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Ladynomics’s Substack · May 22, 2025

♬♬É primavera! (Svegliatevi bambine)♬♬

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Ladynomics · Ladynomics’s Substack

Ce ne stavamo lì, a pensare al titolo della newsletter di questo mese con uno sguardo perso nel vuoto. Poi così, a tradimento, è uscito dalla memoria ancestrale della nostra infanzia questo motivetto. Un corto circuito, una strofetta che uno dei nostri padri canticchiava quando portava la famiglia alle prime gite fuori porta. Siamo andate a vedere e si chiama “Mattinata Fiorentina”, una canzone di Alberto Rabagliati del 1941, talmente di successo all’epoca, dall’essere diventata lessico familiare per molte di noi delle generazioni dopo. Soprattutto, è una canzone che, con l’arrivo della primavera, inneggia all’amore della gioventù, a dispetto di ogni guerra e pensiero di morte, che nel 1941 non doveva certo mancare. Un po’ come questi tempi, no?

Rendendo più attuale quel “Svegliatevi bambine”, noi ci vogliamo vedere, oggi, un invito per tutte all’azione e alla partecipazione: la pace e la parità non ce la regalerà nessuno, ce la dobbiamo guadagnare, giorno per giorno. Il come riuscirci, è davvero tutto da capire, in un mondo che cambia alla velocità della luce e allo stesso tempo pare stare fermo, quando va bene, se non proprio regredire all’età della pietra.

Un po’ perché Federica ci vive, ma molto perché non mancano davvero gli argomenti. Ne avevamo già accennato nella newsletter precedente, ma questo mese ne abbiamo scritto in modo più approfondito qui: la guerra dei dazi negli USA continua, all’insegna dell’incertezza. Ma quello che è certo è che qualcosa cambierà nei flussi di merci tra gli USA e il resto del mondo, Italia inclusa. Ed è altrettanto certo che anche le donne saranno coinvolte in questi cambiamenti a vario titolo. Infatti, dopo la Pink tax, ora pure le Pink tariffs per le donne americane (ma anche per le italiane).

Sempre negli USA, continua anche la guerra per controllare le donne e per convincerle a fare più figli e figlie (e soprattutto poi stare a casa a badare alle creature). L’amministrazione Trump ha infatti buttato là l’idea di un baby bonus di 5.000 dollari. Ora, certamente sono meglio di niente, ma sono davvero una goccia nel mare. Negli USA ci sono 11 milioni di bambini e bambine che vivono sotto la soglia della povertà, non c’è l’assistenza sanitaria universale - pure quella che c’è per persone anziane e a basso reddito è sotto attacco- e i servizi di assistenza all’infanzia costano una fortuna. Per esempio, 5.000 dollari bastano appena per 4-6 mesi di nido. Mancano inoltre, come del resto altrove, cambiamenti strutturali ed adeguati investimenti nell’economia della cura.

È inoltre di pochi giorni fa la notizia di una donna in Georgia, Adriana Smith, dichiarata morta a febbraio, che, per legge, deve rimanere attaccata alle macchine in quanto incinta. Le leggi sull’aborto della Georgia non consentono infatti l’interruzione di gravidanza dopo che è stato rilevato un battito cardiaco. Si toglie così alla famiglia il potere di prendere una qualsiasi decisione, obbligandola pure a pagare le costosissime spese mediche per tenerla in vita. In una situazione così estrema, una cosa è comunque certa: dal patriarcato e dal controllo per legge del corpo delle donne non si sfugge neanche da morte, a quanto pare.

Quando leggiamo queste notizie, ci viene un po’ da pensare che non dovremmo più lamentarci di quello che succede a casa nostra, vero? Invece dobbiamo continuare a lamentarci eccome, se vogliamo accorciare un po’ quel secolo abbondante che ci separa dalla parità.

La situazione che abbiamo oggi è, ancora quella di un esercito di madri stravolte dalla fatica per le ore e ore di lavoro gratuito non pagato. Ma quanto vale, in soldoni, il lavoro di una madre? Ne abbiamo scritto nel nostro libro, “Signora economia”: “…Salary. com, una tra le più grandi aziende americane specializzate in calcolo salariale, ha provato a si­mulare lo stipendio che dovrebbe prendere una madre, misurando il tempo dedicato alle varie attività familiari che svolge abitualmente, cor­rispondenti a venti figure professionali (tra cui governante, autista, insegnante di scuola pubbli­ca, direttrice di cucina, cameriera, infermiera, re­sponsabile dell’ufficio finanziario, della logistica, coordinatrice della raccolta fondi, negoziatrice dei conflitti e progettista di interni). Fa im­pressione, vero? E come appare tutto più nobile e di valore quando si usano i termini del lavoro retribuito! Salary.com, va ancora oltre e arriva a stimare che fare la madre può valere intorno ai 184.820 dollari Usa all’anno. Il resto nel post L’economia nascosta della #festadellamamma

