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L'Inopportuna - La Newsletter di Grazia Sambruna · Jul 19, 2026

"Bad Bunny? Organizzazione da denuncia già la prima data: senz'acqua per sei ore, non respiravo, pensavo di m0rire. Ora i concerti mi fanno paura"

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Grazia Sambruna · L'Inopportuna - La Newsletter di Grazia Sambruna

Carlotta ha 21 anni, vive in Umbria e studia all’Università. Ascolta Geolier, che ha visto live due volte, per il compleanno le hanno regalato una data di Marracash (che però le piace di meno, ammette). Il concerto migliore della sua vita finora è stato quello di Lazza a San Siro e un anno fa, quando è stata annunciata l’apertura delle vendite di Bad Bunny che finalmente veniva a esibirsi in Italia, era felice. Da una parte i libri, dall’altra lo smarphone per monitorare la coda su Ticketone. Ci si è precipitata subito, ma è rimasta comunque quattro ore in attesa. Alla fine, nel momento in cui è riuscita a mettere nel carrello due biglietti da 90 euro a testa, uno per lei e l’altro per il fratello Alberto, ricorda bene la soddisfazione. Ce l’aveva fatta. E ringrazia mamma e papà per questo regalo: sarebbe stato il concerto più bello della sua vita, ne era sicura. Certo, cinque ore di macchina per arrivare al capoluogo meneghino quel giorno, ma se queste cose non le fai da giovanissima, quando ne avrai più il tempo, le energie? Si era presa il settore rosso, in fondo, ma Carlotta non voleva stare in braccio all’artista, aspirava semplicemente a trascorrere una serata ballando sulle note del suo cantante preferito, Benito Ocasio, all’anagrafe. E poi quei posti in fondo erano vicinissimi alla famosa Casita da dove Bad Bunny è solito esibirsi per una buona parte dello show, in modo che anche ‘gli ultimi’ possano vederlo e godersi, in generale, lo spettacolo. Insieme a tutti i vip stipati proprio là, nella Casita, che, come da tradizione, vengono invitati ‘a sorpresa’ per il pubblico. Te li ritrovi, insomma, comunque a un palmo di naso. E poi c’è anche lui. Ci canti e danzi di fianco, mica roba che succede tutti i giorni. Da un anno, Carlotta sognava la serata del 17 luglio, certa che sarebbe stata stupenda, che avrebbe superato perfino Lazza a San Siro.

Carlotta, purtroppo, oggi mi descrive un incubo in cui, in diverse occasioni se non per tutto il tempo, ha avuto paura di morire. Mancava l’aria. E l’acqua. Non ha potuto bere dalle 18 alle 23.30, rimanendo disidratata sei ore sotto ‘il caldo più afoso mai sentito’.

Fin dal primo messaggio di quella che poi sarebbe diventata un’intervista telefonica, parte da un punto per lei fermissimo: ‘L’organizzazione del concerto è da denuncia (a mio avviso!)”.

Il primo messaggio che ricevo da Carlotta (nome di fantasia)

Ciao Carlotta, sei stata alla prima data italiana di Bad Bunny. Posso chiederti quanto hai speso di biglietto?

90 euro a testa, uno per me e uno per mio fratello. Poi 75 euro di autostrada per Milano, in totale: andata e ritorno dall’Umbria. Dopo il concerto, abbiamo dormito da uno zio che abita a Vigevano. Per tornare a casa ci abbiamo messo otto ore. Innanzitutto, voglio ringraziare i miei genitori per averci fatto questo regalo. So che non è scontato.

Partiamo dall’inizio, raccontami l’andata:

Sono state cinque ore di macchina insieme a mio fratello che ha un anno meno di me: partiti dall’Umbria, abbiamo parcheggiato nella zona della metro di Sesto Primo Maggio (linea rossa, ndr). Come immaginavamo, c’erano già moltissime persone, una quantità di gente impressionante, e quindi ci è voluto un po’, 40 minuti, prima di riuscire a infilarci in una carrozza. Carrozza purtroppo senza aria condizionata. Eravamo tutti appiccicati, in un unico ammasso di sudore. Pazienza, alle 18 siamo scesi alla fermata Uruguay, quella più vicina all’Ippodromo. Ero felice.

Quanto ci è voluto dalla metro all’ingresso del concerto?

Dalla metro, per arrivare all’ingresso rosso (il nostro settore, ndr), abbiamo camminato tantissimo sotto al sole. Non era distante, solo che c’era tantissima gente. Non penso di aver mai sentito un caldo tanto afoso in vita mia. Ma ci sta, è estate. Arrivata ai tornelli, tolgono il tappo della mezza naturale che avevo con me, come fanno di solito. Purtroppo, ne avevo portata soltanto una.

Perché?

