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Ladynomics’s Substack · Apr 21, 2025

Sì, esistono pure i dazi pink.

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Ladynomics · Ladynomics’s Substack

No, davvero, sta continuando a succedere di tutto e di più, quasi una congiuntura astrale avesse deciso un reset totale. Però fidatevi, al netto di guerre e potenti sbarellati, il principio di realtà alla fine vince sempre. Quindi, animo! Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare.

Noi, qui, sempre sul pezzo. Se ci vedete un po’ meno in giro è perché stiamo lavorando ad una nuova versione di Ladynomics: abbiamo deciso che non si arretra di un centimetro. Certo, quando le situazioni cambiano così velocemente, ci si ferma un attimo, si cerca di capire meglio che sta succedendo, si prende meglio la mira ma poi…avanti tutta! Quindi, sì, faremo un Ladynomics ancora più…più…più… eh no, niente spoiler, per ora, ma vi diciamo solo: tenetevi pronte, novità in autunno!

Intanto questo mese Giovanna è stata sempre in giro tra lavoro e presentazioni del libro (a Livorno e a Genova), Federica, invece è sempre alle prese con il meglio del meglio del Trumpismo in essenza, e..se ne ha da raccontare!

Negli Stati Uniti, infatti, non si può stare un attimo tranquille, e tra il tiramolla dazi sì, dazi no,

Per esempio, alla Camera è appena passato un disegno di legge che – se passasse anche al Senato – renderebbe più complicato per le donne sposate – e non solo - votare. Il Safeguarding American Voter Eligibility (SAVE) Act richiede a chi si registra per votare di presentare di persona un documento di identità valido presso un ufficio di registrazione elettorale. Questo non consentirebbe quindi di registrarsi per votare posta o online, e richiederebbe anche come prova di cittadinanza anche il certificato di nascita. Nel caso delle donne sposate che prendano il cognome del marito, la differenza di cognome tra certificato di nascita e documento d'identità potrebbe creare difficoltà nella registrazione e nel voto. E non si tratta di poche donne, ma di circa 69 milioni.

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la ricerca sul miglioramento della salute delle persone LGBTQ+ ha subito tagli enormi. L’amministrazione Trump ha cancellato 270 finanziamenti per un totale di almeno 125 milioni di dollari di fondi non spesi. Le cose non vanno meglio per la ricerca che riguarda la salute delle donne: i tagli alla ricerca potrebbero comportare meno ricerca per, secondo PBS, "patologie che colpiscono prevalentemente le donne, tra cui endometriosi, menopausa, malattie infettive contratte in gravidanza e decessi correlati alla gravidanza. Potrebbe anche bloccare la ricerca volta a curare patologie come asma, malattie cardiache, depressione e disturbi da abuso di sostanze, che hanno implicazioni per la salute diverse per le donne rispetto agli uomini, e hanno anche un impatto sproporzionato sulle persone LGBTQ+ e di colore, pazienti spesso poco studiati.”

Il tutto, peraltro, accade mentre Trump e i suoi meditano di tagliare Medicaid - che eroga servizi sanitari al 23% delle persone negli USA, e paga il 40% dei parti. Il tutto per finanziare tagli delle tasse per le persone ricche. Praticamente un’operazione da Robin Hood, ma perverso.

Si cerca di resistere, ed il 5 aprile si sono mobilitate in tutto il paese circa 5 milioni di persone per protestare contro questo latrocinio.

se dopo la sospensione di 90 giorni i dazi tornassero in vigore, i paesi che pagherebbero maggiormente sono anche quelli che esportano abbigliamento e tessuti negli USA, come la Cambogia e il Bangladesh. In questi paesi la stragrande maggioranza di coloro che producono tessuti e abbigliamento sono donne, che quindi potrebbero trovarsi in situazioni lavorative ancora peggiori di quelle attuali. Inoltre, uno studio ha verificato che i dazi MFN (Most favorite nation) degli Stati Uniti sull'abbigliamento femminile sono costantemente più elevati di quelli su articoli maschili comparabili (ad esempio, l'aliquota MFN sui cappotti da uomo è del 14,74%, mentre sui cappotti da donna è del 15,49%). “Quindi le americane si troverebbero a dover pagare costi più elevati, con un gap di genere nei salari, che negli USA arriva al 18% circa.” Ne parla anche The Noosphere, una newsletter che ci piace sempre molto leggere.

