Questa settimana non abbiamo scelto noi la storia principale. L’ha scelta Pia Olsen Dyhr.
Avevamo un numero quasi pronto: il debutto al Folkemødet del nuovo governo, il Patto tripartito verde in crisi, l’estate che comincia. Poi uno scandalo ha preso il sopravvento su tutto e il Folkemødet è diventato un’altra cosa. Mentre andiamo in stampa, Nystrøm si è dimesso. In questo numero troverete anche Eriksen, che ha avuto di nuovo problemi cardiologici, il Tre Grønpart che si è rotto, i ricercatori che non dichiarano i conflitti di interesse con l’industria farmaceutica, e la Danimarca campionessa europea di melanoma. Buona lettura.
Se conosci qualcuno che segue la Danimarca, un collega, un amico appena arrivato,
un giornalista che ne scrive, mandagli questo numero.
È il modo più diretto per aiutarci a crescere.
INDICE:
Il Folkemødet è il grande raduno democratico annuale danese, che si tiene ogni giugno sull’isola di Bornholm. Tre giorni in cui politici, giornalisti, organizzazioni e cittadini si mescolano ad Allinge per dibattiti e discorsi. Quest’anno avrebbe dovuto essere la vetrina del governo Firkløver, la coalizione a quattro partiti nata otto giorni prima, dopo 71 giorni di trattative. Non è andata così.
Pia Olsen Dyhr, leader di SF e Ministra dell’economia, ha riassunto come consigliere speciale Thomas Nystrøm, licenziato nel 2020 per molestie sessuali. Una delle vittime, Lotte Kofoed, l’ha definita “un gigantesco atto di ipocrisia”: “In SF non si sta dalla parte del molestatore. Qui invece sì”. Kofoed si è presentata al Folkemødet con un cartello “Aldrig mere i SF”, mai più con SF, alzato davanti al palco mentre Dyhr teneva il discorso.
Dyhr non aveva parlato con nessuna delle vittime prima della riassunzione, e ha difeso la scelta ripetendo che “Non può essere una condanna a vita”. Nystrøm ha rotto il silenzio su Facebook ammettendo di essere “profondamente rattristato” per quanto accaduto, pur non ricordando la specifica circostanza contestata. SF Ungdom, associazione giovanile del partito, ha preso le distanze, la sezione di Frederiksberg ha chiesto il licenziamento, l’ex leader Vilhelmsen ha criticato la gestione dello scandalo. Gli altri partiti, inclusa Frederiksen, hanno rifiutato di commentare. Un analista di DR ha sintetizzato: il partito ha sottovalutato l’impatto.
Nystrøm si è poi dimesso, con un post breve su Facebook: “Sono stati giorni molto duri per me e la mia famiglia, e il dibattito sulla mia assunzione oscura ormai il lavoro di SF”. Dyhr aveva ribadito fino all’ultimo di stare dalla sua parte. Si è dimesso lui.
La vicenda ha una lettura strutturale che va oltre la singola decisione. Il commentatore Morten Reimar, su Altinget, scrive che “SF ha già inghiottito rospi enormi, prima ancora di cominciare” e che il partito rischia di ripetere la storia dell’ultima volta che andò al governo, quando perse voti per le scelte economiche. Il problema non è solo Nystrøm. È la tensione tra l’essere un partito di movimento e un partito di governo. Più SF si avvicina al potere, più difficile diventa essere SF.
Dal palco, in breve: Troels Lund Poulsen (Venstre) ha definito il programma di governo “molto rosso e di sinistra”. Løkke ha rivelato che la sua concessione più grande nelle trattative è stata la reintroduzione dello store bededag, la festività religiosa abolita nel 2023. Dragsted (Enhedslisten) indica il dentista gratuito come la conquista di cui va più fiero. Støjberg propone che gli anziani nelle case di cura abbiano diritto a personale che parli danese.
Lontano dal Folkemødet, una notizia che riguarda gli internazionali.
