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Di puntata in puntata, la Redazione di Hikma mette sotto la lente d’ingrandimento le relazioni che legano due Stati, per cogliere tutte le sfumature che vanno oltre la dicotomia cooperazione-rivalità.
Al centro della newsletter di novembre troviamo Russia e Transinistria, due Paesi legati da una relazione asimmetrica e un equilibrio sottile, sotto l’occhio attento della Moldavia e dell’Unione Europea.
Buona lettura!
Tra Moldavia e Russia: la Transnistria e il suo peso geopolitico
La storia della Transnistria prende forma negli ultimi anni dell’Unione Sovietica, quando le tensioni etniche e linguistiche in Moldavia iniziarono ad acuirsi. Nell’est del Paese, lungo una stretta striscia di territorio industrializzato e abitata in larga parte da russofoni, cresceva il timore che Chişinău potesse avvicinarsi troppo alla Romania e all’Europa. In questo clima, nel 1990 le autorità locali proclamarono unilateralmente la nascita della “Repubblica Moldava di Pridnestrovie”, uno Stato de facto indipendente, dotato di proprie istituzioni, governo ed esercito, ma non riconosciuto a livello internazionale.
La crisi sfociò nel conflitto armato del 1992 tra forze moldave e milizie separatiste sostenute dalla 14ª Armata russa, ancora di stanza nella regione. Il cessate il fuoco pose fine ai combattimenti, ma non risolse lo status politico del territorio: da allora la Transnistria vive in una condizione di indipendenza “congelata”, formalmente parte della Moldavia ma di fatto governata autonomamente e strettamente legata a Mosca.
La posizione geografica della Transnistria spiega gran parte del suo peso politico. Situata tra Moldavia e Ucraina, la regione funge da cuscinetto strategico per la Russia, che l’ha utilizzata per esercitare pressione su Chişinău e, dopo il 2014, anche su Kiev. Le infrastrutture industriali ed energetiche, insieme ai depositi militari sovietici presenti sul territorio, ne aumentano il valore strategico. Per Mosca, dunque, la Transnistria non è soltanto un territorio separatista, ma un avamposto geopolitico fondamentale per mantenere la propria influenza nello spazio post-sovietico.
La Repubblica di Sheriff
Negli ultimi anni la Transnistria ha catturato l’attenzione non solo per la sua posizione geografica unica, ma anche per la presenza nei campionati Europei dello Sheriff-Tiraspol, squadra di calcio nota per la vittoria contro il Real Madrid nel 2021. Dietro questo club si cela la Sheriff Ltd, ampio conglomerato fondato nei primi anni ‘90 da Viktor Gushan e Ilya Kazmaly, due ex agenti del KGB. La società è arrivata a controllare circa il 60% dell’economia transnistriana, impegnandosi in settori differenti che spaziano dalla grande distribuzione ai carburanti, dall’edilizia fino ai network di telefonia mobile passando per radio e tv.
Il dominio di Sheriff chiaramente non è limitato solo al settore economico, ma si estende anche in politica: un grande numero di parlamentari sono legati ad essa e al partito “Obnovlenie” (rinnovamento) fondato da Gushan. Le origini di questo impero non sono dovute a un colpo di fortuna, anzi, la sua ricchezza nasce dai traffici illegali di sigarette, generi alimentari ed alcol attraverso il vicino confine ucraino, in particolare per il porto di Odessa, che dista all’incirca 80 km. Inoltre, nel 2015, la controllata “Interdnestrcom”, ha ottenuto la concessione ad operare in Crimea subito dopo l’annessione da parte della Russia.
Viktor Gushan, che possiede anche la cittadinanza Russa ed Ucraina, è un fervente sostenitore dell’ideologia del “Russkij Mir” e ne favorisce l’espansione grazie anche alle iniziative sportive dello Sheriff-Tiraspol, che mirano a promuovere le relazioni Russia-Transnistria, legandosi de facto al soft-power di Mosca Questi elementi si intrecciano con la visione, sostenuta dal Cremlino e dai suoi vassalli, secondo cui i russofoni presenti in Moldavia e Ucraina facciano parte del più ampio mondo Russo.
La crisi energetica
Con la scadenza dell’accordo di transito tra Russia e Ucraina, a partire dal 1° gennaio 2025 le forniture di gas russo alla Transnistria sono state interrotte. Per anni, Tiraspol aveva ricevuto gas da Mosca gratis, che utilizzava in parte per produrre elettricità da rivendere a Chisinau. A seguito di ciò, 350.000 residenti della Transnistria si sono dunque ritrovati al freddo per più di un mese, mentre la Moldavia è stata costretta a comprare energia da altri fornitori, pagando prezzi significativamente più alti.
L’arresto delle forniture energetiche alla Transnistria ha costretto le autorità locali a scollegare le istituzioni pubbliche dai sistemi di riscaldamento, ad implementare blackouts programmati, a far operare in modalità ridotta i servizi, tra cui il trasporto pubblico e gli ospedali, nonché a prolungare le vacanze scolastiche. Ma la crisi energetica ha comportato un duro colpo anche per l’economia della regione, bloccandone le industrie energivore e facendone crollare le importazioni ed esportazioni rispettivamente del 43% e del 60%.
Tra Moldavia ed UE: la riconfigurazione degli equilibri in Transnistria
Questo evento ha avuto enormi ripercussioni geopolitiche: con una presenza militare limitata in Transnistria e un peso commerciale in calo a seguito della firma del Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA) tra la Moldavia e l’UE nel 2014, i perni dell’influenza russa nella regione separatista si reggevano sulle forniture di gas gratis e sugli aiuti fiscali e sussidi che Mosca le forniva direttamente. Come risultato della cessazione delle consegne di gas, tuttavia, la Russia ne è uscita parzialmente indebolita anche sul fronte energetico. Infatti, sebbene il governo della Transnistria abbia preferito la proposta del Cremlino a quella dell’UE per rispondere alla crisi, Mosca non sarà più in grado di fornire direttamente e gratuitamente il suo gas a Tiraspol, dovendosi invece avvalere di un intermediario e finanziare (a credito) gli acquisti di gas russo della regione separatista. Questo le permetterà di preservare la sua influenza in Transnistria, ma a costi più alti, dati il trasporto più lungo (da realizzarsi mediante il gasdotto trans-balcanico) e il maggior numero di attori coinvolti.
Proprio a causa di questi ultimi punti Tiraspol ha però dovuto fare concessioni verso la Moldavia, sul cui territorio corre il gasdotto. Per facilitare il transito del gas, Chisinau ha infatti ottenuto una serie di condizioni, tra cui il rilascio di prigionieri politici e la trasmissione di canali televisivi moldavi sul territorio della Transnistria. Queste aperture, sommate alla precedente sigla di un accordo tra l’amministrazione locale e il tandem UE-Moldavia per la consegna di aiuti economici ed energetici durante la fase più critica della crisi, e a prezzi più alti dell’energia nella regione separatista, potrebbero offrire a Bruxelles un’occasione per dimostrarsi un partner più attraente per Tiraspol rispetto a Mosca in futuro. Per farlo, però, rimane necessario agire sui legami economici e politici che permangono tra la Transnistria e la Russia.
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