Se da un paio di anni a questa parte mi chiedeste a cosa sto giocando, più volte la mia risposta coinvolgerebbe un videogioco che non è di questa generazione. Non ho nascosto che da qualche tempo sto rispolverando videogiochi che mi ero perso al tempo: da Nights into Dreams su Sega Saturn a Metropolis Street Racer su Dreamcast; da Vanquish su Xbox 360 a Super Galaxy Mario 2 su Wii. Ma questo sono io e ciò parla delle mie abitudini e delle mie recenti riscoperte.
Quando la stessa tendenza - “preferisco giocare a videogiochi del passato” - si allarga e non riguarda poche persone ma diventa un fenomeno esteso e trasversale, mi viene però da pensare che ciò dica più del presente, che del passato. Perché il movimento di un singolo è una cosa; ma quando invece diverse persone vanno nella stessa direzione, allora sta succedendo qualcosa.
Un lungo giro per parlare della riscoperta che sta vivendo il Nintendo 3DS, console portatile che poche settimane fa ha celebrato i 15 anni dal debutto del 2011.
Rimane una console di grande successo, pur messa in ombra dall’ingombrante Nintendo DS: sono state venduti quasi 76 milioni di 3DS e 392,3 milioni di videogiochi. Più che il dato hardware è il dato software che mostra l’enorme distacco dalla generazione precedente: su Nintendo DS sono stati venduti 948,77 milioni di videogiochi.
Ma sono qui oggi a parlarvi del Nintendo 3DS non come retrospettiva - ciò l’ho fatto in una puntata di Focus, per i Patreon - bensì perché oggi, anno domini 2026, il Nintendo 3DS sta vivendo una seconda vita. E la domanda naturale è: perché?

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