Cittadinanza in sospeso. Più di 14.300 persone aspettano una risposta alla loro domanda di cittadinanza danese. L’iter è bloccato: Liberale Alliance e De Konservative si sono ritirati dall’accordo del 2021 che regolava le naturalizzazioni, e da allora il ministero ha smesso di processare le domande.
Il motivo è uno: i due partiti vogliono che i candidati vengano sottoposti a uno screening dei valori democratici. Non è un’idea nuova. Nel dicembre 2024 fecero scalpore i cosiddetti sindelagssamtaler, colloqui in cui i richiedenti venivano convocati davanti alla commissione parlamentare e dovevano convincere i membri di meritare il passaporto. La legalità di queste audizioni fu subito messa in dubbio.
Da quella controversia nacque, nel settembre 2025, un gruppo di lavoro istituito dal precedente governo SVM per valutare se uno screening fosse “giuridicamente, tecnicamente e praticamente possibile”. Il nuovo governo del quadrifoglio non ha chiarito se il gruppo continuerà o verrà sciolto, lasciando la questione in sospeso per giorni.
Il ministro Morten Bødskov (S) ha poi garantito che il gruppo lavorerà a un rapporto che arriverà entro fine anno. Ha respinto le accuse di aver ceduto alla sinistra: “Gestiamo la politica sull’immigrazione più restrittiva di sempre”. Liberal Alliance non è convinta. Il portavoce Mads Strange ha definito lo screening un requisito non negoziabile per tornare a votare nuove cittadinanze: “Non possiamo rilasciare passaporti a persone che vogliono minare la nostra democrazia dall’interno”.
Sul fronte opposto, SF e De Radikale vorrebbero che i giovani cresciuti in Danimarca, che hanno completato la scuola dell’obbligo e non hanno precedenti penali, ricevessero la cittadinanza automaticamente a 18 anni. Enhedslisten, partito di sostegno esterno al governo, condivide la proposta e va oltre: vuole che il gruppo di lavoro sullo screening venga sciolto il prima possibile. Il gruppo non è stato creato per decidere se introdurre lo screening, ma come farlo. Per Enhedslisten aspettare il rapporto significherebbe legittimare un’idea che considerano discriminatoria. Tra il 2014 e il 2016 esisteva già una regola che permetteva ai giovani tra i 18 e i 23 anni cresciuti in Danimarca di ottenere la cittadinanza con una semplice dichiarazione: fu abolita nel 2017, e Enhedslisten vuole ripristinarla.
È successo anche questo:
L’11 giugno 590.000 famiglie con figli hanno ricevuto fino a 5.000 corone di fødevarecheck. In totale 5,2 miliardi di corone. Danske Bank prevede che la maggior parte delle famiglie risparmierà piuttosto che spendere.
Il governo vuole espandere a più giovani il kulturpas, il buono culturale da 1.000 corone per ragazzi di 15-24 anni fuori da istruzione e lavoro. Dall’introduzione nel 2024, l’hanno usato solo 9.318 giovani. La valutazione dell’efficacia è attesa per maggio 2027. La ministra Stampe ha difeso l’espansione. Liberal Alliance la definisce populista e stupida.
Il governo promette 1.000 corone al mese in più ai pensionati con meno risorse, ma si rifiuta di specificare a chi esattamente. Il piano arriverà “quando sarà pronto”.
Danske Bank ha aumentato i tassi d’interesse di 0,25 punti percentuali, in linea con la BCE. Il tasso sui depositi sale all’1,85%. La motivazione: pressioni inflazionistiche legate alla guerra in Medio Oriente. Per chi ha un mutuo a tasso variabile, i costi salgono. Per chi risparmia, i rendimenti migliorano.
Sul fronte degli investimenti, il programma di governo propone due misure: il tetto dell’aktiesparekonto – il conto di risparmio azionario con tassazione agevolata al 17% – passa da 174.200 a 500.000 corone; sugli investimenti tradizionali con tassazione fino al 42%, la tassazione sulle prime 110.000 corone di plusvalenza scende al 27%. L’obiettivo: incentivare più danesi a investire in borsa.
