Quattro giorni fa la Guardia Civil spagnola ha messo per iscritto, in un dossier di sei pagine basato su fonti aperte, che il 15 agosto potrebbe ripetersi l’assalto di massa a Ceuta già visto a fine luglio. Il rapporto — ripreso da Rtve e dal programma Mañaneros — non parla di navi, di trafficanti intercettati o di movimenti di truppe marocchine. Parla di numeri di iscritti: tra 400.000 e 422.000 persone nei gruppi Facebook, WhatsApp e Instagram monitorati, due dei quali, Migration to Ceuta Inshallah e Harraga Maroc, ne contano insieme oltre 74.000. Il documento è esplicito sui suoi limiti: il rischio è “reale”, ma la portata resta “incerta”, e tutto dipenderà dalle misure preventive del Marocco a Fnideq e sulla costa.
È la stessa logica — sorveglianza dei social prima che dei confini — con cui, secondo Reuters e AP, si era già preannunciata l’ondata di fine luglio: un adolescente marocchino ha raccontato a Reuters di essersi mosso dopo aver visto video su Instagram; un attivista per i diritti umani ha detto all’AP che i post iniziali sostenevano falsamente che il confine fosse aperto, rilanciando poi un’interpretazione distorta di una sentenza della Corte Suprema spagnola che in realtà vietava solo i respingimenti immediati di chi avesse raggiunto l’enclave a nuoto, in assenza di barriere fisiche in mare.
Il bilancio di quella prima ondata — tra 60.000 e 75.000 persone, secondo le fonti, con un numero di morti che nei resoconti oscilla tra 67 e oltre 80 — ha già prodotto conseguenze diplomatiche pesanti: l’Italia ha sospeso Schengen con la Spagna almeno fino al 15 settembre, Tajani ha evocato un rischio terrorismo, Madrid ha accusato Roma di non essere stata solidale. Fox News, citando fonti di intelligence, scrive che gruppi islamisti cercherebbero di sfruttare la crisi di confine; la voce, come altre circolate (compresa quella su un coinvolgimento di Trump e Israele), è stata verificata e respinta da un fact-check dell’AP per assenza di prove.
Il punto obliquo non è se il 15 agosto succederà qualcosa. È che la soglia di allarme di uno Stato europeo oggi si calibra su un conteggio di follower, e che la stessa opacità dei numeri — “incerto”, “non confermato”, range larghissimi come 400-422mila — viene tradotta a valle in atti concreti e asimmetrici: chiusura di frontiere Schengen, allerte terrorismo, riunioni d’urgenza dei ministri dell’Interno Ue. Tra la stima basata sull’Osint, ovvero l’analisi fonti aperte e pubbliche, e la decisione politica non c’è verifica, c’è un salto di fiducia. È l’intelligence dell’incertezza gestita come se fosse certezza operativa. E nessuno, per ora, si chiede cosa succeda se il 15 agosto non succede nulla.
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