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Hikma’s Substack · Sep 25, 2025

Hikmail settembre 2025

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Hikma Summit · Hikma’s Substack

Dopo una lunga pausa Hikmail ritorna sui vostri schermi per proporvi un’appuntamento mensile con un focus tutto nuovo!

Di puntata in puntata, la Redazione di Hikma metterà sotto la lente d’ingrandimento le relazioni che legano due Stati, per cogliere tutte le sfumature che vanno oltre la dicotomia cooperazione-rivalità.

Nella newsletter di settembre analizziamo da vicino il complesso rapporto tra Nepal e India.

Buona lettura!

MEAphotogallery via Flickr

Nepal e India: vicini inseparabili, amici complicati

Nepal e India condividono 1.751 km di confine e una storia intrecciata da secoli di cooperazione, valori comuni, tradizioni e un ricco patrimonio culturale. La guerra anglo-nepalese e il Trattato di Sugauli (1816) segnarono però un primo punto di frattura: il Nepal perse ampi territori a favore dell’India britannica, creando un’eredità di diffidenza che riaffiora ancora oggi nelle dispute di confine.

La svolta moderna arrivò con il Trattato di Pace e Amicizia del 1950, che sancì un “rapporto speciale”: frontiere aperte, diritto di residenza e lavoro reciproco insieme a un forte legame economico. Questo regime ha favorito una mobilità unica nella regione: oggi circa 6 milioni di nepalesi vivono o lavorano in India, mentre migliaia di indiani visitano ogni anno i siti religiosi del Nepal, da Pashupatinath a Lumbini.

Eppure, l’amicizia è rimasta altalenante. Le dispute a Kalapani e Lipulekh, alcuni recenti blocchi commerciali e la percezione di un’India troppo ingombrante nella politica di Kathmandu – la cosiddetta “big brother attitude” – continuano a minare la fiducia reciproca.

Confini contesi e squilibri economici mostrano la fragilità del rapporto, ma nuove intese sulle energie rinnovabili e la cooperazione spaziale indicano che i legami storici possono ancora evolvere in una relazione più stabile e cordiale.

Chi traccia i confini dell’Himalaya?

Tra le tensioni più importanti, nel 2015 all’indomani della proclamazione di una nuova costituzione nepalese, l’India decise di applicare un embargo economico in risposta alla mancata considerazione dei diritti della popolazione Madhesi. La minoranza Madhesi costituisce infatto il 20% della popolazione nepalese ed è stanziata prevalentemente al confine con l’India, paese con il quale ha forti legami. L’India avrebbe fatto molta pressione affinché le tutele per questa minoranza fossero inserite nella costituzione. Il rifiuto del Nepal avrebbe quindi avuto come risposta l’embargo economico indiano.

Un’altra questione che tutt’ora minaccia la stabilità dei rapporti tra i due paesi riguarda la regione del Kalapani, rivendicata da entrambe le parti.
Quest’area ha un’importanza strategica cruciale, poiché rappresenta un punto di congiunzione tra Nepal, India e Cina.

Nel 2019 la pubblicazione da parte dell’India di una nuova mappa, che includeva anche il Kalapani tra i propri territori, scatenò la reazione delle autorità nepalesi. Queste ultime richiesero la risoluzione della controversia attraverso “la consultazione dei documenti storici, dei fatti e delle prove” che, secondo la loro interpretazione, attribuirebbero la regione alla provincia nepalese di Sudurpashchim.

L’India, nello stesso anno, confermò invece la correttezza della propria mappa.

Destreggiarsi tra due giganti

La collocazione geografica del Nepal lo rende un importante Stato cuscinetto, offrendo pari opportunità a Cina e India di esercitare influenza sulla regione. Da sempre il Nepal cerca di bilanciare le relazioni - asimmetriche - che intrattiene con India e Cina evitando tensioni politiche e cogliendo al contempo le opportunità economiche e infrastrutturali offerte da ciascuno. Tuttavia, l’India guarda con sospetto all’influenza cinese ritenendola una minaccia ai propri interessi.

Dal 1975 in poi il volume degli investimenti cinesi in Nepal è aumentato esponenzialmente. Nel 2016, durante la visita del Primo Ministro K.P. Sharma Oli a Pechino, furono firmati importanti accordi, tra cui il Transit and Trade Agreement e l’adesione del Nepal alla Belt and Road Initiative come membro fondatore. Da allora, con progressi in infrastrutture, economia e cooperazione militare, il Nepal ha intensificato i legami con la Cina, attirando nuovi investimenti. Questo allontanamento dalla storica influenza dell’India è stato accolto favorevolmente dai partiti di sinistra. Nonostante la Cina sia diventata l’interlocutore chiave nei progetti infrastrutturali, resta il rischio che il Nepal possa diventare vittima della trappola del debito. L’India si mantiene il principale Paese da cui provengono gli investimenti diretti esteri in Nepal, continuando a monitorare attentamente gli equilibri geopolitici.

#GenZ vs Nepotismo: è rivolta in Nepal

L’8 settembre scorso, i giovani della #genz si sono rivoltati nella capitale del Nepal contro i #nepokids (i giovani nepalesi favoriti dal sistema nepotistico) ed in generale i “vecchi partiti” che dominano la scena politica dal 2006. I giovani per le strade, gli scontri con la polizia, gli incendi appiccati, il tutto è arrivato come risposta alla decisione governativa di chiudere i social network tramite i quali gli under trenta stavano denunciando la corruzione dell’élite politica nepalese. Il risentimento della giovane generazione deriva dal fatto che il sistema economico esclude il 90% della popolazione dal benessere e che ogni anno quasi l’1% della popolazione maggiorenne è costretta ad emigrare all’estero. Per fermare la rivolta ed evitare un colpo di stato militare, il governo si è dimesso e i social media sono stati riattivati. Ora la situazione, fino alle future nuove elezioni, è in mano a Karki, giurista lontana da tutti i partiti e con posizioni molto severe sulla corruzione.

Tutto questo com’è stato accolto dall’India? Nel Paese confinante la narrazione dell’intera rivolta è stata modificata da politici e giornalisti per farla sembrare una rivolta religiosa, tra chi riporta che sia stata una richiesta per avere un governo induista e chi afferma che sia invece stato un attacco alla religione Indù istigata da forze anti-Indù e Islamiste.

Concludiamo la newsletter di oggi con un pop bite più leggero che proviene proprio dalle proteste in Nepal e che ha fatto il giro dei social!

Read the original on hikmail.substack.com

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