Il problema, segnalano gli esperti, è che il sistema rimane a doppio binario: due regimi fiscali paralleli, regole diverse, logiche diverse. Chi già investe se ne avvantaggia. Chi non ha mai investito si perde. La vera riforma sarebbe un unico conto semplificato. Questa non lo è.
È successo anche questo:
Il Regno Unito ha autorizzato la pillola di Wegovy, primo Paese europeo. Negli USA ha già superato i 3 milioni di prescrizioni nel primo trimestre 2026.
Louis Poulsen torna sotto proprietà danese: Chr. Augustinus Fabrikker l’ha acquistata dal gruppo italiano Flos B&B Italia. La lampada PH di Poul Henningsen torna a casa.
Farmaci come Wegovy, Ozempic e Mounjaro hanno segnato una svolta nel trattamento dell’obesità e del diabete, ma secondo un’analisi pubblicata su Videnskab non fanno altro che imitare un sistema già presente nel corpo umano. L’organismo produce infatti naturalmente nel tratto intestinale ormoni chiamati incretine, tra cui il GLP-1, che regolano appetito, glicemia e metabolismo.
Questi ormoni vengono stimolati dall’interazione tra il cibo e il microbiota intestinale, ovvero i miliardi di batteri che vivono nell’intestino. In particolare, batteri specializzati scompongono fibre e composti vegetali non digeribili, trasformandoli in molecole che attivano la produzione di GLP-1 e altri ormoni come il PYY. Questi segnali inviano al cervello l’informazione di sazietà e rallentano il transito del cibo, contribuendo a un controllo naturale dell’appetito.
La diffusione di alimenti ultra-processati ha ridotto la presenza di fibre e la diversità del microbiota, indebolendo questo sistema fisiologico e contribuendo all’aumento di obesità e diabete. I farmaci moderni agiscono “riattivando” questi meccanismi: imitano il GLP-1 o anche altri ormoni, come nel caso di Mounjaro, migliorando infine il controllo del peso e della glicemia. In alcuni casi mostrano anche benefici cardiovascolari.
Il documentario Tingbjerg-eksperimentet (L’esperimento di Tingbjerg), andato in onda il 2 giugno, segue due delle famiglie danesi che hanno acquistato villette a schiera costruite a prezzi agevolati all’interno di un’area che fino al 2023 figurava nella cosiddetta “lista dei ghetti”.
L’obiettivo del progetto: riequilibrare la composizione demografica di un quartiere con alta presenza di residenti musulmani. Alcuni lo hanno definito “un ghetto dentro il ghetto”, sostenendo che non è necessario mischiare dei gruppi, ma piuttosto creare un quartiere vivibile dove interazioni quotidiane costruiscono integrazione graduale.
La rilevanza della vicenda per la società danese è legata al fatto che il caso di Tingbjerg rende visibili, in forma concreta, gli effetti e i limiti delle politiche sulla cosiddetta parallelsamfund, ovvero “società parallela”.
Le reazioni contrastanti emerse a seguito del documentario mostrano come l’integrazione urbana non sia un processo lineare: le aspettative politiche di “mescolanza” si scontrano con dinamiche quotidiane più complesse, in cui le persone tendono comunque a mantenere reti sociali e abitudini separate. La domanda aperta resta: cosa vuol dire integrazione? La risposta danese è ancora in fase di sviluppo.
Zenia Stampe, nuova Ministra della cultura (Radikale Venstre), suona il flauto traverso e da giovane ha suonato “in moltissime orchestre”. Da quell’esperienza parte una riflessione: “Per me è diventata quasi una battaglia di resistenza contro il digitale, che avanza a scapito del fisico e del sociale”.
La ministra non parla in astratto: l’intervista era in occasione di OrkesterMester, progetto che organizza concerti in cui i bambini suonano musica classica insieme. “Ho la sensazione che la vita musicale collettiva non sia più forte come quando ero bambina”. Non è nostalgia. È una diagnosi: l’orchestra scolastica, il coro di quartiere, la banda del paese si sono svuotati. Al loro posto, un tablet con gli accordi e le cuffie.