Insomma, altro bel regalo di Trump alle donne di tutto il mondo.

Secondo l'ultimo aggiornamento del Women's Power Index che classifica 193 Stati membri delle Nazioni Unite (ONU) in base ai loro progressi verso la parità di genere per la partecipazione politica, nell’ultimo anno non ci sono stati particolari miglioramenti o peggioramenti e l’indice rimane stabile con un punteggio di 29 su 100 a livello globale. Dominano la classifica l'Islanda che rimane al primo posto, con un punteggio di 86, mentre troviamo al secondo posto Messico e Andorra con punteggi pari a 75 e 73. Per l’Italia il punteggio è di 43 su 100.

una ricerca della Tuck School of Business di Dartmouth ha rilevato che “alle donne di successo sul posto di lavoro è concesso di raggiungere uno status elevato, ma quando si tratta di accumulare potere nascono i problemi”: infatti alcuni uomini potrebbero percepire negativamente una donna che esercita potere su di loro. Vi raccontiamo meglio che cosa come questo succede nel post Donne sul posto di lavoro: basta che non abbiano troppo potere.

Ottima notizia che arriva dalla Namibia, che ha fatto la storia diventando il primo paese africano per donne in posizioni di leadership politica. Netumbo Nandi-Ndaitwah è diventata la prima presidente della Namibia con il 58% dei voti. A riprova che è importante avere donne leader solo se poi cambiano le cose in meglio per altre donne, la nuova presidente ha nominato donne in posizioni apicali: Lucia Witbooi come vicepresidente e Saara Kuugongelwa–Amadhila come presidente dell'Assemblea Nazionale. Infine, il 60% dei quattordici ministri e ministre della Namibia sono donne.

Svolta demografica in America Latina: nel 2024 il tasso di natalità era pari a 1,8, un tasso inferiore a quello della sostituzione generazionale (2,1 figli/e per donna). Il Cile ha il tasso più basso (1,1) e si attesta invece sopra la media Haiti con 2,6 figli per donna. Negli anni ‘60, quindi non moltissimo tempo fa, le latinoamericane avevano circa 6 figli. Qui vi raccontiamo quali sono i fattori che hanno portato a questo cambiamento epocale e quali sono le politiche necessarie ad affrontare il calo demografico.

La marcia contro l'invisibilità delle donne indigene in Brasile: ogni due anni le donne indigene in Brasile marciano per combattere l'invisibilità delle donne e delle ragazze indigene, infatti, All'interno del più ampio movimento indigeno – la lotta per il territorio, la demarcazione, la lotta contro lo sfruttamento e l'invasione – le donne finiscono per essere in qualche modo invisibili, anche se siamo noi in prima linea.” Questa invisibilità si traduce anche in maggiori tassi di violenza contro ragazze e donne indigene: tra il 2003 e il 2022 si sono verificati 394 femminicidi di donne e adolescenti indigene.

Orfeo ed Euridice di Jean-Baptiste-Camille Corot

Guardando: il Gattopardo, che pare stia avendo un notevole successo. Vediamo quando arriviamo alla fine.

Leggendo - Worn (putroppo non ancora tradotto in inglese) racconta la storia dei tessuti e della produzione tessile. Interessantissimo, anche perché parla anche dell’industria della moda e dei suoi costi umani e ambientali.

Ascoltando: altro mese, altro musical. Abbiamo visto Hadestown, che racconta il mito di Orfeo ed Euridice e ci ricorda che anche nei momenti più bui vale la pena sperare e buttarsi. Un messaggio di cui abbiamo veramente bisogno.

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