Perché qualche anno fa mio fratello è stato da Travis Scott a Roma, si era portato dietro le bottiglie da un litro e gliele hanno buttate via all’ingresso. Quindi abbiamo pensato che dopotutto fosse inutile riprovarci. In più, anche se ogni tanto dicono che fanno entrare con le borracce, da mia esperienza e quella di altre persone che conosco, quando si va ai concerti non è detto che le lascino passare. Dipende da chi trovi. Perciò, per paura che mi buttassero via la borraccia , sono arrivata con una sola mezza naturale.

E quanto è durata?

Pochissimo, ovviamente. Era calda, ma io e mio fratello l’abbiamo finita già mentre camminavamo verso il nostro settore, quello rosso. Faceva troppo caldo, avevamo davvero sete. Ecco, erano circa le 18 e questa è stata l’ultima volta che ho bevuto in tutta la serata, fino alle 23.30.

Ci torniamo. Intanto, com’è stato arrivare alla Casita?

Arrivati alla Casita, ancora caldo folle. Anche se erano passate le 18. Poi durante il concerto avrei visto tante persone andare via. Penso perché si sentivano male.

Perché lo pensi?

Perché stavo male come loro!

Eravamo tutti ammassati, non si riusciva a muoversi. Mio fratello che è un po’ più alto di me ogni tanto respirava, io per niente. Facevo fatica, non mi arrivava proprio l’aria. Sentivo il sudore della persona accanto a me sia a destra che a sinistra, sia dietro che davanti, in pratica c’era così poco spazio che ci stavamo tutti sudando addosso a vicenda. Appiccicati.

Mio fratello mi ha detto che da Travis Scott passavano con degli idranti per rinfrescare la gente. Qui, almeno da dove stavo io, non ho visto niente del genere da quando sono arrivata a quando poi siamo andati via. Passavano altri, però…

Chi passava?

Passavano quelli con l’acqua e le birre da vendere. Solo che l’acqua non c’era, non ce l’avevano. Costava 4 euro, ma non ce l’avevano.

E come sai che ‘costava 4 euro’?

Perché c’era scritto: “Acqua a 4 euro”, solo che poi effettivamente erano pieni soltanto di birre. Ne saranno passati quattro o cinque durante la serata, da dove mi trovavo io: nessuno aveva l’acqua.

E quindi, nelle condizioni già difficili in cui ti ritrovavi per mancanza d’aria, come hai fatto a bere?

Non ho bevuto.

Non potevi andare ai chioschi?

No, non potevo. Non c’era lo spazio per muovermi, figurati per camminare. Vedevo i chioschi, ma pure le file ininite che avevano davanti. Immagina 80mila persone o comunque migliaia di persone, tutte che hanno sete perché l’acqua non c’è. Già stavo in piedi a stento, ero immobilizzata per via della calca e così era impensabile arrivare fino a lì. Pure nell’ipotesi che ci riuscissi, non so come, con tutta quella coda sarei svenuta molto prima di raggiungere la cassa.

Quando sei riuscita a bere? Mi dicevi alle 23.30?

Sì, verso le 23.30, alla fermata della metro di Lampugnano. Sono scoppiata a piangere perché avevo sete, non ce la facevo più. Già seguendo della gente perché non siamo del posto, eravamo arrivati a Uruguay (altra fermata metro rossa, ndr), ma l’abbiamo trovata chiusa. Peccato, era la più vicina all’Ippodromo, 20 minuti, quella da cui eravamo arrivati. Non ho capito come mai avessero chiuso le metro più vicine al concerto. Mi ricordo che, per esempio, da Lazza a San Siro, le avevano potenziate. Questo sì che aveva aiutato tutti a venir via più agevolmente, per quanto possibile, perché ovvio anche lì c’era tantissima gente. Però è stato vivibile, ecco.

Ma mi dicevi di Lampugnano, cosa è successo una volta lì?

Da Uruguay, sono stati altri 20 minuti verso Lampugnano. Intanto avevo pensato di chiamare un Über, ma mi chiedeva 160 euro per portarci a Sesto Primo Maggio. Follia, ho lasciato perdere. Comunque non è stato facile raggiungere Lampugnano perché non c’erano indicazioni e non siamo di Milano, non conosciamo la zona. E a un certo punto non prendeva manco più internet. Una volta arrivati, c’era pure lì una calca di gente infinita, la stessa del concerto. E due poliziotti che continuavano a urlare: ‘Non spingete!”.

Due poliziotti, addirittura?