Nel nuovo programma di governo, la musica è citata in un solo punto. Non è molto. Ma Stampe sembra voler usare la sua posizione per dare voce a qualcosa che i numeri non misurano facilmente: il valore di stare in una stanza a fare rumore insieme, sbagliare insieme, migliorare insieme.
Dal 10 al 12 giugno, Copenaghen ha ospitato la quindicesima edizione di 3daysofdesign: 400 espositori su otto quartieri, eventi gratuiti, 120.000 visitatori. Il titolo del 2026 era Make This Moment Matter. Meno spettacolo visivo, più valore dell’esperienza condivisa. Infatti, le mostre più citate, da Dezeen a ArchDaily, non erano lanci di prodotto. L’esempio più chiaro: la terza edizione di Vaerktøj (strumento), l’esposizione in cui tutti i designer usano lo stesso strumento. Quest’anno la macchina da cucire, con Erwan Bouroullec, Foster + Partners e Pearson Lloyd. La mostra non vende niente. Dimostra qualcosa.
Dal programma ufficiale: Iittala ha celebrato i 90 anni del vaso Aalto con un padiglione di 7 metri in alluminio a basso contenuto di carbonio esposto a Ofelia Plads; Vitra ha presentato a Nordhavn la nuova poltrona Bascule di Studio Œ in dialogo con i classici di Verner Panton; Fritz Hansen ha allestito uno spazio di ascolto con il brand audio giapponese Technics; Muuto ha festeggiato il suo ventesimo anniversario con edizioni limitate da 150 pezzi.
La cosa strutturalmente più interessante del 2026: alcune delle mostre più discusse dalla stampa internazionale non facevano parte del programma ufficiale del festival, eppure si tenevano negli stessi giorni e nella stessa città. Other Circle occupava un grande edificio industriale fuori dal centro, gestendo l’esposizione in modo completamente indipendente dagli organizzatori di 3daysofdesign. Era al secondo anno consecutivo. Sell Out vendeva oggetti di 26 designer direttamente da un distributore automatico installato in un chiosco, con i proventi che andavano interamente agli autori, senza gallerie, senza intermediari.
Il parallelo con Milano viene naturale. Da vent’anni, il Fuorisalone – la rete di mostre ed eventi privati che si svolge in parallelo al Salone del Mobile ufficiale – genera più attenzione mediatica e più traffico del programma istituzionale. Il meccanismo è lo stesso: la fiera ufficiale funge da occasione aggregatrice, ma l’energia creativa più interessante si sposta fuori. A Copenaghen questo processo è agli inizi, ma la direzione è riconoscibile.
La presenza giapponese era la più consistente di sempre. Japanmade Vol. 1, organizzata da OEO Studio, nasceva da una critica esplicita al termine japandi, parola inventata per rendere vendibile un’estetica di minimalismo: “Puoi fare delle belle foto per Instagram, ma se guardi da vicino molti prodotti di ispirazione giapponese, l’artigianalità non c’è”. Sempre nel quartiere di Nordhavn, Time & Style ha occupato 1.000 metri quadrati con un atlante dell’artigianato regionale giapponese. La tesi: il design danese e quello giapponese condividono una genealogia produttiva, non solo un’estetica. Ma quella genealogia in Danimarca si sta perdendo.
Il tema del 2026 poneva una domanda difficile: cosa rende un momento importante? La risposta del programma ufficiale era più onesta del solito. Meno lanci, più processo. Ma il festival continua a crescere in dimensioni proprio mentre dichiara di voler rallentare.
La tensione tra quelle due cose è esattamente il punto più interessante del design contemporaneo.
La presenza italiana. La seconda presenza più evidente era quella italiana, in crescita da qualche anno ma mai così strutturata come nel 2026. Il Sole 24 Ore l’ha documentata con un pezzo dedicato: i brand italiani presenti erano difficili da contare con precisione, proprio perché molti non espongono come “ospiti” del festival ma usano showroom permanenti già aperti a Copenaghen.
