ripartita alle 23.30. E fai conto che il concerto sarà stato interrotto al massimo verso le 20.30, il tempo di sei canzoni appunto.

Quindi sono passate circa tre ore dall’interruzione del concerto alla partenza della navetta?

Sì, più o meno sì. Ora che han fatto in tempo ad arrivare tutti. In pratica è ripartita all’orario in cui avrebbe dovuto se si fosse tenuto il concerto.

E a che ora siete arrivate a Foligno?

Alle cinque del mattino.

Com’è stato il viaggio?

Un freddo cane, stavamo assiderano tutti. Perché c’era l’aria condizionata accesa. Eravamo fradici, io non ho detto di spegnerla, non avevo le forze di mettermi a discutere. Poi, tirando fuori il telefono dalla zaino, mi sono resa conto che fosse zuppo pure lui, non si riaccendeva neanche. Ci è voluto un po’. Più che altro, volevo avvisare mamma che stessimo bene. A quell’ora immaginavo che avesse già visto i video della serata interrotta che sicuramente giravano online. Alla fine le ha scritto Giada per rassicurarla, era preoccupatissima.

Lo immagino! Che si diceva sulla navetta?

Sembravamo tutti zombie, ma molti si sono messi al telefono per avvisare appunto i famigliari. Molti erano arrabbiati non tanto per non aver visto il concerto, ma per esasperazione, per stanchezza. Qualcuno ha litigato per dire ad altri di abbassare la voce, di non stare troppo al cellulare a parlare con parenti e amici. Io a un certo punto mi sono addormentata, ma mi sono svegliata nel giro di poco per paura di non sentire la mia fermata. Sapevo che sarebbe stata lunga, ma ci mancava solo quella.

Hai visto che sui social molti fanno meme e commentano ridendo sotto ai video di ciò che avete passato quella sera? Scrivono che ve lo meritate perché ascoltate ‘musica di m*rda’…

Non so davvero che dire…

Provaci. Non ascolto Bad Bunny, ma non mi azzarderei mai a dire una cosa simile, stai tranquilla. Dimmi cosa rispondesti a queste persone…

Che per me sono disumani. Forse non si rendono conto che stanno commentando così, a sfottò e meme, immagini reali, non è un film o una serie tv. Che abbiamo davvero rischiato la vita, abbandonati a noi stessi tra fango e grandine, in condizioni che non auguro a nessuno. Nemmeno a loro. Hanno semplicemente avuto la fortuna di non ritrovarcisi, dovrebbero esserne solo grati.

Sei stata contattata da qualche giornalista?

Personalmente no. E neanche mia sorella. Per ora, sto vedendo sui social molte video-testimonianze di quella sera. Ma non mi pare che stiano trovando spazio sui siti d’informazione, se non qualche ripresa dei reel.

Hai l’impressione che nessuno vi stia chiedendo niente?

Non voglio dirlo ma non posso nemmeno negarlo. Ho visto stamattina l’intervista che il Presidente di Live Nation ha rilasciato al Corriere. Mi pare abbia detto che la gestione dell’emergenza sia stata eccellente, che l’Ippodromo sia location ideale per i concerti. Mi sembra davvero surreale. Da anni le persone parlano malissimo di quel posto, lo sapevo perfino io che non sono di Milano, mi era arrivata voce ancora prima di prendere i biglietti per Bad Bunny. Ma sai, avevo pensato che la gente spesso esagera, soprattutto sui social. Non avevo dato troppo peso, pur prendendo atto di quanto mi arrivava a riguardo di quella location.

Se avessi davanti ora il Presidente di Live Nation cosa gli diresti?

Che quella che racconta non è la stata la mia esperienza né quella di tantissimi altri che erano lì con me quella serta. Che 80mila persone forse sono troppe per l’Ippodromo e…

E?

Di cercare di mostrare un minimo di umanità.

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