Eh sì, anche a me sembravano pochi. Stavano davanti all’unico ingresso aperto della metro, tutti gli altri erano chiusi. Sono certa sia stato disposto così per ragioni di sicurezza, ma di fatto eravamo assiepati lì in centinaia, forse migliaia. Una calca che ho trovato già di per sé molto pericolosa, avevo paura, tanti erano sfiancati come me, ma altri arrabbiatissimi. Tutti fronte a un unico ingresso: non si scendeva mai. Come potevano fare le persone a ‘non spingere’ in una situazione così? Eravamo esausti, tutti volevamo tornare a casa, non ne potevamo più. Allora, dopo un’altra cinquantina di minuti ho pianto, ho strillato, volevo bere. Non bevevo dalle 18, erano le 23.30 e lo so perché in quel momento mi ha telefonato mio fratello (erano distanti, ndr) per dirmi che forse riuscivamo a scendere nella metro per aspettarne una, aveva trovato un varco tra la ressa. Ma mi ero presa fin lì tutto il caldo più afoso della vita. Avevo bisogno d’acqua. Vedendomi così disperata, una ragazza mi ha gentilmente offerto la sua bottiglietta, in realtà l’ho implorata di darmela, era piena a metà. Io mi scuso con lei, ma gliel’ho finita tutta, non ho neanche pensato, sul momento, di chiederle se potessi.

A Lampugnano non c’era possibilità di bere, almeno?

Il bar era chiuso. Le macchinette alla fermata non avevano più acqua.

Al termine del concerto, non ti sei fermata ai chioschi?

Guarda, già che non me lo sono goduta per niente perché mi è mancata l’aria per tutto il tempo, io volevo soltanto uscire da lì il più in fretta possibile (ancora non sapevo cosa mi aspettava alle metro - ride rasseganta, ndr). Quindi non ci ho nemmeno pensato. Però sono certa che se li avessi visti aperti, mi sarei fermata a prendere l’acqua. Stavo morendo di sete. Quindi, secondo me, se non ci ho ‘fatto caso’ era perché appena lo show è terminato, era tutto spento, chioschi compresi.

Tra una calca e l’altra, a che ora siete arrivati a Vigevano?

A Sesto Primo Maggio siamo arrivati a mezzanotte e quaranta. Mentre a Vigevano alle due. Il concerto era finito alle 22.30.

[Nota: la distanza, in macchina, tra Sesto Primo Maggio e Vigevano è, normalmente, di circa 56 minuti. Tra Lampugnano e Sesto Primo Maggio, invece, ci sono una ventina di fermate sulla Linea Rossa della Metropolitana 1]

Ma il concerto di per sé come è stato?

Nonostante tutto, io sono contenta d’aver visto Bad Bunny da vicino, quando è venuto nella Casita che stava appunto nel mio settore. Ma tornassi indietro, non lo rifarei. Tra l’altro, quando è arrivato ‘da noi’, mi è dispiaciuto un po’ per le persone che avevano pagato 200 euro per stare nel ‘Golden Circle’, di fronte al palco. È un gesto molto bello quello che fa BadBunny e sono grata che venga anche da chi sta in fondo. Ma metà dello show lo fa davanti e metà dietro. In questo modo, per me, tanta differenza di prezzo non ha senso (200 euro le prime file e 90 euro i posti in fondo, ndr). Perché tutti vediamo lo stesso concerto da una parte o dall’altra. Forse l’organizzazione, o comunque chi stabilisce quanto devono costare i biglietti, dovrebbe pensare a un prezzo unico. Almeno per gli show di BadBunny che si sa che son così: metà davanti alle prime file e metà davanti alle ultime. Comunque ci sono stati problemi tecnici che ancora non mi spiego, né ne ho sentito parlare in giro…

Lasciami indovinare: maxi-schermi malfunzionanti?

No. Non proprio. I maxi-schermi erano tre: c’era quello centrale dietro al palco, gigante. Poi due più piccoli, laterali, non servivano a granché, almeno dalla mia posizione, ma c’erano. L’unica cosa è che in almeno due o tre occasioni, proprio il concerto si è interrotto senza motivo. Metti che partiva una canzone, BadBunny smetteva di cantare all’improvviso e gli schermi diventavano neri. Anche quello grande, centrale. Nero ogni volta per almeno cinque minuti. Niente musica, niente video, niente di niente. Eravamo tutti lì a fissare il niente, appunto Comunque, ho un video di questa situazione, così ti fai un’idea.

Quando avevi comprato il biglietto?

L’8 maggio 2025. Anche perché andavano via in fretta e allora non volevo rischiare di perdermi il concerto. Ci tenevo. Quattro ore di coda, mentre studiavo per l’Università. Ma alla fine ero contenta di avercela fatta. Oggi un po’ meno. Anzi, oggi non lo sono per niente.

Il biglietto per il concerto di BadBunny, 17 luglio

Vuoi ancora bene a BadBunny?

No. (ride, ndr)

Ma come no?!

So che non ha colpa e continuerò ad ascoltare la sua musica. Ma se qualcuno mi invitasse a un concerto di BadBunny nei prossimi tempi, non ci andrei mai. Forse per sempre, dopo tutto quello che ho vissuto là.

Hai in programma altri concerti questa estate?

No.

Ora come ora, avresti voglia di tornare a un concerto?

Non lo so. Di certo non all’Ippodromo di Milano, ce lo siamo detti subito con mio fratello: “Questo posto non ci rivedrà mai più”. E poi mi deve passare la paura.

Di cosa?

Di andare ai concerti.

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