La mostra più significativa era alla Residenza dell’Ambasciatrice: SOLE VINCE – The Italian Table, curata in collaborazione con Rinata Milano, studio italo-danese. Il titolo viene dal Gioco dell’Oca – “sole vince” è la frase che segna la vittoria – e l’idea era quella: il tavolo come destinazione e punto di partenza insieme, lo spazio dove cibo, design e artigianato diventano esperienza condivisa. Negli spazi di ricevimento della residenza settecentesca erano esposti oggetti di Bitossi, DePadova e altri brand selezionati, in dialogo con il contesto architettonico.
Fuori dall’ambasciata: Molteni&C portava i pezzi del duo italo-danese GamFratesi affiancati da pezzi classici. Cassina ha scelto un appartamento, arredato e visitabile come un living completo. Foscarini ha festeggiato i vent’anni della lampada Twiggy alla galleria Alice Folker. Davide Groppi ha partecipato al progetto collettivo Artistic Position in Space insieme ad Agape e altri brand europei.
Non si viene a Copenaghen per presentare o vedere le ultime novità come a Milano. Ma è un posto che vale la pena frequentare, anche per incontrare architetti locali ed emergenti che a Milano non ci vengono, anche per via dei prezzi impossibili durante la Design Week. Il punto non è il lancio. È la rete.
Un danese su quattro svilupperà un tumore della pelle prima degli 80 anni – il tasso più alto in Europa, secondo un rapporto dell’European Cancer Information System. La causa è una combinazione di fototipi chiari e cultura dell’abbronzatura, conseguita troppo spesso tramite le lampade solari.
Il problema è generazionale: i genitori applicano la crema solare ai figli, ma quando i ragazzi diventano autonomi le buone abitudini spariscono. “Come popolo abbiamo pelli particolarmente sensibili ai raggi UV. E siamo davvero appassionati di stare all’aria aperta”, dice Christine Tybring di Kræftens Bekæmpelse. “Se la tendenza continua, le prospettive non sono buone”. Un diciottenne interpellato da DR ha risposto senza imbarazzo: “Sono consapevole delle conseguenze ma preferisco godermi il sole finché sono giovane”.
Kræftens Bekæmpelse ha lanciato questa settimana una nuova campagna rivolta ai giovani. Non è la prima. Finché la tintarella resta uno status symbol, invertire la curva sarà difficile.
Il 19 aprile tre cardiologi danesi hanno consigliato su Berlingske a “tutti gli adulti” di sottoporsi a un esame del sangue specifico. Pochi giorni dopo l’appello è stato rilanciato da DR e B.T.. Era una raccomandazione autorevole, ripresa da molti media. Solo dopo è emerso che tutti e tre avevano ricevuto compensi da aziende farmaceutiche che sviluppano farmaci contro la stessa sostanza misurata dal test. Nessuno lo aveva dichiarato.
Videnskab.dk ha ricostruito una serie di episodi analoghi: un ricercatore sulla demenza che raccomandava farmaci con cui aveva legami economici; medici che elogiavano Wegovy senza dichiarare i compensi di Novo Nordisk; un intero istituto clinico dell’Università di Copenaghen in cui solo 2 ricercatori su 199 avevano dichiarato un conflitto di interessi, pur avendo tutti ricevuto compensi dall’industria farmaceutica. Una sola professoressa aveva ricevuto nel 2024 925.000 corone da 11 aziende.
Il dato strutturale: nel 2024, il 47% dei costi di ricerca nelle università danesi era coperto da finanziamenti esterni. Brian Bech Nielsen, presidente di Danske Universiteter, ha confermato l’obbligo di dichiarare i conflitti, ma ha rifiutato di commentare i casi specifici e non vede necessità di regole più stringenti. Il Medicinrådet ha invece aggiornato le proprie regole nel 2026: i membri non possono più possedere azioni nell’industria farmaceutica.