E non è che non ci stiamo provando, ma dobbiamo superare molti ostacoli, tra i quali l’aumento della violenza contro le donne attive in politica: dati riportati dal Report Violence Targeting Women in Politics: Trend in Targets, Types, and Perpetrators of Political Violence rivelano che la violenza contro le donne in politica è aumentata in Africa, in Asia Centrale e Caucaso, in Europa, America Latina, Medio Oriente, Asia meridionale e Sud-Est asiatico. Dal 2020, tra i paesi più violenti contro le donne in politica ci sono Messico, Colombia, Cina, India, Brasile, Burundi, Myanmar, Afghanistan, Filippine e Cuba. Il report si concentra peraltro sui casi di “violenza politica” in cui le donne o le ragazze sono state specificamente prese di mira, vale a dire tutte le istanze in cui essere una donna era il motivo per cui queste donne sono state oggetto di violenza.

In Cina, le attiviste e coloro che difendono i diritti umani sono a maggior rischio, e spesso sono fatte sparire dalla polizia; in Messico, sovente le donne candidate a cariche pubbliche sono a maggior rischio di violenza, soprattutto da parte di agenti armati e di cartelli criminali. A maggio 2021, a Tocuaro, Guanajuato, uomini armati hanno sparato contro Saraí Figueroa, candidata come delegata locale per il Partido Verde Ecologista de México. E pochi giorni fa Yesenia Lara, candidata del partito Morena della presidente Claudia Sheinbaum a sindaco di Texistepec, è stata uccisa – insieme a dei suoi sostenitori - durante un comizio elettorale.

Dall’altra parte del mondo in Sri Lanka, in vista delle elezioni locali, le organizzazioni per i diritti delle donne e alcuni organi di monitoraggio elettorale hanno confermato che le candidate donne subiscono abusi digitali significativamente maggiori rispetto alle loro controparti maschili.

Non si tratta purtroppo di un fenomeno isolato: secondo quanto riportato da Daily News, “l'Unione Interparlamentare ha osservato che il 60% delle parlamentari nella regione Asia-Pacifico è stato vittima di incitamento all'odio, disinformazione, abusi basati sull'uso di immagini o condivisione non consensuale di informazioni personali (doxing) online. [...] I dati rivelano inoltre che le donne sotto i 40 anni, quelle provenienti da minoranze e le donne nubili sono maggiormente prese di mira da questi attacchi.”

In Guinea Bissau un gruppo di donne, dopo molteplici proteste contro la presenza di un sito minerario di zircone (un materiale usato per la ceramica, tra le altre cose) gestito dalla Cina, vicino al confine nord-occidentale con il Senegal, ha deciso di passare alle maniere forti, dando fuoco alle strutture e alle attrezzature del sito. Alcune delle manifestanti sono state arrestate, e una delle donne che ha preso parte alla protesta, ha dichiarato che "Abbiamo detto loro che non volevamo che la sabbia venisse estratta senza il nostro consenso", aggiungendo che "tutte le nostre risaie sono state distrutte. Non ci sono più pesci nel piccolo fiume vicino al sito".

Magari adesso le autorità le ascolteranno con più attenzione.

Moltissimi complimenti all'Australia, che a seguito delle elezioni federali del 3 maggio ha raggiunto la parità di genere nelle due camere del parlamento. Si stima che il 45,7% dei seggi alla Camera dei Rappresentanti e il 58% dei seggi al Senato saranno occupati da donne.

Nessun complimento invece al Giappone, che ha deciso di ritirare i finanziamenti al Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne. Secondo commentatori e commentatrici “Il Giappone si allinea alle norme globali di genere quando opportuno, ma evita impegni vincolanti in materia di parità di genere che metterebbero in discussione le gerarchie nazionali o richiederebbero responsabilità esterne.”

Ascoltando: abbiamo ascoltato il podcast The Girlfriends, che racconta come un gruppo di amiche ha contribuito all’arresto, dopo anni, di Bob Bierenbaum che nel 1985 aveva ucciso la moglie Gail Katz. Anche se racconta una vicenda devastante, offre un po’ di speranza. Purtroppo solo in inglese!

Leggendo: abbiamo iniziato La signora Meraviglia, di Saba Anglana: ”un romanzo di verità violentissima e un memoir pieno di dolcezza, di ironia, a tratti picaresco. Nelle sue pagine che si muovono tra il presente e la Storia tutto è nuovo, diverso, inaspettato: gli spettri esistono davvero, la frustrazione quotidiana si scioglie in risata, il dolore viene condiviso senza vergogna, la violenza del passato si può disinnescare, tramutandola in una energia inattesa.”

Guardando: cerchiamo di distrarci dalla situazione mondiale e abbiamo guardato The Pitt, praticamente un ER contemporaneo (ma fatto meglio) che negli USA ha fatto furore e abbiamo ritrovato il mitico dottor Carter di ER!

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