Il punto più sottovalutato: il sistema lascia alla coscienza individuale del ricercatore la decisione di dichiarare i propri interessi. Quando i media non chiedono e i ricercatori non offrono, quell’informazione non esiste. E il lettore, il paziente, il medico che prescrive ragionano su una base incompleta.
Il 7 giugno, durante Danimarca-Ucraina, Eriksen è collassato sul campo. Il suo ICD è intervenuto immediatamente. Eriksen stava bene. Ma la Danimarca, quella sera, no.
L’ICD che porta impiantato sotto la clavicola sinistra è grande come una scatola di fiammiferi. Monitora il ritmo cardiaco, corregge le aritmie con impulsi elettrici, eroga una scarica se necessario. I pazienti coscienti la descrivono come “un colpo violento al petto”. Il medico della nazionale Morten Boesen ritiene che Eriksen abbia ricevuto proprio quella scarica: si spiegherebbe perché si è toccato il petto prima di cadere. Circa 1.200 danesi all’anno ricevono un ICD. Quello che ha fatto la differenza domenica sera era già lì, sotto la pelle, pronto da cinque anni.
Il 12 giugno 2021, milioni di danesi avevano visto in diretta l’arresto cardiaco di Eriksen allo stadio Parken. Non era una notizia letta il giorno dopo. Era successo nei salotti di casa, in tempo reale. Quel tipo di esposizione lascia una traccia: quello che gli psicologi chiamano trauma vicario. Cinque anni dopo, vedere Eriksen cadere ha riattivato quella traccia. Non per debolezza. Per come funziona il sistema nervoso.
In Danimarca, 5.000 persone ogni anno subiscono un arresto cardiaco fuori dall’ospedale: quattordici al giorno, circa due sopravvivono. Il tasso di sopravvivenza si è triplicato in dieci anni, grazie ai 26.000 defibrillatori pubblici installati e all’aumento delle persone formate al massaggio cardiaco, dal 20% nel 2000 all’80% nel 2020. Ogni minuto senza rianimazione riduce le probabilità di sopravvivenza del 10%. Nel 2021, Eriksen è rimasto in arresto cardiaco per 12 minuti.
Il cardiologo Jens Cosedis Nielsen ha detto a Videnskab.dk che per la maggior parte dei pazienti con ICD lo sport è non solo possibile, ma incoraggiato. Il rischio di un nuovo episodio esiste, ma non è quantificabile. Se quella serata ha lasciato qualcosa addosso – agitazione, immagini che tornano – è una risposta normale a qualcosa di oggettivamente destabilizzante. Parlarne aiuta.
Grøn Trepart
Grøn deriva dall’antico norreno grœnn, verde, condiviso con tutte le lingue germaniche: il tedesco grün, l’inglese green. Trepart è composto da tre (tre) e part (parte), dal latino pars. Letteralmente: le tre parti, i tre attori al tavolo.
Grøn Trepart significa quindi, alla lettera: patto verde tripartito. L’accordo del 2024 tra il governo danese, le organizzazioni agricole (Landbrug & Fødevarer) e le associazioni ambientaliste (Danmarks Naturfredningsforening): ridisegnare l’uso del suolo agricolo, ridurre le emissioni di azoto e CO₂, creare nuove aree naturali. Fu considerato storico perché per la prima volta il settore agricolo accettava vincoli significativi in cambio di compensazioni economiche.
Questa settimana, il presidente di Landbrug & Fødevarer ha dichiarato che quell’accordo “non esiste più”: il nuovo governo ha aggiunto misure non previste – divieto dei pesticidi, pressione sulla produzione suina – che il settore non aveva accettato. Il governo risponde invece che “l’accordo originale è ancora in vigore”. Entrambe le posizioni sono tecnicamente difendibili. Il che significa che il problema non è risolto.
Le carte d'identità cartacee scadono il 3 agosto
Lo ripetiamo perché è importante: dal 3 agosto 2026, la carta d’identità cartacea non sarà più valida – né per viaggiare, né per identificarsi sul territorio danese. La scadenza stampata sul documento non conta più.
Se avete ancora il vecchio documento, è il momento di prenotare un appuntamento al consolato per la Carta d’Identità Elettronica (CIE). La CIE vale come documento di viaggio in tutta l’UE e serve anche per attivare lo SPID.
La CIE si richiede presso la Cancelleria Consolare di Copenaghen. I tempi di appuntamento sono molto lunghi: non aspettate.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 15 giugno ore 18:30 • Una giornata particolare – Nel decimo anniversario della morte di Ettore Scola, l’Istituto Italiano di Cultura proietta il suo capolavoro del 1977: Roma, 1938, la visita di Hitler a Mussolini, e due emarginati, Sophia Loren e Marcello Mastroianni, che si incontrano ai margini della Storia. Proiezione in italiano con sottotitoli danesi. Ingresso libero.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 19 giugno 2026, ore 20:00 • Tradimenti – da Erodoto a Totò – spettacolo teatrale scritto e interpretato da Christian Poggioni, che intreccia narrazione, poesia e musica per esplorare il tema del tradimento attraverso autori come Erodoto, Catullo, Boccaccio, Manzoni, Totò, Čechov e Karen Blixen. Poggioni, attore e regista, porta in scena un percorso tra classico e contemporaneo. Biglietti e iscrizione qui.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 25 giugno 2026, ore 18:30 • ALA, Elegia in tre atti – Concerto per pianoforte e immagini della pianista e compositrice italiana Roberta Di Mario. Lo spettacolo, articolato in tre momenti dedicati a nascita, giovinezza e maturità, intreccia musica originale e richiami alla tradizione pianistica di Bach e Chopin, proponendo un percorso tra memoria, immaginazione e crescita personale. Ingresso gratuito con registrazione qui.
Ricorda: Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); dal 4 giugno al 14 agosto
Vuoi segnalare un evento per la nostra rubrica? Scrivi alla redazione all’indirizzo settegiorniindanimarca@gmail.com.
Infantino deride l’Italia, i politici rispondono – BT racconta la gaffe del presidente FIFA Gianni Infantino, che in un’intervista alla tv brasiliana CazéTV ha ironizzato sul fallimento del calcio italiano: “Forse l’Italia si qualificherà quando ci saranno 64 squadre al Mondiale, o magari 228”. L’Italia non va ai Mondiali dal 2014. Il parlamentare Gaetano Amato ha risposto che gli italiani sono “I primi a vergognarsi del declino della nazionale”, ma che non hanno bisogno delle battute di chi dovrebbe rappresentare il calcio mondiale intero. Il Ministro dello sport Andrea Abodi ha chiesto un colloquio diretto con Infantino.
L’Italia è un parco divertimenti per ricchi – BT dedica un lungo pezzo al fenomeno dei matrimoni vip in Italia: Dua Lipa e Callum Turner a Palermo, Jeff Bezos e Lauren Sanchez a Venezia (tre giorni, Lady Gaga ed Elton John sul palco, costo stimato in centinaia di milioni di corone), Kourtney Kardashian e Travis Barker a Portofino, Kim Kardashian e Kanye West a Firenze. Nella lista c’è anche una danese: Caroline Wozniacki si è sposata in Toscana nel 2019 con tre giorni di festa e Lukas Graham a esibirsi. Ma il tono dell’articolo non è solo glamour. A Venezia centinaia di persone sono scese in piazza con striscioni (“Se puoi permetterti di affittare Venezia, puoi anche pagare le tasse”). A Palermo stessa storia: piazze centrali chiuse per i festeggiamenti, residenti furiosi. “A volte sembra che la città sia diventata un parco divertimenti”, ha detto un abitante al Guardian.
Cementir, accordo in Danimarca fino a 2,2 miliardi per la cattura della CO2. (Repubblica)
Cementir Holding accelera sul green. Accordo in Danimarca da 2,2 miliardi di euro per la cattura di CO2. (ItalyPost)
Cementir, commessa danese solleva incognite per gli analisti. (MarketScreener)
Cattura e stoccaggio carbonio: Aalborg Portland firma accordo con la Danish Energy Agency. (Il Sole 24 Ore)
Cementir, da Copenaghen “sussidio” da 2,2 miliardi. (Il Giornale)
Borsa Copenaghen: -24% Zealand Pharma, farmaco per obesità ha alti effetti collaterali. (Borsa Italiana)
Festeggiamenti ufficiali a Copenaghen per il Ponte Regina Margrethe II. (ANSA)
Il nuovo ponte Storstrøm in Danimarca lungo 4 km costruito da Itinera Tortona (gruppo Gavio). (La Stampa)
Danimarca, il nuovo super-ponte ha radici in Piemonte: treni ad alta velocità, auto e bici. (La Stampa)
La Danimarca implementa il registro digitale delle navi. (Puente de Mando)
L’azienda piemontese Itinera realizza il terzo ponte più lungo della Danimarca. (RaiNews)
Astm, in Danimarca il nuovo ponte intitolato alla regina Margherita II. (ANSA)
Il calciatore danese Christian Eriksen ha avuto di nuovo un malore in campo. (Il Post)
Eriksen: “Protetto dal defibrillatore, ora penso a stare in famiglia e giocare con i miei figli”. (Repubblica)
Calcio, paura per Eriksen: nuovo malore in campo in Danimarca-Ucraina. (Repubblica)
Il malore di Christian Eriksen durante Danimarca-Ucraina: il momento in cui si accascia a terra. (Corriere della Sera)
Eriksen rassicura i tifosi: «Sto bene, non è come nel 2021. Il pacemaker ha funzionato». (Open)
Paura in campo per Eriksen: nuovo malore durante Danimarca-Ucraina. Il medico: «È cosciente, ora analizziamo il pacemaker». Partita annullata – Il video. (Open)
Malore per Eriksen in Danimarca- Ucraina: il giocatore è cosciente. (La Stampa)
Eriksen e il defibrillatore: cosa sappiamo davvero sul nuovo malore, i dubbi e perché in Italia con ICD non si gioca. (Quotidiano Nazionale)
Eriksen rassicura tutti dopo il malore accusato durante Danimarca-Ucraina: “Il defibrillatore ha funzionato, mi sento bene”. (Eurosport)
Come funziona davvero l’ICD che protegge il cuore di Christian Eriksen in campo. (Euronews)
Parte da Copenaghen la sfida al turismo sostenibile con Destinationpay. (Il Sole 24 Ore)
Turismo che restituisce – Il viaggiatore responsabile è premiato. (Linkiesta)
Guida aggiornata a Copenhagen per non perdere i nuovi ristoranti di culto della città. (Elle Decor)
Campionato del mullet 2026 in Danimarca: le acconciature più folli. (Euronews)
Nicola Belfiore: «Il mio lavoro? Inventare mattoncini Lego che non esistono. E non uso l’AI». (Corriere della Sera)
Flos B&B Italia Group cede Louis Poulsen. (Il Sole 24 Ore)
Design, al festival di Copenhagen si rafforza la partecipazione italiana. (Il Sole 24 Ore)
Mona Tougaard con A Day With di Vogue Italia ci accompagna per le strade (e sulle acque) di Copenhagen. (Vogue)
Kinraden: l’architettura più iconica di Copenhagen diventa una collezione di gioielli unica nel suo genere. (AD Italia)
Wood for the Trees: a Copenaghen il design racconta il futuro del legno. (Interni Magazine)
Ultim’ora, dopo René Redzepi il Noma riapre e cambia chef: ecco chi guiderà il ristorante. (Reporter Gourmet)
Il Noma riapre il 5 agosto: e ci ricaschiamo tutti. (Scatti di Gusto)
Il Noma di Copenhagen riaprirà prima del previsto. (Il Post)
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